L’AQUILA – “Il Comune non è neanche lontanamente in grado di gestire una roba del genere. Inutile uscire dall’emergenza se non sei in grado di farlo”.
Questa la “sentenza” di Matteo Salvini nel commentare la situazione dei puntellamenti e della ricostruzione ferma nel corso principale di Paganica, la più popolosa frazione dell’Aquila, che è stata la prima tappa della visita che lo ha portato anche nel centro storico del capoluogo.
Una visita che è continuata nel paese e quindi in città, contrassegnata in entrambi i casi dagli strali di numerosi contestatori, definiti “simpatici disadattati” per tutta risposta.
“Il governo prenda in mano la situazione perché evidentemente il Comune dell’Aquila non è all’altezza”, ha aggiunto Salvini.
Il consigliere comunale paganichese Daniele Ferella ha fatto da guida nella visita alla frazione, spiegando la situazione, e Salvini ha fatto anche alcune foto agli edifici puntellati con il suo tablet.
“Il corso sarà l’ultima parte a partire con la ricostruzione, in questi vicoli come negli anni Sessanta si vedevano gli anziani seduti, ma oggi non c’è più speranza”, ha detto Ferella.
Molto sorpreso Salvini quando il segretario regionale del suo partito, il senatore Paolo Arrigoni, gli ha spiegato che “alcuni professionisti hanno in mano oltre 700 progetti”. “Eh la Madonna, quante vite ci mettono!”, ha esclamato con una tipica espressione lombarda.
Alla Villa comunale di Paganica, come si vede nel video di AbruzzoWeb, Salvini ha potuto ascoltare le testimonianze dei subappaltatori Pierluigi Buoncompagno (falegname) e Paolo Bergamotto (elettricista), bloccati da una circolare e in forte crisi, e gli allevatori Paolo Moro e Augusto De Paulis, che hanno lamentato la concorrenza sleale di latte di provenienza estera in vendita anche a 40 centesimi al litro, troppo basso per le aziende del territorio.
Mentre faceva un comizio per la folla su una panchina della Villa, Salvini è stato contestato da un cittadino, “vieni qui a fare lo sciacallo con la felpa l’Aquila ma hai detto che siamo dei terroni, vergognati!”.
Uguali contestazioni ci sono state anche nel cuore del capoluogo, al momento di entrare nel municipio di palazzo Fibbioni. “Salvini, L’Aquila non ti vuole”, recitava un cartello retto da alcuni cittadini, tra i quali anche esponenti dei comitati post-sisma, che hanno rivolto anche improperi al segretario leghista.
Il coordinatore provinciale aquilano Alfonso Magliocco ha detto di vedere “aria di cambiamento in questa città” mentre per il coordinatore regionale Paolo Arrigoni “esponenti del centrosinistra accusano la precedente gestione e vogliono attribuire al centrodestra le responsabilità della mancata ricostruzione, ma il centrosinistra è al governo dal 2012 e guida la Regione dal 2014”.
“NEL 2017 UN CANDIDATO SINDACO SALVINIANO”, MA IL CENTRODESTRA NON C’E’
“Spero che sarà Noi con Salvini a esprimere il candidato sindaco di centrodestra, l’anno prossimo”.
Irrompe il ciclone-Matteo Salvini nel soporifero panorama del centrodestra aquilano in questi primordi di campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative 2017, ma il resto della presunta coalizione, all’arrivo di un leader nazionale tra i più quotati, non c’è.
“A Roma si è sbagliato, qui se si sceglierà un nome autorevole ci staremo, altrimenti correremo da soli e chi ci sta ci sta”, ha precisato poi il leader leghista.
Nella movimentata tappa in centro storico all’Aquila, infarcita di contestazioni, Salvini si è sbilanciato rivendicando la paternità del candidato che sfiderà quello del centrosinistra per succedere a Massimo Cialente, andando oltre il pensiero più prudente che aveva espresso nella frazione di Paganica, prima tappa della sua visita, sul toto-sindaco.
“Una cosa per volta, sicuramente abbiam gente che sta crescendo molto bene e ci tiene alla sua città e alle sue frazioni, poi l’anno prossimo ci penseremo – aveva detto lì, smarcandosi – Forza Italia arranca? Non lo so”.
Attorno a Salvini, subito munito di felpa targata L’Aquila e con il suo nome, realizzata in loco, c’era con gli stessi paramenti la pattuglia di consiglieri eletti nel 2012 nello schieramento L’Aquila città aperta di Giorgio De Matteis e poi divenuti salviniani in corso d’opera.
Tra questi il capogruppo, Emanuele Imprudente, e i colleghi d’aula Daniele Ferella, che ha funto da “cicerone” a Paganica, e Luigi D’Eramo. Con loro il coordinatore provinciale aquilano Alfonso Magliocco, ex Pdl.
