L’AQUILA – “Illuminiamo il centro e torniamo a ripopolarlo”.
Il grido d’aiuto, ma anche la speranza dei tanti giovani che sono rimasti a vivere all’Aquila negli anni successivi al terremoto del 6 aprile 2009, o che sono arrivati subito dopo per iniziare una vita universitaria.
L’Aquila vuole vivere e i 5 mila che hanno affollato lo Univercity party al polo di Coppito giovedì scorso lo hanno dimostrato.
Il cuore giovane della città, quello che pompa linfa vitale, è forte: tornare in centro storico si può, si deve, ma per poterlo fare è necessario creare le condizioni affinché studenti e giovani possano considerarlo ‘casa’ e viverlo in sicurezza.
L’energia dei giovani che hanno partecipato all’evento e la speranza di tutti loro è rimbalzata sulle pagine dei social network nei giorni successivi al mega party che ha segnato un pezzo di storia della città del post sisma: “Una bella serata perché ognuno stava bene con sé stesso nel luogo che ha scelto per sé, per il proprio presente e per il proprio futuro”, si legge su Facebook, “Non ho mai visto nei miei anni di università tanta di quella gente energica, spensierata, divertita e unita per una serata diversa..per una città diversa che si è trasformata!”, scrive un altro studente, e ancora “Ho messo in tasca un pugno di terra e una manciata d’erba dei prati del polo Univaq di Coppito. Tra qualche giorno mi laureo e nei momenti bui della vita che mi aspetta, in quella terra e in quell’erba ci sarà il profumo della vita. Ti amo L’Aquila”.
La spinta a ripartire arriva innanzitutto dall’università che diventa stimolo e motore “in grado di mobilitare le masse studentesche – afferma Massimo Prosperococco,vicepresidente dell’associazione Backstage Univaq che ha organizzato lo Univercity party – Bisogna ricostruire una città migliore, lasciando spazio all’ateneo che è un attore chiave. Prima del sisma era un microcosmo a parte, oggi invece si cala sul territorio e interagisce con esso. Proprio da questo si deve ripartire. Sarebbe un sogno poter organizzare un evento come quello di giovedì a Piazza Duomo il prossimo anno”.
Per tornare a rivivere il centro tuttavia, è necessario che la ricostruzione delle case “vada di pari passo con quella sociale – aggiunge – E che eventi come quello di giovedì siano realizzati nella massima sicurezza possibile”.
Ricompattare la vita sparpagliata nelle periferie del capoluogo è possibile, secondo Paolo Coccia, studente fuori sede, “basta partire dalle piccole cose come ripristinare l’illuminazione in centro che oltre ad essere deserto durante la settimana è sempre buio, soprattutto su Corso Vittorio Emanuele. Piazza Duomo è vuota e desolata e quando ci arrivi passeggiando, non puoi fare altro che tornare indietro”.
“Dateci la possibilità di poter tornare in centro – afferma Matteo Saraullo, studente fuori sede al secondo anno di dottorato – Prima c’era un’offerta di divertimento che spaziava dalla semplice serata a gambe incrociate con la chitarra alla discoteca ed il tutto in distanze tranquillamente percorribili a piedi. Ora la città ha una superficie estremamente estesa e spesso non si riesce ad uscire coi propri compagni di corso per il semplice fatto che qualcuno abita a Coppito mentre altri sono collocati alla Torretta”.
Ma gli studenti e i giovani vivono la città anche e soprattutto di giorno.
“Si vivrà meglio di prima se saranno finalmente stabilite e sancite collaborazioni tra Comune e università, se i servizi erogati dall’uno nei confronti dell’altra saranno programmati parlandosi, sentendo le mutue esigenze”.






