L’AQUILA – Dopo la morte di Renato Nicolini, per un decennio assessore alla Cultura del Comune di Roma ma anche commissario straordinario del Teatro stabile d’Abruzzo, AbruzzoWeb ricorda la difficile opera di salvataggio del Tsa, che era a rischio chiusura dopo la prima metà degli anni Novanta, attraverso un brano scritto da Antonio Di Muzio del volume Il teatro all’Aquila – Tra Storia e Cronaca. Fatti e protagonisti da Amiternum al Tsa, di prossima pubblicazione

Un salvataggio in cui le intuizioni di Nicolini sono state decisive per evitare il baratro e, soprattutto, per arrivare, mattoncino dopo mattoncino, alla costituzione di un’autentico ente teatrale regionale.

di Antonio Di Muzio

Al Comunale andava in scena Hamlet Suite di Carmelo Bene. Era l’inizio del 1996 e il genio di Campi Salentina era tornato all’Aquila per proporre un collage di testi e musica attorno al mondo della creatura shakespeariana.

L’appuntamento teatrale era di quelli che producevano vibrazioni di attesa forti. Non stupì, infatti, il lungo applauso seguito alla “prima” di Hamlet Suite. Ci fu grande stupore per l’inconsueta commozione dell’artista, per i suoi baci lanciati a ringraziare il pubblico, per l’applauso con il quale si unì a quello lungo che non voleva finire.

Anche il prevedibile “tutto esaurito” dal 23 al 26 gennaio si era puntualmente verificato per tutte le serate e in tanti rimasero in coda tentando di acquistare un biglietto all’ultimo momento. Enrico Sconci, direttore del Museo sperimentale d’arte contemporanea, per l’occasione volle allestire la mostra intitolata Omaggio a Carmelo Bene nella stessa sala dell’ex Accademia di Belle Arti (nel 1996, appunto, sede del museo) in cui Bene aveva tenuto le sue lezioni nel 1971.

In quella sala affabulò uno stupefatto uditorio di studenti; ammutoliti dalle sue teorie su “La bagneuse de Valpincon” di Ingres (tableau vivant citato poi in “Nostra Signora dei Turchi”).

Carmelo Bene, però, fu un’oasi nel deserto teatrale aquilano. Il Tsa, infatti, era a un passo dalla chiusura.

Sul problema dei debiti intervenne l’allora sindaco, Antonio Centi. Il primo cittadino rivolse al presidente della Regione la preghiera di farsi carico d’una iniziativa presso il sistema bancario, allo scopo di assicurare al Tsa le anticipazioni di fondi con cui sopportare l’allora fase delle attività, istituzionali.

Infatti, nella prospettiva del processo di ristrutturazione del sistema teatrale abruzzese, la Regione poteva esprimere quella solidità di affidamento grazie alla quale potevano essere rese immediatamente spendibili le risorse che al Tsa erano state assegnate.

Il grido di allarme del Tsa causò la dura reazione di quasi tutte le istituzioni culturali che non volevano il “taglio” dei finanziamenti per il risanamento dello Stabile e non volevano l’accentramento delle funzioni produttive e distributive in un unico ente teatrale.

Il Tsa era accerchiato. Dopo mesi di polemiche in estate arrivava l’ennesimo cambio della guardia al Tsa.

Nicolini fu nominato commissario straordinario del Tsa, mentre il Tra non esisteva più, avendo chiuso il proprio ultimo esercizio di attività alla data del 31 ottobre 1996: lo Stabile Abruzzese riassorbì, in qualità di erede, l’intero patrimonio accumulato e la misura percentuale della contribuzione.

Tsa, Atam, Società del Teatro e della Musica “L. Barbara” hanno poi proseguito autonomamente le rispettive attività. Il 26 novembre 1996 il Tsa presentò il cartellone composto da dieci spettacoli. Fu considerato un piccolo miracolo, grazie anche all’arrivo e all’esperienza di Nicolini che riuscì a portare un po’ di luce tra le tenebre dello Stabile Aquilano.

