L’AQUILA – Riflettori puntati ieri sera su due zavorre del capoluogo abruzzese, una difficile ma momentanea, l’altra molto difficile e di lunga durata, a Porta a Porta, trasmissione di Rai1 condotta dal giornalista aquilano Bruno Vespa.
Nonostante l’emergenza neve stia interessando gran parte dell’Italia, L’Aquila e l’Abruzzo interno hanno avuto un’attenzione diversa rispetto alle altre località e regioni colpite in questi giorni dall’eccezionale ondata di maltempo.
In collegamento dal centro storico aquilano, tra neve e macerie, il sindaco, Massimo Cialente, il quale, pur con pochissimo tempo a disposizione, ha colto l’occasione per tirare in ballo l’argomento più pesante per la popolazione terremotata, la ricostruzione pesante rimasta al palo, oltre a fare il punto della situazione sul maltempo.
“Sono stato costretto a chiudere nuovamente il centro storico – ha dichiarato Cialente – sembra di essere tornati ai giorni successivi al terremoto. Alcune strutture si sono caricate con un metro di neve, non sappiamo cosa sta succedendo a quste strutture, di sicuro c’è un peggioramento delle condizioni”.
Rispondendo alla domanda dell’inviata Vittoriana Abate su come le istituzioni aquilane si stianoorganizzando in vista della seconda tornata di maltempo, Cialente ha affermato “che si muoveranno come nello scorso weeke end, quello del metro e mezzo di neve”.
“Abbiamo comunicato ai cittadini le vie percorribili – ha aggiunto il sindaco – garantiremo ancora il trasporto dei dializzati, delle persone che hanno bisogno dell’ospedale e daremo il cambio ai medici”.
“I problemi sono altri – le parole del primo cittadino – noi aquilani siamo abituati alla neve. La città è lacerata, sta perdendo la speranza e la ricostruzione è ferma. Il governo Monti ci ha detto che non ci sono soldi né per l’emergenza, né per la rticostruzione”.
“La vita all’Aquila sembra essersi fermata al 6 aprile del 2009 – ha affermato in studio Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna e della conferenza delle Regioni – vedere queste immagini doopo tre anni, dopo il ‘miracolismo’ vissuto, fa venire la pelle d’oca”.
A quel punto ha preso la parola Vespa, che ha sottolineato l’appartenenza alla città in cui è nato e cresciuto.
“Due sono le fasi – ha dichiatato il giornalista aquilano – la prima, quella dell’emergenza, è stata gestita in maniera straordinaria dalla Protezione civile, ma sulla parte della ricostruzione il governo ha sbagliato ad affidare tutto agli organi locali, uscendo in tal modo dalle proprie responsabilità. In quel momento era comprensibile, visto che gli imprenditori rivendicavano il diritto a ricostruire la loro città. Poi ci sono stati contrasti tra il sindaco e il commissario per la Ricostruzione, il presidente della Regione, Gianni Chiodi. Ora che il governo ha ripreso in mano la situazione, speriamo che si tirino fuori i soldi, perché ci sono”.
“Il problema è che si è costruito un impianto ‘io faccio L’Aquila 2 e la faccio in tempi record’, come disse l’ex premier Berlusconi – ha ribattuto Errani – ma la città è fatta del suo centro. Una signora ieri mi ha detto ‘la mia casa è la mia storia e la mia vita’, è così”.
In studio era presente, fra gli altri, il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, la quale ha annunciato che Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale, avrà “poteri commissariali. C’è bisogno di operazioni che si svolgano in maniera più rapida, più velcoe e più trasparente”.
“Mia mamma è abruzzese” ha voluto sottolineare la Cancellieri, la quale ha poi definito quella dell’Aquila “una ferita aperta, che va curata”.
Per Antonio Di Giandomenico, ex consigliere comunale, in diretta da piazza Duomo, “la città è nelle stesse condizioni del 2009. Voglio sollecitare ministri, governo e regione a collaborare. Questa neve significa ulteriore distruzione, bisogna fare subito – il monito di Di Giandomenico – fare bene e cercare di intervenire con una legge dia la certezza del finanziamento, anche con una governance che metta insieme le istituzionoi per fare scelte al di là di ogni polemica. L’ex sottosegretario Gianni Letta in questo è stato straordinario”.
Interviene anche il preside del Liceo Classico ‘Cotugno’, Angelo Mancini, candidato sindaco per l’Italia dei valori, puntando l’attenzione sulla diaspora delle generazioni più giovani, che stanno lasciando la città terremotata.
“A oggi mancano circa 2000 studenti – spiega Mancini – un’intera generazione, fondamentale per la ricostruzione, verrà a mancare. L’isolamento dei giovani c’è, ma passerà. Purtroppo, senza ricopstruzioine se ne andranno”.
C’è spazio anche per i cittadini come il signor Quaresima, che sta pagando un mutuo per una casa che non abita perché ancora inagibile.
“Ci fa paura costare allo Stato centomila euro al giorno – è il suo pensiero – e non vedere la città che ricomincia, la gente che non sta a casa”.
Nel corso del programma è andato in onda un servizio sulle zone più colpite dal maltempo, in particolare nella Marsica.
Riflettori puntati su Rendinara, paese di 980 abitanti nella Valle Roveto, letteralmente sepolto dalla neve e a rischio di nuovo isolamento in vista delle precipitazioni annunciate per le prossime ore.
“Seriamo sia finita – è la speranza di un’abitante – altrimenti non so come finirà”,
“La corrente è mancata per due notti e un giorno – racconta una donna del luogo – niente telefoni, né cellulari. Ho avuto paura. Io e mio marito siamo cardiopatici e diabetici, pensate a come siamo stati in questi giorni”.
“Ne veniva giù talmente tanta e a vento che non si vedeva nulla”, è il commento di un uomo di Rendinara, dove lavorano senza sosta militari e uomini della Protezione civile.
“Siamo preparati all’emergenza – ha detto Riccardo Cristoni, comandante del 9° reggimento alpini – se necessario, noi siamo pronti”.
Molti aiuti agli abitanti sono arrivati dalle squadre attrezzate con gli sci, capaci di raggiunger un’abitazione dove i blindati non possono arrivare. Gli alpini, invece, hanno salvato una donna con uina gamba fratturata e un’altra è stata trasportata a mano con la barella per il ricovero in ospedale.
Per Rendinara adesso c’è da scongiurare anche il pericolo di slavine.
Sul finale di trasmissione, Vespa ha fatto riferimento a una polemica dell’Italia dei valori di Chieti che ha fatto sapere di aver visto in città “un set televisivo con i militari come comparse”, come se si stesse facendo finta di lavorare per farsi riprendere dalle telecamere.
“Abbiamo chiesto al collega della Rai abruzzese Nino Germano se tutto questo fosse vero, ma ci ha risposto di no. I militari sono lì per lavorare, non c’è nessuna comparsa”, ha concluso Vespa.



