L’AQUILA – “Vi trascino in tribunale! Vaffanculo, stronzo!”.

La frase non è di uno scaricatore di porto ma di un professore universitario, Claudio Moffa, ordinario di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Teramo, che con questo elegantissimo epilogo ha terminato (senza salutare) la sua telefonata alla redazione di AbruzzoWeb.

A generare l’ira del docente il rifiuto da parte di questo giornale di correggere una frase su un articolo che lo riguardava, quello dell’incontro “Moneta di popolo” organizzato giovedì scorso da Forza Nuova.

Moffa ha contattato telefonicamente la redazione e scritto una email, non come forma di rettifica, come sarebbe stato giusto e lecito, ma solo “ai fini di correzione dell’articolo”, anzi chiedendo esplicitamente di non pubblicare i suoi aggiustamenti ma di ritoccare qua e là il pezzo.

Pezzo in cui Moffa è stato definito “ex docente” dell’ateneo teramano, un errore per cui AbruzzoWeb ha chiesto scusa e che ha provveduto a correggere immediatamente dopo la sua segnalazione.

Ma questo non era sufficiente per Moffa, che ha contestato anche la presentazione che seguiva il suo nome, che lo definiva “finito alla ribalta della cronaca per le tesi negazioniste sull’olocausto degli ebrei”.

Un’affermazione che si ritiene vera e non diffamatoria alla luce del polverone mediatico scatenato nel settembre 2010 dalla diffusione di un video da parte di Repubblica.it in cui il docente parlava di “cosiddetto Olocausto”, di “falsità di Auschwitz” e di “racconti non fedeli di sopravvissuti”.

Il “prof negazionista”, così Moffa è stato definito con una sintesi giornalistica forse troppo frettolosa ma non certo clamorosamente esagerata, sui titoli di tutti i media.

Ed ecco che quando è stato ribadito il rifiuto a togliere la frase incriminata dall’articolo di questo giornale, il prof è andato su tutte le furie, dapprima affermando che a suo dire in quel pezzo viene commesso il reato normato dall’articolo 595 del codice di procedura penale, la diffamazione a mezzo stampa.

Dopo un nuovo no alla modifica Moffa ha perso le staffe e ha bollato come “una deficiente” l’autrice dell’articolo, questo sì un bell’esempio di diffamazione.

Infine ha dato addosso anche all’interlocutore, passando agli insulti e troncando la comunicazione.

Una reazione furiosa disprezzabile, ma che non stupisce, visto che è sempre più diffuso il malcostume di considerare gli articoli pubblicati su Internet “figli di un dio minore” rispetto a quelli che escono sulla carta solo perché con un paio di clic sono modificabili.

I pezzi non si cambiano solo perché c’è scritto qualcosa che non piace, al massimo si chiede di rettificarli pubblicando una replica dell’interessato.

E Moffa, che ha rivendicato anche i suoi trascorsi di giornalista, questo dovrebbe saperlo molto bene. (alb.or.)

LA NOTA DEL PROFESSOR MOFFA

Al Direttore di Abruzzoweb
Berardino Santilli

Caro Direttore, leggo solo ora il vostro articolo a firma Arianna Iannnotti sul dibattito promosso da Forza Nuova a Chieti a cui ho partecipato il 18 gennaio scorso.

Che voi mi ricordiate come il “negazionista” a fronte non solo della specifica realtà dei fatti (non appartengo alla setta dei negazionisti e non ho mai negato i massacri e le sofferenze degli ebrei durante la II guerra mondiale, anche e soprattutto nella lezione sulla Shoah del 2010) ma anche della mia intensa e variegata attività intellettuale, pubblicistica e convegnistica degli ultimi mesi, fa parte di certo “negazionismo” giornalistico che riduce alcune persone ad un unicum sgradevole, e di cui nel vostro caso – essendo voi un web di informazione abruzzese – non capisco le origini e le eventuali finalità.

Le faccio presente al proposito che dall’estate scorsa ad oggi mi sono occupato ampiamente e continuativamente anche di guerra di Libia e di questione economica e monetaria: in iniziative accademiche – Università di Lugansk, Università di Teramo – in dibattiti pubblici a Santo Stefano del Sassanio, Teramo, Rapino, Roma, Perugia, Agnone, Assisi, alcuni dei quali sponsorizzati dai rispettivi Comuni.

Dibattiti e seminari svolti a fianco di colleghi come Bruno Amoroso, professore emerito dell’Università di Roskilde, Pietro Gargiulo Unite, Ezio Sciarra Unich, Agostino Cilardo Unior; a fianco di giuristi come Bruno Tarquini e Fortuna; giornalisti come Giulietto Chiesa, Gian Micalessin e Pino Cabras; politici come Maurizio Acerbo, Berardo Rabbuffo, Franco Caramanico…

Alcuni miei articoli in rete sono stati ripresi da decine e decine di siti, tra cui Comedonchisciotte e Lindro, fino a raggiungere più di 3.000 presenze in google…

Che c’entra tutto questo con il “negazionismo” e col problema della Shoah? Nulla,ed è dunque questa la prima notizia che le chiedo cortesemente di correggere, attraverso la mera cancellazione di “salito alla ribalta …. etc”.

La seconda informazione assolutamente infondata è che io sia ex docente dell’Università di Teramo: la prego di far cambiare la frase con “Claudio Moffa, professore ordinario di Storia delle Relazioni internazkionali all’Università di Teramo, e coordinatore del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente”. Ringraziandola per l’attenzione, distinti saluti, Claudio Moffa.

Ps. Non avendo alcuna intenzione di sollevare un polverone sulla questione, quanto sopra non voglio venga pubblicato, ma solo utilizzato a fini di correzione dell’articolo di Arianna Iannotti