L’AQUILA – Una procedura di mediazione per transare e chiudere la vicenda ormai annosa della mai nata metropolitana di superficie dell’Aquila.
Con l’udienza già fissata il prossimo 15 maggio si riapre la storia infinita dopo quello che sembrava l’epilogo quando, il 20 marzo scorso, il Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso della società Cgrt dell’imprenditore Eliseo Iannini contro la delibera della Giunta comunale che ha detto stop al progetto datato 2001.
In quel provvedimento dell’esecutivo comunale, il numero 1 del 7 gennaio 2009, veniva disposto l’annullamento della concessione per costruire la tramvia del valore di 30 milioni di euro, mai terminata e attivata. Una vicenda che tiene banco da anni, caratterizzata da polemiche e scontri politici e anche una serie di controversie legali.
Premettendo che “si valuta ancora l’ipotesi del ricorso al Consiglio di Stato”, Massimo Manieri e Claudio Verini, legali della società realizzatrice Costruzione gestione reti tranviarie Srl, appunto Cgrt, hanno infatti presentato un’istanza all’Organismo di mediazione forense del capoluogo per proseguire, nell’ambito della controversia giudiziaria in corso al tribunale ordinario, la complicata ipotesi di una transazione del risarcimento dei danni per lo stop imposto ai lavori dal Comune dell’Aquila.
Una ipotesi di transazione perseguita per anni anche dal Comune che, nei mesi scorsi, aveva proposto all’imprenditore la somma di 6,5 milioni di euro: un’operazione sulla quale è nata anche un’inchiesta della procura della Repubblica.
“Avendo letto sui giornali che l’amministrazione vuole ancora chiudere la vicenda con una transazione, abbiamo presentato l’istanza – spiega ad AbruzzoWeb l’avvocato Manieri – Visto che il sindaco ha continuato a dire che l’intenzione del Comune è sempre e solo quella di arrivare a una definizione dei rapporti, anche in via transattiva, veniamo incontro all’ente pubblico: nel procedimento al giudice ordinario è prevista una forma ufficiale di mediazione, rimessa all’apposito organismo nominato per legge, e ci sembra la soluzione migliore per trattare alla luce del sole”.
Quello che il legale vuole ribadire è che “non c’è stata sconfitta al Tar, che non ha affatto chiuso all’ipotesi del risarcimento. Il giudice amministrativo – sottolinea – ha solo dichiarato di essere competente per l’istanza di annullamento ma non per il successivo ristoro dei danni. Ha fatto salvo, insomma, il diritto al risarcimento”.
L’istanza di mediazione propone come somma per chiuderla subito e per sempre il pagamento di 25 milioni di euro da parte del Comune, che si allinea alle prime richieste più esose di Iannini in sede Tar, richieste peraltro mai prese in considerazione dall’ente che, anche attraverso una serie di cinque perizie, prima del verdetto riteneva congruo il pagamento al massimo di 6,5 milioni.
Tra i vari pareri, oltre a quelli dei consulenti Donato Carlea e Vincenzo Cerulli Irelli, del segretario generale Carlo Pirozzolo e del responsabile unico del procedimento Carlo Cafaggi, si è aggiunto anche quello della sezione consultiva della Corte dei conti, richiesto dal Comune.
“Ripartiamo dalla quota di partenza, aspettiamo di vedere se la politica e la Giunta hanno l’effettiva intenzione di mediare – fa presente l’avvocato Manieri – Prima di limare la somma, occorre sedersi al tavolo e dichiarare formalmente la volontà di chiudere la vicenda metro con una transazione”.
Il legale interviene anche sul quesito posto da alcuni consiglieri comunali, capeggiati da Giustino Masciocco di Sinistra ecologia libertà, che, con una mozione in Consiglio, ha invitato l’amministrazione a fare un’indagine approfondita per verificare se il 40% delle opere della metropolitana di superficie sia stato finanziato dal privato Cgrt a fronte del 60% di fondi pubblici trasferito, insinuando dubbi.
“Il Comune con soldi del ministero stanziava il 60% a copertura di ciascun Sal (stato di avanzamento dei lavori, ndr) che veniva approvato – ricorda Manieri – Sono stati approvati e verificati Sal dalla direzione lavori e dal responsabile unico del procedimento: contano le opere eseguite, quello che può controllare il Comune è se le opere fossero state eseguite, e tutti i controlli fin qui hanno dato esito positivo. Iannini ha immesso il 40% in opere, l’importante è che li abbia immessi”.
Ma resta aperto anche un altro possibile filone giudiziario, quello dell’appello al secondo grado della giustizia amministrativa per contestare il verdetto del Tar. “Sull’ipotesi del Consiglio di Stato dobbiamo ancora approfondire – spiega in tal senso l’avvocato Verini – e non abbiamo scelto a livello processuale quale possa essere il prosieguo”.
“Il significato è quello di verificare se in una sede istituzionale possa trovarsi un’intesa con il Comune sulle somme dovute alla società per effetto dell’intera vicenda – aggiunge poi sulla mediazione – La nostra richiesta su spese e danni effettivamente subiti è di 25 milioni, se dovesse essere stipulata la transazione non sarà di quell’importo, ma nell’indicazione si cita l’intera somma pretesa”.