Dei vertici del partito abruzzese, l’attuale responsabile, il senatore Paolo Arrigoni, nominato a commissariarlo dopo la defenestrazione di Simone Angelosante.
Ma nessun altro del centrodestra, come d’altronde avvenuto quando sono giunti esponenti nazionali di altri partiti come Federica Chiavaroli del Nuovo centro destra: a riprova che si ragiona per partiti e non per coalizione e un po’ tutti si sentono candidati sindaco.
A omaggiare Salvini anche Ennio Molina, storico esponente aquilano della Lega Nord, che ha mostrato alcuni volantini e materiali elettorali risalenti agli anni Novanta e perfino una bandierina con i loghi della Padania.
Salvini, in quel momento pressato dalla folla, ha preso un flyer d’epoca e ha ringraziato ma senza prestarci più di tanto attenzione.
“IL PD VOLEVA GESTIRE TUTTO, APPALTI E SUBAPPALTI”
“Se ci sono centinaia di progetti fermi non si può pensare che un solo Comune prenda in mano il destino di 50-60 frazioni. Evidentemente hanno sbagliato a valutare. Probabilmente, qualcuno, penso al Pd, pensava di poter gestire tutto lui, appalti, subappalti e subappalti dei subappalti”, ha accusato.
“Non sono in grado di farlo, quindi, ci vuole un intervento nazionale per sbloccare situazioni ferme da anni – ha rimarcato Salvini – Se è vero che se ci sono un sacco di soldi, ma non esamini i progetti e non fai partire i lavori, quei soldi rimangono nel cassetto. Anzi, cornuti e mazziati”.
Ai cronisti ha spiegato che “è mio dovere essere qua per ricordare a chi governa che c’è ancora tanta gente senza casa, senza futuro e senza negozi. Non entro nelle polemiche su chi doveva fare e cosa doveva fare. So che, dopo sette anni – ha osservato – non è possibile che ci siano ancora delle frazioni che non hanno avuto ancora una lira di investimento”.
“COMMISSIONE D’INCHIESTA SI’, MA PER IL DOMANI”
“Del passato mi interessa relativamente. L’Italia muore di commissioni di inchiesta. Vorrei che ci fosse una commissione per il domani, non per vedere di chi è stata la colpa di ieri perché qua, a furia di guardare al passato, non andiamo avanti”.
Lo ha detto il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, nel corso della conferenza stampa tenuta stamani all’Aquila per fare il punto sulla ricostruzione post-terremoto a sette anni dal tragico sisma.
“Oggi ho incontrato tantissime persone per bene: parroci, mamme, insegnanti, artigiani. È una vergogna – ha affermato Salvini – che dall’inizio di quest’anno non lavorino per la ricostruzione gli artigiani di questa città perché qualcuno a Roma o in Comune ha deciso di privilegiare le grandi aziende che arrivano da altre parti. L’Aquila deve essere ricostruita con la gente del posto”.
Secondo Salvini “è indegno di un Paese civile che a 7 anni dal terremoto ci sia gente che vive fuori di casa mentre qua qualcuno si preoccupa di chi arriva. Ora – ha detto senza mezzi termini il leader della Lega – io mi incazzo come una bestia per il fatto che ci siano aquilani ed emiliani fuori di casa loro dopo anni dal terremoto e ci sia tutto per chi sbarca domani mattina a Lampedusa”.
“SAREMO DISPONIBILI IN COMUNE E IN PARLAMENTO”
“La mia presenza qua vuole risolvere qualcosa. Se possiamo essere utili in Comune come al Parlamento, alla Regione Abruzzo come al Governo, noi ci siamo”, ha promesso poi Salvini.
“Non ci interessano i diversi colori politici, le beghe politiche, non mi interessa litigare. Mi interesserebbe che riaprisse qualche negozio sul viale centrale dell’Aquila, che i bimbi delle fazioni potessero giocare a pallone sotto casa loro senza farsi chilometri, mi interesserebbe che tornasse ad esserci un tessuto sociale dove i giovani non siano costretti a scappare per lavorare in un’altra parte”, ha aggiunto oggi.
“Dico tutto questo – ha osservato il presidente di Noi con Salvini – al di là dei fronti politici: se il sindaco non ha pregiudizi e non ha parrocchie e ha quindi bisogno di aiuto, noi ci siamo. Se Renzi o Maria Elena Boschi hanno bisogno di aiuto noi ci siamo perché non è possibile che la burocrazia blocchi centinaia di progetti”.
“Quello che mi fa imbestialire – ha aggiunto il leader della Lega Nord – è sapere che ci sono i soldi, ma manca la firma da parte di istituzioni o di burocrati che non hanno voglia e tempo. Questo non esiste”.
“Il mio passaggio di oggi a L’Aquila – ha concluso Salvini – non è vacanziero ma spero che serva”.





