L’AQUILA – I dipendenti della prefettura dell’Aquila denunciano “il disagio dovuto alle decisioni vessatorie, nei loro confronti, adottate dall’amministrazione che assume decisioni che hanno come unico effetto quello di aumentare le difficoltà di chi effettivamente lavora” in centro storico tra i cantieri di ricostruzione di palazzi e sottoservizi, “con trasporti pubblici inesistenti e senza possibilità di parcheggio”.
“Gli stessi lavoratori che avevano accolto con entusiasmo la possibilità di tornare al lavorare nel centro storico della città dando il proprio apporto per rivitalizzarlo, oggi sono costretti a fare i conti con i problemi derivanti dal fatto che l’edificio che ospita la prefettura è situato all’interno dell’enorme cantiere della ricostruzione e dei sottoservizi – scrive la la Rsu della prefettura – Per arrivare in ufficio non è possibile utilizzare il servizio di trasporti pubblici perché inesistente; è quasi impossibile trovare un parcheggio; bisogna stare attenti a schivare i mezzi d’opera al lavoro nei cantieri; fare attenzione ai carichi sospesi; evitare gli scavi aperti per i sottoservizi; tentare di non inalare le polveri che si sprigionano dai lavori”.
“In questa situazione tutt’altro che idilliaca l’amministrazione invece di venire incontro ai lavoratori che comunque affrontano disagi che non hanno uguali nelle altre prefetture italiane, assume decisioni che hanno come unico effetto quello di aumentare le difficoltà di chi effettivamente lavora – aggiunge la nota – Ad esempio, i lavoratori avevano chiesto di avere a disposizione un locale dove passare la pausa pranzo obbligatoria, ma in sei piani di edificio, più il sottotetto, l’amministrazione ha ritenuto che non vi fosse un locale idoneo. Oppure, la decisione di non accogliere la richiesta formulata dai dipendenti di utilizzare il lavoro svolto in eccedenza rispetto al normale orario di 6 o 9 ore – pochi minuti regolarmente registrati con il sistema elettronico di registrazione delle presenze – per compensare le eventuali carenze e ritardi, quasi sempre dovuti ai problemi già citati”.
“Anche questa possibilità è stata negata – concludono – quei pochi minuti di lavoro effettivamente svolto vengono annullati e con una insensibilità degna della peggiore burocrazia autoreferenziale si costringono i lavoratori che devono recuperare anche solo pochi minuti di carenza a tornare al lavoro un ulteriore pomeriggio, oltre i due di normale rientro in ufficio, sopportando una volta di più tutti i disagi sopra rappresentati”.



