L’AQUILA – “Viveteci voi con 400 euro al mese di stipendio con spese di viaggio a tuo carico per andare a fare manutenzionedi una scuola distante 100 chilometri da casa!”.
È un urlo di disperazione quella di Maria Bianchi, una delle decine di addette alle vigilanza e pulizia nelle scuole, che lavorano per la Coopservice di Reggio Emilia e che oggi hanno assediato il palazzo dell’Ufficio scolastico regionale, all’Aquila, arrivando ad incatenarsi all’ingresso.
Le rappresentanze sindacali sono poi stati ricevuti dal direttore amministrativo del’Ufficio scolastico d’Abruzzo, Massimiliano Nardocci, con il quale è stata decisa la convocazione di un tavolo al tre entro la settimana, probabilmente giovedì 2 ottobre, tra azienda, sindacati e ufficio scolastico.
Una vertenza che però per ora non trova soluzione, quella che riguarda 450 soci lavoratori della Coopservice, che è subentrata nel febbraio 2014 nella gestione del servizio pulizia e vigilanza di numerose scuole in provincia di L’Aquila, Chieti e Pescara, riducendo però le ore lavorative, anche ad appena 6 ore settimanali, un’ora al giorno, “impossibile per sopravvivere”, visto che molti dei dipendenti hanno un’età superiore ai 50 anni, cosa che non consente loro di trovare facilmente altri lavori part time.
La soluzione sembrava essere il progetto Scuolebelle, che il ministero dell’Istruzione ha finanziato con 150 milioni di euro e che anche in Abruzzo ha messo a disposizione quasi 17 milioni, per fare interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale nelle scuole.
E per consentire alle cooperative, come da accordi sindacali, di riportare, grazie ai nuovi fondi, a 35 le ore di lavoro settimanali dei suoi soci lavoratori, che hanno anche frequentato corsi di formazione per imparare a tinteggiare le scuole, fare riparazioni idrauliche ed elettriche, degli infissi, e per svolgere al meglio altri interventi di manutenzione.
“Peccato – tuona oggi il sindacalista della Cisl Davide Frigelli – per il 90 per cento delle dipendenti le ore di lavoro sono rimaste sotto le 20 ore settimanali, anche per chi ha firmato contratti a 35 ore, di fatto non rispettati. Anzi, la situazione è peggiorata, visto che le lavoratrici sono ora costrette a prestare servizio a distanze improponibili. Molte delle donne che son qui oggi protestare, d esempio. devono venire ogni giorno a L’Aquila partendo da Vasto, in provincia di Chieti, a spese loro”.
Le lavoratrici lamentano che inoltre dover dare disponibilità a fare i lavori di manutenzione durante i fine settimana e durante le festività. E che vengono spesso a conoscenza della scuola dove prestare servizio, anche la sera prima, senza avere la possibilità di organizzare la trasferta.
“Io ho un contratto a 13 ore settimanali – tuona Mariella Pasquini di Chieti – e con queste trasferte in scuole lontanissime la mia vita è diventata un inferno. Io temo che ci vogliono costringere a gettare la spugna, rendendoci la vita impossibile, umiliando la nostra professionalità che abbiamo acquisito in vent’anni di servizio”. Filippo Tronca



