L’AQUILA – “È da giugno che si parla di questa legge e ci dicono che sta per essere scritta con la partecipazione di tanti, ma non la vediamo. Non abbiamo bozze se non quella pubblicata a giugno da questo giornale. Per questo abbiamo iniziato un percorso di ascolto della popolazione per raccogliere proposte da portare in Consiglio”.
Così i consiglieri comunali “civici” dell’Aquila, Ettore Di Cesare di Appello per L’Aquila e Vincenzo Vittorini dell’Aquila che vogliamo, in un’intervista doppia ai microfoni di AbruzzoWeb spiegano il senso dell’evento pubblico di qualche giorno fa in cui la popolazione è stata chiamata a fornire proposte “secche, concrete” sul testo normativo che dovrebbe riscrivere le regole del gioco della ricostruzione privata post-sisma del 6 aprile 2009.
“Su ogni problematica ci è sempre stato calata dall’alto una falsa partecipazione, come quando il ministro Fabrizio Barca venne in Consiglio comunale con una legge già stilata, dove non si poteva cambiare neanche una virgola, trincerandosi dietro l’urgenza, ma così non funziona”, rivendica Vittorini.
E anche se con la maggioranza e il sindaco, Massimo Cialente, “i rapporti non sono assolutamente eccellenti”, per il consigliere Lcv “solo con l’impegno di tutti i giorni e di tanti si riuscirà a incidere per cambiare le cose. L’Aquila trova a sprazzi la sua etica della comunità ma non si può fare così – è la sottolineatura – O si sta con il sistema oppure contro, noi due cerchiamo di combattere da dentro l’istituzione, ma c’è una parte di città che non condivide le scelte di sistema che si deve far sentire. Ci saranno di sicuro altre occasioni”.
Andando alle proposte concrete, Vittorini si batte da sempre per la “sicurezza visibile e libretto del fabbricato. Su ogni fabbricato ristrutturato ci sia un cartello che mette in evidenza tutte le caratteristiche di quell’edificio – illustra – Un cartello che indichi grado di sicurezza, età, materiali di costruzione fuori da ogni palazzo. È eclatante, ma in Italia o si fa così o non cambia nulla. Resterebbero invenduti dei palazzi? Vorrebbe dire accrescere verso l’alto il livello di sicurezza e fare le cose per bene”.
Di Cesare pone l’accento sulla “ridistribuzione della ricchezza e misure per incentivare il ritorno in centro storico. Interi palazzetti che hanno ricevuto importanti indennizzi da parte dello Stato non è giusto che poi vengano affittati appartamenti e attività produttive nel mercato libero degli affitti – attacca – Bisognerebbe prevedere, magari per 10 anni, un prezzo calmierato in modo che ci sia un po’ di giustizia sociale”.
Il consigliere Apl appoggia anche una proposta in origine contenuta nella bozza stilata dall’allora sottosegretario con delega alla Ricostruzione Giovanni Legnini, poi arenata quando è divenuto vice presidente del Consiglio superiore della magistratura: “Una maggiore trasparenza e regole per la ricostruzione privata, l’obbligo assoluto per ditte e soprattutto subappaltatori dell’iscrizione alla white list tenuta dalla prefettura. I committenti sono semplici cittadini, senza strumenti per fare uno screening tra ditte”, prosegue Di Cesare.
Sui temi d’attualità, “la nomina del segretario generale del Comune, Carlo Pirozzolo, all’interim dell’ufficio speciale per la ricostruzione rimedia a errori fatti sia dal Comune che dal governo. L’amministrazione aveva diritto a 60 giorni di preavviso dalle dimissioni di Paolo Aielli – sostiene – Le avrei accettate nel giorno della nomina concertata di un nuovo direttore. Il sindaco ci aveva detto che il bando per la ricerca sarebbe uscito giovedì ma non è avvenuto. Vorremmo comunque che anche lo stipendio fosse in parte fisso e in parte variabile a seconda degli obiettivi che si raggiungono”.
Negli studi di questo giornale Vittorini parla per la prima volta della sentenza d’Appello del processo alla commissione Grandi rischi che ha assolto gli esperti condannati in primo grado per aver rassicurato gli aquilani alla vigilia del sisma, processo che lo ha visto in prima linea come parte civile dopo i gravissimi lutti che lo hanno colpito quella notte.
“C’è qualcosa di strano in questa Italia. Si stanno ribaltando sentenze che dovevano essere storiche e segno di civiltà. Negli ultimi periodi queste sentenze sono ribaltate – fa notare – Ognuno di noi può farsi un proprio pensiero, io ce l’ho dalle 3.32 di quella notte. Vi garantisco che, non entrando nel merito, continuerò e continueremo a combattere per la verità e la giustizia. Costi quel che costi”. Alberto Orsini






