MONTORIO – I moduli abitativi provvisori sono a poche centinaia di metri ma la burocrazia li tiene relegati negli alberghi. Per questo alcune famiglie di sfollati del comune teramano di Montorio stanno abbandonando volontariamente le strutture ricettive per poter porre fino ad uno spreco di denaro pubblico (ogni sfollato costa alle casse della struttura per la gestione dell’emergenza circa cinquanta euro, ndr) ed avere la possibilità di non essere legate ad orari prestabiliti per i pasti, spazi risicati nei quali trascorrere le giornate.

Dopo il terremoto la Protezione civile costruì cinquantasette map, costati mediamente mille euro a metro quadrato comprese le spese per gli allacci delle utenze e ai servizi: un terzo di questi non viene utilizzato mentre dodici persone sono ospiti ancora nelle strutture ricettive ad un costo medio di circa cinquanta euro al giorno.

A bloccare il rientro negli alloggi sembra esserci ancora una volta quella burocrazia che appare, ad oggi, uno dei nemici più pericolosi della ricostruzione: dopo il terremoto del 6 aprile 2009 le cinque famiglie montoriesi hanno avuto le abitazioni principali classificate nelle categorie B o C, pertanto temporanamente inagibili.

I moduli abitativi, come spiegano dagli uffici comunali, sono destinati a quelle persone che, invece, hanno avuto la casa gravemente lesionata, categoria E, oppure con rischio di pericoli esterni, categoria F.

Per superare questa situazione d’impasse è necessario un decreto del commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi, per consentire alle famiglie ancora sfollate di poter utilizzare i Map, già pronti per essere utilizzati ed abitati.

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