PESCARA – Chiedere al Parlamento di approvare una legge che riconosca il caporalato come reato non più di carattere amministrativo, ma penale.
È l’obiettivo della campagna nazionale “Stop caporalato” promossa dalla Cgil a cui la Cgil Abruzzo, la Fillea Cgil e la Flai Cgil aderiscono con un convegno che si svolgerà giovedì mattina nell’Auditorium Petruzzi a Pescara.
Nel corso dell’evento il sindacato farà le sue proposte agli attori abruzzesi, sindacati, datori di lavoro e Regione, affinché possano contribuire alla prevenzione del problema e rivolgerà un appello ai mezzi di informazione.
Sarà inoltre promossa la raccolta firme online, organizzata per far sì che la proposta di legge abbia il supporto dei cittadini.
“Il lavoro irregolare si sta diffondendo a livello regionale – hanno detto in conferenza stampa il segretario generale Fillea Cgil Abruzzo, Silvio Amicucci, e il segretario regionale Flai Cgil, Luigi Fiammata -. L’Abruzzo conosce il fenomeno del caporalato in maniera non evidentissima, ma siamo preoccupati perché la legislazione sul lavoro è molto permissiva e le imprese cercano di abbattere i costi in ogni modo”.
“Le imprese trovate con situazioni illegali – hanno aggiunto – restano al di sopra del 50% di quelle ispezionate. Questo vuol dire che ogni volta che c’è un’ispezione si trovano delle irregolarità. Il fenomeno del caporalato ha due facce: lo sfruttamento delle persone coinvolte, spesso migranti comunitari ed extracomunitati, e l’economia drogata, con la concorrenza sleale e il rischio di infiltrazioni della malavita”.
“I sindacalisti hanno inoltre sottolineato l'”esplosione della registrazione di cooperative il cui compito è quello della vendita della manodopera” e i casi in cui “il migrante acquista il posto di lavoro dal suo paese, pagando tangenti al mediatore e al datore. In materia – hanno concluso – c’é un vuoto normativo che ha reso possibile l’affermarsi di questo sistema”.
I NUMERI DEL CAPORALATO IN ABRUZZO
Nel 2010, in Abruzzo, 1.137 aziende edili erano irregolari, su un totale di 1.805 ispezionate, con 875 lavoratori irregolari, 226 lavoratori in nero e sette clandestini.
I dati, elaborati dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e relativi ai settori dell’edilizia e dell’agricoltura, sono stati presentati oggi dal segretario generale Fillea Cgil Abruzzo, Silvio Amicucci, e dal segretario regionale Flai Cgil, Luigi Fiammata, in occasione della conferenza stampa di presentazione della campagna “Stop caporalato”.
Stando all’analisi dei dati, a fronte di una diminuzione delle ispezioni, aumentano le irregolarità.
Se, infatti, nel 2008 nelle 2.172 aziende edili ispezionate c’erano 432 lavoratori irregolari, gli irregolari, nel 2010, su un totale di 1.805 ispezioni, erano 875. Situazione analoga nel settore agricolo: gli irregolari erano 200 nel 2008, su un totale di 342 ispezioni, e sono arrivati a 339 nel 2010, su un totale di 186 ispezioni.
A livello provinciale, il maggior numero di ispezioni è stato eseguito nel teramano: su 550 aziende ispezionate, 378 sono risultate irregolari, per la presenza di lavoratori irregolari, in nero. In provincia dell’Aquila, sono 296 le aziende irregolari su 479 ispezionate, in quella di Pescara 240 su 325 e in quella di Chieti 223 su 451.
Per quanto riguarda il settore agricolo, in provincia dell’Aquila oltre la metà delle aziende ispezionate (31 su 17) risulta irregolare, con 78 lavoratori irregolari, 24 in nero e cinque clandestini. Nella provincia di Chieti, su 61 aziende controllate, 27 risultano irregolari, in quella di Teramo non sono in regola 28 aziende su 81 ispezionate e in quella di Pescara quattro su 13.






