CHIETI – “E’ una manovra inguardabile, non ha un euro su sanità, giovani e donne. Questa è la testimonianza che i proclami populisti cadono entrando a Palazzo Chigi, sembra una manovra scritta da Remo Gaspari“.
Un giudizio tranchant, quello del leader di Azione, Carlo Calenda, che nel giudicare la prima legge finanziaria del governo di centrodestra di Giorgia Meloni, ha tirato in ballo, in modo non certo edificante, niente meno che Remo Gaspari, il grande politico abruzzese, originario di Gissi, in provincia di Chieti, più volte ministro ed ex vice segretario nazionale della Democrazia cristiana, scomparso nel luglio 2011.
Figura politica considerata invece gigantesca da buona parte delle classi politiche abruzzesi attuali e passate, un faro e un modello di capacità e concretezza, e assieme all’aquilano Lorenzo Natali, anche lui democristiano, il volano della crescita della regione economica della regione, con la realizzazione di porti, insediamenti industriali, ospedali, compreso quello nella sua Gissi, e soprattutto dell’autostrada A24-A25.
E infatti le reazioni non si sono fatte attendere, innanzitutto per voce dello stesso figlio di Remo Gaspari, Lucio Gaspari, che ha risposto per le rime a Calenda, definendolo “ministro per caso che apre bocca e gli dà fiato”. Spiegando che, “mio padre è stato un servitore dello Stato, 10 volte deputato e 16 volte Ministro, uno degli esponenti più amati della Democrazia Cristiana, colui che ha realizzato il miracolo economico dell’ Abruzzo, Non è la prima volta che Calenda dice sciocchezze, spesso lo fa se non altro per cullare il suo ego, ma questa volta l’ha detta davvero grossa criticando con disprezzo questa manovra (dopo essersi offerto ripetutamente alla Meloni senza ottenere risultato) e insinuando una correlazione tra incompetenza e mio padre Remo. Eppure, nella sua consueta retorica, Calenda dice sempre di non voler fare polemiche né critiche ma solo proposte costruttive: peccato che alle parole, serietà vorrebbe seguissero i fatti”.
Infine: “reputo squallido insultare chi non c’è più, un vero leader questo lo sa e non si abbasserebbe mai a offendere chi non ha modo di poter controbattere. Del resto, ritengo che mio padre Remo un Calenda lo avrebbe considerato per come giustamente la sua fisionomia suggerisce: lo studente un po’ pingue, un po’ nerd, preso di mira dai compagni di classe che tra compassione e viscerale fastidio si rivolgono a lui con un simpatico scappellotto in testa”.
A scagliarsi contro il leader di Azione anche il deputato del Partito democratico Luciano D’Alfonso, ex presidente della regione Abruzzo, secondo cui Calenda da Gaspari può solo imparare
“È capitato anche che Carlo Calenda, forse avendo consumato tutti gli argomenti disponibili in un suo intervento il senato abbia scelto di prendere di mira Remo Gaspari, che non può più difendersi, assumendolo come un riferimento negativo quasi una sorta di modello di non governo. Remo Gaspare è stato ministro più volte sempre eletto deputato, grazie alle preferenze dei cittadini, arrivando ad essere il più votato d’Italia tra i candidati alla Camera dei deputati. Ora io non credo proprio che Carlo Calenda possa raccontare di essere stato il più votato e quando si è candidato in un territorio identificato, e quando ha parlato all’intero Paese”.
Levata di scudi, con la consueta e corrosiva ironia di un altro patriarca della Dc, Paolo Cirino Pomicino
“Carlo Calenda dovrebbe sapere che il grande Remo Gaspari ha svolto grandi incarichi governativi ma mai di carattere finanziario. Calenda non poteva non saperlo e il mio narcisismo mi fa capire che l’avesse con me avendo fatto per 10 anni la legge di bilancio ed aver portato per la prima volta nel 1991 un avanzo primario di 3 mila miliardi di vecchie lire dopo aver preso on carico tre anni prima un bilancio con un disavanzo di 38 mila miliardi. Pronto a confrontarmi pubblicamente con tre amichevoli suggerimenti: si porti come consulente Marattin di Italia viva, si porti dietro un blocchetto per gli appunti e prima di parlare di un vecchio democristiano si alzi in piedi e reciti il ‘mia colpa, mia massima colpa’. Per il resto pronto a servire esperienza e cultura legislativa con la solita simpatia ed amicizia”.
E intervenuto infine il presidente dell’Istituto “Giuseppe Spataro”, Tino Fortunato Di Sipio
“La stagione politica di cui sono stati protagonisti uomini come Remo Gaspari, Giuseppe Spataro, Lorenzo Natali, ha messo a disposizione delle nuove generazioni un ricco bagaglio di esperienze, metodo e conoscenze oggi più che mai utile e necessario affinché la differenza di vedute possa condurre al raggiungimento di un obiettivo comune. E’ inaccettabile l’uso superficiale di un linguaggio squilibrato, come farebbero esponenti di posizioni radicali e populiste, rivelatore di tentativi grotteschi di mascherare supponenza ed egocentrismo con il continuo richiamo a principi liberal-popolari e ad approcci moderati di derivazione cristiana”.
Alla fine Calenda si è scusato con un tweet, parlando di un ‘fraintendimento’.
Ma il polverone si era già alzato, soprattutto in Abruzzo, dopo le parole del leader di un partito centrista che in Abruzzo, in alleanza con Italia viva di Matteo Renzi, ha preso alle ultime elezioni politiche un buon 6,2%, eleggendo alla Camera il coordinatore regionale, Giulio Cesare Sottanelli, e che in Gaspari di fatto ha visto un esempio negativo di politica senza visione, attenta più al particolare che all’interesse generale.
“Abbiamo incontrato il governo non facendo la lista della spesa, ma dicendo con chiarezza quali erano per noi le priorità -, aveva spiegato il segretario di Azione -. Una delle priorità è soprattutto la sanità che sta andando a pezzi e che sarà l’emergenza del prossimo anno, ma anche i giovani e Impresa 4.0. Su tutti questi punti il governo ha deciso di non tenere conto delle nostre indicazioni e ci sta anche, ma la situazione della manovra è andata completamente fuori controllo”.
Del resto a maggio del 2021 è stato solennemente celebrato il centenario della nascita e il decennale della morte del leader Dc, in consiglio regionale, alla presenza dell’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, e del delfino di Gaspari, Licio Di Biase, più volte consigliere comunale e assessore nel Comune di Pescara prima della Dc e poi di partiti centristi. Con in prima fila, figli politici del fu ministro, come l’ex parlamentare Romeo Ricciuti, gli ex consiglieri emeriti Antonio Prospero e Antonio Norante.
Ad aver fatto da controcanto alla mitizzazione di Gaspari, è stato invero, prima ancora di Calenda, l’abruzzese Gianni Melilla, ex parlamentare del Pds e consigliere regionale dei Ds poi di Sel: “Sul piano politico lo chiamerei clientelismo diffuso e pervasivo mentre sul piano economico e della politica economica della Dc, un keinesiano casereccio”, il suo tagliente giudizio.
Per poi riconoscere però che Gaspari “ha fatto clientelismo ma non ha rubato, ha mantenuto sempre un profilo molto alto. Pure da pensionato della politica ha continuato ad interessarsi mantenendo aperta la segreteria a sue spese, anche questo fa la differenza, assoluta, rispetto alla classe dirigente attuale”. Filippo Tronca






