ROMA – Il leader della Lega Matteo Salvini, vicepremier e ministro alle Infrastrutture e Trasporti, ha ridisegnato i vertici del partito.

Nel corso del Consiglio federale è arrivata la nomina a vicesegretario di Roberto Vannacci, l’eurodeputato “campione di preferenze” e fresco di tessera del partito, e quella dell’eurodeputata milanese Silvia Sardone.

Il generale record di voti e la prima donna vicesegretaria della Lega. Ed entrambi nel Parlamento europeo.

Nomine che allargano la ‘corte’ dei vice – diventati 4, grazie a una modifica dello statuto approvato ad aprile – e che di fatto blindano il partito.

L’organigramma completo è stato reso noto da via Bellerio, ricordano le cariche di Alberto Di Rubba amministratore federale, Maurizio Bosatra responsabile organizzativo, Alessandro Panza responsabile del tesseramento, Stefano Locatelli responsabile degli enti locali, Armando Siri coordinatore dei dipartimenti.

Quattro ora i vicesegretari: Claudio Durigon, Silvia Sardone, Alberto Stefani e Roberto Vannacci.

Nominati anche i componenti della ‘commissione Statuto e regolamenti, il cui presidente è, come da statuto approvato al congresso di Firenze, il responsabile organizzativo Bosatra.

Nella Commissione, oltre ai quattro vicesegretari di partito, ci sono il tesoriere Di Rubba, il ministro Roberto Calderoli, l’ex vicesegretario Andrea Crippa, il senatore Andrea Paganella, Panza e Aldo Morniroli, ex sindaco di Cassano Magnago.

“Sono molto soddisfatto”, commenta Salvini.

Riguardo a Vannacci e Sardone, la loro promozione è un premio alla fedeltà: pur con carriere diversissime, entrambi sono molto vicini al ‘Capitano’. Ed è un riconoscimento delle preferenze.

Alle ultime Europee, i consensi raccolti dai due, sommati, hanno superato quota 600 mila. Certo, l’ex parà della Folgore e paladino dell’anticonformismo ha distanziato largamente la collega a Bruxelles, rivendicando da solo oltre 500 mila voti. Lei ne ha avuti 75 mila, è la seconda più votata e, da milanese e a 42 anni, vanta un radicamento in Lombardia di decenni. Anche se non ‘puro’ (è stata nelle file di Forza Italia per 12 anni), nel 2019 è passata alla Lega. Sposando le battaglie più estreme, soprattutto quelle anti immigrazione e sull’Islam.

In comune con Vannacci ha i toni tranchant ma le affinità finiscono qua. È lei stessa a ricordarlo, implicitamente, quando onorata per il nuovo incarico, sottolinea che la sua militanza politica “è sempre stata radicata nel territorio, tra la gente”. Un terreno su cui Vannacci è più debole e a evidenziarlo, tra le righe, è pure Luca Zaia: “Rispetto le scelte del segretario – dice il governatore veneto poco prima del Federale – e resto geneticamente legato al fatto che noi dobbiamo rappresentare le istanze del popolo”.

Più freddo è apparso Giancarlo Giorgetti: “Se lavorerà bene saremo soddisfatti”, è telegrafico il ministro leghista. Certo è che, secondo alcuni della vecchia guardia, l’approdo con tanto di tessera e ruolo nella Lega adesso lo rende più “controllabile”.