In effetti se si pensa che la legge regionale sul Tsa era stata approvata soltanto alla fine di luglio, il cartellone di Nicolini e Navello aveva senz’altro del miracoloso. Anche perché si trattava di un cartellone completo: si andava dagli Uccelli di Aristofane del Laboratorio Teatro Settimo, allo spettacolo di Strehler con Milva che canta Brecht, all’Enrico IV di Pirandello, allo shakespeariano Mercante di Venezia con Nando Gazzolo, alla Scuola del Teatro Pubblico scritta dallo stesso Renato Nicolini e diretta da Beppe Navello.

“Se la produzione teatrale fosse in sintonia con un rinascimento della regione, l’Abruzzo trasformerebbe i suoi ritardi in fattori di sviluppo”. La lungimiranza di Nicolini fu straordinaria. Stava promuovendo il nuovo ente teatrale.

“È chiaro – disse – che il nuovo ente avrà in Pescara un suo secondo centro di produzione, mentre Teramo si è candidata a ospitare un progetto di formazione e Chieti a continuare la tradizione del Marrucino. Sono previsti soci sostenitori che ravviso in città a tradizione teatrale come Atri, Sulmona, Avezzano. E dei soci privati, giacché il denaro pubblico non basta”.

“La mia idea di teatro – scrisse Nicolini su Primafila nel febbraio 1997 – richiede un’elaborazione compromessa con l’attualità… L’autoironia non risparmia la dimensione regionale; che però è un modo per riscoprire, da un punto di vista diverso, come riflessa attraverso le facce di un cristallo, la dimensione nazionale”.

La crisi del Tsa, però, era acuta; una crisi che ne mise in forse l’esistenza, insieme alla credibilità politica e manageriale dell’allora assessore regionale alla Cultura Alberto La Barba (in quota Pdci) e Nicolini, che sul Tsa avevano scommesso in prima persona.

E la fase più drammatica di questa crisi si era avuta col declassamento del Tsa sospeso dall’elenco degli Stabili e privato di metà dei finanziamenti pubblici. Fu un momento di grande difficoltà, un’emergenza imprevista aggravata da polemiche, rivalità mai sopite, grandi contrasti. Ma fu proprio il commissario straordinario a superare lo scoglio: lo Stabile era ormai fuori dal tunnel.

A dar manforte a Nicolini c’erano Stefania Pezzopane, allora assessore ai Parchi, il nuovo direttore amministrativo Federico Fiorenza, il consulente artistico Beppe Navello, Egisto Marcucci regista di una delle coproduzioni che il Tsa mise in scena successivamente col Teatro Stabile delle Marche.

Nel 1998 Nicolini, quindi, annunciò il pareggio di bilancio del Tsa, mentre per la stagione teatrale ci fu il ritorno di Antonio Calenda con la sua Passione. Dal punto di vista politico per la costituzione del nuovo ente regionale ci fu l’adesione delle province di Chieti e Teramo, mentre Pescara non aderì.

“L’obiettivo – ribadì Nicolini – è creare nella regione un’istituzione teatrale come valore condiviso, capace di portare avanti non solo il teatro stabile, ma tutta la vita teatrale abruzzese”.

Grazie ai buoni uffici di Nicolini, la Provincia di Pescara aderì nel novembre 1997. Ma l’istituzione del nuovo ente regionale era ancora lontana. I contrari erano Comune e Provincia dell’Aquila, con a capo rispettivamente il nuovo sindaco, Biagio Tempesta, e il presidente, Palmiero Susi.

Insomma, la posizione dei due Enti aquilani per la costituzione del nuovo Tsa era puramente politica. Tutti d’accordo al nuovo teatro regionale, ma Tempesta e Susi, esponenti del centrodestra, non volevano un Tsa “occupato” dal centrosinistra.

E la goccia che fece traboccare il vaso fu la proroga del mandato commissariale proprio a Nicolini da parte della Regione guidata dal centrosinistra.

Alla fine, dopo varie guerre intestine tutte aquilane, il Tsa divenne ente regionale nel 2000 e Gigi Proietti fu nominato presidente. Nicolini si fece da parte: la missione era compiuta.

La sua idea di teatro regionale divenne realtà.