L’AQUILA – Il maxi-emendamento Barca sulla ricostruzione continua a far discutere.
L’associazione Centri storici aquilani, in particolare, sostiene che l’articolo che prevede la realizzazione di piani integrati con bandi gestiti dai Comuni, “lede gravemente il diritto di proprietà e la libertà di scelta dei singoli, configura un’ipotesi di evidenza pubblica obbligatoria potenzialmente generalizzata, che rischia di alterare gli equilibri della ricostruzione e di vanificare tutto il lavoro fatto fino a oggi dai consorzi, dai proprietari, dai progettisti e dalle imprese”.
LA NOTA DELL’ASSOCIAZIONE CENTRI STORICI
L’associazione Centri storici aquilani, trasmette in allegato alla presente comunicazione gli emendamenti proposti all’art. 67 del decreto legge in corso di approvazione e intende evidenziare l’art. 67 – quater, comma 2, punto b).
La norma, in relazione alla quale auspichiamo venga accolto l’emendamento proposto dall’associazione, prevede che gli obiettivi della ricostruzione possano essere attuati mediante “programmi integrati” nei casi di particolare compromissione dell’aggregato urbano, che necessiti interventi unitari.
In tali casi il comune “previo consenso dei proprietari” può bandire un procedimento di evidenza pubblica per l’individuazione di un unico soggetto attuatore” con compiti di di progettazione e realizzazione integrata degli interventi pubblici e privati.
“In caso di mancato consenso è facoltà del comune procedere all’occupazione temporanea degli immobili”.
Tale norma, che deriva chiaramente dall’art. 7, comma 1, punto b, del decreto n. 3 del commissario Chiodi, per come è stata formulata, risulta applicabile alla generalità dei centri storici danneggiati dal sisma; si noti bene che, rispetto al decreto 3 di Chiodi, la norma prevede la “facoltà” del comune, in caso di mancato consenso dei proprietari al programma integrato di “occupare temporaneamente gli immobili”.
Poiché i centri storici danneggiati dal sisma sono tutti particolarmente compromessi e si potrebbe adeguatamente motivare la necessità di un intervento unitario, è evidente che il proprietario si vedrebbe costretto a dare il previsto consenso sotto la minaccia dell’occupazione temporanea dell’immobile.
In sostanza tale norma, che lede gravemente il diritto di proprietà e la libertà di scelta dei singoli, configura una ipotesi di evidenza pubblica obbligatoria potenzialmente generalizzata, che rischia di alterare gli equilibri della ricostruzione e di vanificare tutto il lavoro fatto fino ad oggi dai consorzi, dai proprietari, dai progettisti e dalle imprese.
È pertanto necessaria una modifica della norma che renda non coercibile il consenso dei proprietari.



