L’AQUILA – “Abbiamo già smontato punto per punto l’ordinanza di custodia cautelare”.

Interpellato da AbruzzoWeb promette battaglia Valter Biscotti, avvocato di Salvatore Parolisi, unico indagato nell’inchiesta per l’omicidio di sua moglie Carmela “Melania” Rea, alla vigilia di quello che il legale definisce “il primo, vero confronto tra accusa e difesa”: l’udienza di fronte ai giudici del tribunale del Riesame all’Aquila.

In carcere dal 20 luglio, Parolisi è accusato dell’omicidio della moglie, uccisa lo scorso 18 aprile nel bosco delle Casermette a Ripa di Civiletta (Teramo), e fino a oggi non ha mai risposto ai magistrati.  Per la ‘prima’, da quanto si è appreso il caporal maggiore dell’Esercito ha intenzione di rilasciare dichiarazioni spontanee.

Sono due i macigni che potrebbero pesare contro di lui: un falso alibi e il Dna. Quella dell’omicidio Rea è una storia dai risvolti nerissimi e, sembra, piena di segreti inconfessabili. Una storia di relazioni sordide con alcune soldatesse, tra cui la recluta Ludovica, che attendeva la separazione di Salvatore, impegnato comunque a recitare per evitare che in giro si sapesse della fragilità del matrimonio con Melania.

Secondo la versione fornita dal caporalmaggiore, quel 18 aprile sul pianoro la donna si sarebbe allontanata in cerca di un bagno, mentre il marito avrebbe continuato a far dondolare Vittoria sull’altalena.

L’alibi di Parolisi per gli inquirenti non sembra però reggere: nessuna telecamera, nessuna testimonianza circa la presenza dei coniugi e della loro figlia, la piccola Vittoria, sul pianoro di Colle San Marco il giorno dell’omicidio, ha confermato quanto detto da Parolisi.

“Ma noi siamo molto determinati nel voler dimostrare l’assoluta estraneità ai fatti del nostro assistito – conclude Biscotti, che difende il marito di Melania assieme a Nicodemo Gentile – Abbiamo smontato punto per punto l’ordinanza di custodia cautelare, in 160 pagine, la fragile accusa nei suoi confronti è crollata”.

Stando a quanto riporta questa mattina il quotidiano “Il centro” la difesa del caporalmaggiore si avvarrà di un tris di esperti, già coinvolti nei gialli dei delitti di Garlasco e via Poma.

Si tratta del medico legale Lorenzo Varetto, consulente del gip di Vigevano coinvolto nell’ambito del caso dell’omicidio di Chiara Poggi, per il quale era accusato Alberto Stasi.

Insieme a lui i legali Biscotti e Gentile si avvarranno della consulenza di Emiliano Giardina, genetista forense dell’università di Tor Vergata, di cui si sono avvalsi gli avvocati di Emiliano Brusco, fidanzato di Simonetta Cesaroni, per l’omicidio di via Poma.

Il terzo esperto contattato dalla difesa di Parolisi è Roberto Cusani, docente unviersitario di telecomunicazioni interpellato nell’ambito della scomparsa della piccola Denise Pipitone, la bambina scomparsa alcuni anni fa in Sicilia.

L’INCHIESTA

Nelle due occasioni in cui avrebbe potuto parlare, davanti ai Gip di Ascoli, prima, e di Teramo, poi, Parolisi non lo ha fatto, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Domani lo farà con i giudici del riesame ai quali i suoi legali consegneranno una lunga e dettagliata memoria difensiva, per contestare le decisioni del Gip di Teramo, Giovanni Cirillo, che ha accolto la richiesta di arresto della Procura teramana.

Due Procure e due Gip (prima Ascoli Piceno, poi Teramo, competente per territorio) sono convinti che Parolisi abbia ucciso Melania.

Divergono solo sui moventi: per i magistrati marchigiani e i Pm di Teramo avrebbe ucciso perché “pressato” dalla sua amante, Ludovica, a lasciare la moglie e a mettersi con lei; per il Gip di Teramo, invece, sarebbe entrato in un “corto circuito” determinato da un’insieme di situazioni non solo di rapporto di coppia, ma legate anche al mondo del suo lavoro.

Una frase detta da Salvatore alla sorella, e intercettata, lo inchioderebbe: “Ha pagato Melania”. Per che cosa? si chiede il Gip. Avrebbe scoperto “giri strani” (droga, sesso, messe nere) in caserma? oppure c’è dell’altro.

Per il resto, sono tutti concordi, accusa e Gip, nel ritenere Parolisi uno che ha detto bugie dall’inizio, ha negato, ha tentato di depistare le indagini.

Ci sono due “buchi” grandi come voragini nei suoi spostamenti: il 18 aprile non era sul pianoro di Colle San Marco, dove arrivò dopo l’ora della morte di Melania (come rilevato dalle celle del suo cellulare, tenuto spento sino alle 15:26, quando chiamò la moglie); il 19 c’è un’ora di buco nella quale sarebbe tornato al boschetto per sfregiare il corpo di Melania per far credere a riti macabri.

Tutte argomentazioni contestate da Biscotti e Gentile, per i quali “nelle carte dell’accusa e nell’ordinanza del Gip di Teramo vi sono tanti dati e circostanze falsati e non veritieri”.

In una lettera dal carcere di Teramo Parolisi afferma: “L’ho tradita, ma non l’ho ammazzata. Il tradimento non costituisce nessun reato, allora non mi spiego il motivo della mia permanenza qui, in carcere”.

Per i suoi legali, il caporalmaggiore “aspetta con trepidazione l’udienza, è molto caricato perché non vede l’ora di dimostrare la sua assoluta estraneità”.

Davanti ai giudici dovrà parlare, spiegare ed essere convincente almeno per uscire dal carcere.

ARTICOLI CORRELATI:

SARA’ SENTITA DAI PM L’AMICA DEL CUORE DI MELANIA