L’AQUILA – Il boss mafioso Matteo Messina Denaro, rinchiuso al 41 bis al supercarcere dell’Aquila, dopo la cattura avvenuto dopo 30 anni di latitanza, questa mattina ha rinunciato a comparire all’udienza preliminare del procedimento “Xydi”, nel tribunale di Palermo, che ha visto coinvolti padrini e gregari della mafia agrigentina, fra cui l’avvocata Angela Porcello e il compagno Giancarlo Buggea.
La sua posizione nelle scorse udienze era stata stralciata in quanto latitante, ma oggi quando è stato chiamato all’appello, ha fatto sapere dal carcere dell’Aquila di rinunciare all’udienza e non si è presentato nella saletta delle videoconferenze.
All’indomani dell’arresto il boss aveva disertato anche l’udienza del processo che vede lui stesso imputato, davanti alla Corte d’Appello di Caltanissetta. Il legale ha chiesto il rinvio dell’udienza, poi concesso al 9 marzo prossimo.
ll processo a cui oggi non ha partecipato Messina Denaro,come riferisce Il fatto quotidiano, nasce da una indagine della Dda che portò a decine di arresti. Una tranche si è conclusa con condanne a pene comprese tra 10 mesi e 20 anni mafiosi di boss e professionisti agrigentini accusati a vario titolo di associazione mafiosa. Condannati anche un poliziotto e un agente penitenziario che rispondevano, rispettivamente, di accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreto d’ufficio. Il processo, è stato celebrato in abbreviato. L’avvocata Angela Porcello, venne condannata a 15 anni e 4 mesi per associazione mafiosa. Secondo quanto ricostruito dai pm per due anni, nell’ufficio della penalista si sarebbero tenuti summit tra i vertici delle cosche agrigentine. Rassicurati dall’avvocato, i capi dei mandamenti di Canicattì, della famiglia di Ravanusa, Favara e Licata, Simone Castello, ex fedelissimo del boss Bernardo Provenzano e il nuovo capo della Stidda, l’ergastolano Antonio Gallea, a cui i magistrati avevano concesso la semilibertà, si ritrovavano nello studio della Porcello per discutere di affari e vicende legate a Cosa nostra.
Sempre oggi si è avvalso della facoltà di non rispondere Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara che ha prestato l’identità al boss Matteo Messina Denaro. Bonafede ha scelto di restare in silenzio durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip e al pm Piero Padova. Secondo i pm sarebbe un uomo d’onore riservato, un personaggio al quale il capomafia, si sarebbe rivolto per l’acquisito del covo in cui ha abitato e della Giulietta con cui si spostava e per avere i documenti di identità falsi. I magistrati contestano a Bonafede il reato di associazione mafiosa.






