PESCARA – “Un defibrillatore e un volontario possono salvare una vita! Sostieni il Pescara con la tua presenza all’Adriatico e sostieni il volontariato”.
Questo lo slogan dell’iniziativa del Delfino Pescara e la Misericordia, in occasione di Pescara-Reggina, in programma sabato prossimo allo Stadio ‘Adriatico’.
I biglietti della gara (già in vendita) costeranno infatti 50 centesimi in più da devolvere alla sezione cittadina della Fraternita Misericordia che per suoi 25 anni organizza una competizione a cui parteciperanno tutte le associazioni di volontariato che si occupano del primo soccorso.
L’obiettivo è quello di premiare i volontari che ogni giorno gratuitamente salgono sulle ambulanze per aiutare chiunque abbia bisogno di soccorso.
Al termine della competizione, che si svolgerà presso il porto turistico al porto turistico il 4 e 5 Aprile, l’associazione vincitrice si aggiudicherà un defibrillatore che verrà acquistato dalla Pescara Calcio che ha deciso di partecipare con la Misericordia di Pescara a supporto del volontariato destinando appunto 0.50 centesimi di ogni biglietto venduto della partita Pescara Reggina.
L’iniziativa prende il via a pochi giorni dal rinvio a giudizio dei tre medici indagati per la morte del calciatore del Livorno Piermario Morosini, deceduto in campo il 14 aprile 2012.
I tre medici sono accusati proprio di non aver usato il defibrillatore in campo e sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo, come deciso dal gup di Pescara, Luca De Ninis, che ha accolto la richiesta del pm Valentina D’Agostino.
Si tratta dei medici del Livorno Manlio Porcellini, del Pescara Ernesto Sabatini e del 118 di Pescara Vito Molfese.
Morosini morì per arresto cardiaco dovuto a una cardiomiopatia aritmogena.
Il processo a carico dei tre medici è stato fissato per il 1° dicembre 2014, dinanzi al Tribunale Monocratico, giudice Nicola Colantonio.
Cardine del procedimento la perizia presentata dai consulenti nominati dal gip, Vittorio Fineschi, Francesco Della Corte e Riccardo Cappato, in cui i tre professionisti sostennero che i tre medici “dovevano usare il defibrillatore semi-automatico, disponibile quel giorno”.






