L’AQUILA – Tempi lunghi per la conclusione del ricorso al Tar sull’accorpamento del reparto di Medicina ospedaliera del “San Salvatore” dell’Aquila all’unità gemella universitaria, presentato da alcuni medici che si sono ribellati alla decisione del manager della Asl numero 1, Giancarlo Silveri, contro la quale hanno raccolto 7 mila firme di aquilani che si oppongono.
Nell’udienza dello scorso 4 dicembre, infatti, i giudici amministrativi hanno discusso il ricorso curato dall’avvocato Francesco Camerini, ma non hanno disposto alcun provvedimento d’urgenza, abbinando l’eventuale sospensiva di quanto imposto dal nuovo atto aziendale della Asl all’udienza di merito.
Udienza che, tuttavia, non è stata ancora fissata. E, secondo quanto si apprende dagli stessi protagonisti del ricorso, potrebbero volerci anche parecchi mesi prima che venga messa in calendario, forse un anno.
Scemano quindi le speranze di tenere separati i reparti anche perché l’unificazione è divenuta operativa dallo scorso settembre “e nessuno se n’è accorto”, come ha maliziosamente fatto notare lo stesso Silveri.
La vicenda era esplosa l’anno scorso in piena estate con la protesta dei medici di reparto, capeggiati dalla dottoressa Laura Natali, erede dei due storici primari, il nonno Giulio e il padre Gianfranco, fondatori di un reparto con 80 anni di storia che ora è definitivamente chiuso.
Ci sono state interviste, conferenze stampa con richieste di ripensamento e di dimissioni a Silveri, perfino una protesta di piazza il giorno della Perdonanza Celestiniana, mentre il Consiglio comunale ha discusso l’argomento solo lo scorso 2 settembre, approvando un ordine del giorno contro la chiusura, peraltro con numerosi strali al manager.
Il documento, però, non è mai arrivato sulla scrivania di Silveri, che ha tirato dritto per la sua strada ribadendo quanto sempre affermato, “mai meno servizi sanitari, ma una diversa articolazione organizzativa”, basata su “criteri a livello nazionale”.
Gli insorti non ci stanno e ribattono che la nuova articolazione della Medicina unica genera disservizi e confusione per gli utenti e i sanitari e promettono di continuare nella battaglia legale a dispetto dei tempi lunghi del Tar.



