L’AQUILA – Un aquilano a gestire la complessa trattativa tra Stato e Unione europea per il salvataggio delle “banche venete”, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Con Margrethe Vestager della Commissione europea si è infatti dovuto misurare Alessandro Rivera, 46enne capo della direzione IV del Sistema Bancario e Finanziario al Mef, ministero dell’Economia. 

Un ruolo difficile, quello dell’economista, per raggiungere l’obiettivo del ministero di poter ricapitalizzare le due banche e gestire i crediti deteriorati che hanno portato allo stremo gli istituti bancari, limitando al massimo l’intervento pubblico. 

In un’intervista all’agenzia di stampa Reuters Rivera aveva fornito alcuni importanti dettagli riguardanti proprio il meccanismo della cartolarizzazione delle sofferenze, da gestire con un intervento che non comporterebbe oneri per il bilancio dello Stato.

Il nodo centrale della trattativa riguardava in ogni caso la possibilità di intervento dello stato italiano senza attendere l’ok di Bruxelles, attraverso un decreto emergenziale, per versare capitali freschi nelle casse dei due istituti di credito, coperti per 4,7 miliardi di euro dallo Stato italiano, per 1 miliardo dal fondo Atlante che aveva già versato 2,5 miliardi subito però bruciati.

Una manovra del genere avrebbe scatenato la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia: condanna conseguente, la restituzione dei 4,7 miliardi da parte delle banche, che nel frattempo, da febbraio a oggi, hanno tappato i buchi con l’emissione di obbligazioni garantite dallo Stato italiano per 10 miliardi.

L’epilogo di questi giorni, con l’ingresso in trattativa di Banca Intesa, che acquisirebbe le due banche passando davanti alle offerte avanzate da Fondi di investimento, con un costo per le casse nazionali che sfiorerebbe i 13 miliardi, e il decreto di imminente firma che manderà in liquidazione le due banche, dichiarate insolventi dalla Bce.