L’AQUILA – “Fare la pizza gli riesce molto bene. Diciamo che in questo modo si fa perdonare per tutte le volte che è preso da mille impegni!”.

Giovane e simpatica, Michaela Pichirallo, 37 anni, è la moglie di Enrico Verini, che con i suoi 44 anni è il più giovane tra i candidati sindaco alle elezioni aquilane di maggio.

Nonostante il nome suoni poco italiano (“è stato un vezzo dei miei genitori”, dice) Michaela è romana e continua a vivere e lavorare come attuario nel settore assicurativo nella Capitale, dove insieme alla piccola Marta Viola, di soli 3 anni e mezzo, attende la ‘visita’ settimanale di Enrico, che dall’Aquila, appena può, le raggiunge.

Di questa “quotidianità in mobilità”, come la definisce ironicamente, lei però non si lamenta, e anche all’idea che da sindaco potrebbe essere ancora più ‘latitante’ non la spaventa. “Siamo pronti ad affrontare anche questo”, spiega ad AbruzzoWeb.

Come e quando vi siete conosciuti?

Non ci siamo incontrati né a Roma né all’Aquila, ma in vacanza in Puglia, nell’estate del ’96. Galeotto fu il mare, l’estate, gli amici. Ci siamo sposati nel 2006 a Roma, città della sposa, proprio come vuole la tradizione…

Ha mai pensato di trasferirsi all’Aquila?

Inizialmente sì, ma sono molto radicata a Roma, anche per lavoro. Abbiamo quindi optato per questa via di mezzo, anche perché la distanza tra le due città lo permette. Prima del terremoto le cose erano un po’ differenti: trascorrevamo molti più fine settimana all’Aquila, ora anche le amicizie e le frequentazioni si sono un po’ diradate.

Come ha preso la decisione di candidarsi a sindaco dell’Aquila, per la prima volta e in un momento così delicato e difficile?

L’ho appoggiato fin da subito. So che ci tiene moltissimo alla sua città e agli aquilani. Vive la politica da tempo quindi credo sia giusto che si metta in gioco, soprattutto in un periodo così difficile. Credo che farlo in questo preciso momento sia un atto di grande responsabilità.

Non la spaventano le difficoltà a cui andrete incontro, con gli impegni che aumenteranno e il tempo a disposizione per la famiglia che, inevitabilmente, si ridurrà?

Sono consapevole che è un enorme sacrificio. Sono sicuramente più oneri che onori e sarà un sacrificio anche per me e la piccola. Ma siamo pronti ad affrontare anche questo.

Quali sono le qualità che suo marito possiede e che potrebbero fare di lui un buon sindaco?

Enrico è il più giovane tra i candidati ed è giovane anche di testa: è propositivo, ci crede fortemente nell’idea di nuovo. È uno che rompe gli schemi.

Qualche difetto, come marito, ce l’ha?

Qualche? Ne ha parecchi! È testardo e a volte è difficile trovare un compromesso con lui. Gli posso rimproverare anche un po’ di pigrizia, diciamo che potrebbe collaborare un po’ di più e non vedere la famiglia solo come ‘riposo’. Però è bravissimo a cucinare la pizza… diciamo che si fa perdonare con quello!

E come padre com’è?

Su questo aspetto non ho nulla da rimproverargli. Adora la sua bimba e per quanto possibile riesce a essere presente. Quando è a Roma la accompagna la mattina all’asilo, la va a riprendere o la porta al parco.

Come pensa andranno queste elezioni?

Non lo so dire, è sempre un terno a lotto! Spero per lui che sia comunque un successo, lo merita davvero.