L’AQUILA – Che fine ha fatto lo “zar” delle macerie? Sono in molti a chiedersi quando verrà finalmente effettuata la nomina del soggetto attuatore delegato a organizzare la macchina della gestione dei rifiuti provenienti dai crolli e dalle demolizioni.

Il rischio è che, nel frattempo, si debbano bloccare i cantieri dove è prevista la produzione di detriti, anche di piccola entità: praticamente quasi tutti.

La figura, lo ricordiamo, è stata individuata con l’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri numero 3923, datata 18 febbraio 2011, quindi circa due mesi fa.

Con lo stesso provvedimento sono stati stabiliti, oltre ai compiti, anche i compensi per il sogetto attuatore e per il comitato di indirizzo, composto da cinque persone, che deve affiancare il commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi.

Allo “zar” vengono riconosciuti 72 mila euro annui, al comitato, complessivamente, 300 mila.

Dopo una prima fase in cui c’è stato un ballottaggio tra Sergio Basti, direttore regionale per l’Abruzzo dei Vigili del fuoco e vice commissario per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati, e Giuseppe Romano, alto dirigente dello stesso corpo, la situazione si è arenata, sembra per le perplessità dello stesso Basti ad accettare il delicato incarico.

Al momento è concreta l’ipotesi, avanzata da alcuni, che la fase di stasi che si è generata abbia delle pesanti ricadute tanto sugli interventi di demolizione e rimozione macerie ordinate dai sindaci quanto sul processo di ricostruzione, leggero o pesante che sia.

Infatti la stessa Opcm 3923 stabilisce che i soggetti beneficiari a qualsiasi titolo di finanziamenti a carico della pubblica amministrazione sono obbligati a conferire i materiali derivanti dalle operazioni edilizie presso degli scarrabili localizzati nei cantieri o in aree pubbliche.

Il trasporto di tali rifiuti è a carico dei Vigili del fuoco e delle Forze armate che, però, al momento non dispongono di uomini sufficienti e mezzi adeguati, perché al loro reperimento deve provvedere il soggetto attuatore: il classico caso di circolo vizioso.

Della questione se ne sta occupando la Struttura tecnica di missione (Stm) ed è allo studio una norma transitoria che, nelle more della nomina del soggetto attuatore, consenta la deroga alla previsione dell’Opcm 3923. (red)

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