L’AQUILA – Sulle schede elettorali delle regionali della primavera prossima gli abruzzesi potrebbero trovare il simbolo di Alleanza nazionale.
Per il partito che ha raccolto l’eredità del Movimento sociale italiano, attivo dal 1994 fino allo scioglimento, nel 2009, in seguito all’adesione del Popolo della libertà, la consultazione del maggio 2014 potrebbe rappresentare il primo test nazionale di rilievo dopo il ritorno sulle scene politiche.
L’ipotesi, che circola già da qualche settimana, potrebbe concretizzarsi sabato prossimo, nel corso dell’assemblea della fondazione di An, che all’ordine del giorno prevede anche la possibilità di presentare mozioni, tra cui (è certo) ci sarà quella che punta a “scongelare” il simbolo e a restituire una casa comune alle varie anime della destra, grazie anche all’immenso patrimonio immobiliare e alla liquidità di cui il sodalizio dispone.
Un’operazione che fa il paio con quella avviata con la messa in liquidazione del Pdl e la rinascita di Forza Italia e che replicherebbe lo schema delle alleanze avviate dopo la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi di 20 anni fa.
Al palazzo dell’Ergife di Roma ci saranno anche 31 abruzzesi, su un migliaio circa di soci in regola con il versamento delle quote, di cui una parte maggioritaria fortemente tentata dal ritorno alle origini, che però dovrà vedersela con quanti ritengono conclusa quell’esperienza.
Tra i primi il pescarese Roberto Petri, capo della segreteria di Ignazio La Russa ai tempi in cui l’ex colonnello di Gianfranco Fini era ministro della Difesa, componente del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo della fondazione.
Con lui la sorella Alessandra, consigliere regionale fresca di adesione al gruppo misto, il collega dell’Emiciclo Berardo Rabbuffo (Futuro e libertà), volti noti della politica nazionale come gli ex deputati Raffaele Delfino e Nicola Carlesi e l’ex assessore regionale all’Agricoltura Francesco Sciarretta.
Della squadra dovrebbe far parte anche Daniele Toto, già deputato e attuale coordinatore nazionale di Fli che, come ha scritto ieri il quotidiano La Repubblica, “si adopera per la svolta”.
Con un piede dentro la nuova An anche l’assessore regionale Giandonato Morra e il direttore del suo settore di competenza, i Trasporti, Carla Mannetti, entrambi nella Destra di Francesco Storace e tesserati della fondazione.
Sull’altro lato della barricata gli ex aennini che sono transitati nella Forza Italia versione 2.0 del Cav: il parlamentare Fabrizio Di Stefano, il vice presidente della Giunta regionale, Alfredo Castiglione, gli assessori Mauro Febbo e Gianfranco Giuliante, e il consigliere Emilio Iampieri.
Se la riunificazione delle sigle che oggi gravitano a destra di Fi dovesse concretizzarsi, An potrebbe anche fare il suo esordio in Consiglio regionale, con la formazione di un gruppo di almeno quattro persone, come conferma Petri ad AbruzzoWeb: “è una delle eventualità sul campo, il regolamento interno dell’Emiciclo lo consentirebbe”.
Ad An aderirebbero Morra, la Petri, Rabbuffo ed Emiliano Di Matteo, transitato dal Pdl in Fratelli d’Italia e oggi portavoce regionale della costituente del movimento dell’Officina di Giorgia Meloni e Guido Crosetto.
Oltre alle regionali abruzzesi, il logo di An potrebbe riaffacciarsi alle amministrative di Pescara e Teramo, i due capoluoghi di provincia interessati dal rinnovo degli organi.
“L’obiettivo – spiega Petri – è riprendere un discorso interrotto e dotare la coalizione di una gamba forte e stabile, che consentirebbe al centrodestra di confermarsi come maggioranza in Abruzzo e tornarlo a essere nel Paese”.
“Una scelta di carattere culturale e politico perché all’Italia manca una destra democratica e repubblica credibile – aggiunge – Non è un’iniziativa nostalgica, vogliamo andare oltre i vecchi schemi, puntando soprattutto su giovani e forze fresche”.
“Intanto vediamo cosa accadrà sabato poi ci muoveremo di conseguenza, nel frattempo continuiamo a lavorare nel tessere i contatti con chi crede in questo progetto”, conclude.





