L’AQUILA – Cambia colore il palazzo color melanzana ricostruito dopo il sisma del 6 aprile 2009 che aveva fatto gridare allo scandalo appunto per la sua colorazione singolare inserita nel contesto di un quartiere come Santa Maria di Farfa, nel cuore del centro storico aquilano, tanto da far minacciare l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano di non sganciare i quattrini del contributo se non dopo un cambio di tinta.

Minacce che hanno sortito effetto: si sta ritinteggiando proprio in questi giorni utilizzando una nuova palette sui toni del tortora e dell’avorio. Come d’altronde annunciato a questo giornale dai tecnici responsabili dell’opera, Roberto Arduini e Gianni Di Giovanni, che si erano giustificati spiegando come “l’effetto voluto fosse tutt’altro ma il colore scelto dalle prove, una volta messo in opera è risultato ben diverso da quello pensato”.

Nonostante l’immobile in questione non sia vincolato, il Comune e in particolare l’assessorato alla Ricostruzione, nonché i tecnici progettisti hanno operato in accordo con la Soprintendenza.

È altresì in elaborazione, sempre presso gli uffici di via Avezzano, una raccolta dati con le informazioni rilevate durante il sopralluogo (codice colore, supporto sul quale verrà fatta la tinteggiatura, colore delle modanature, marcapiano, decorazioni, tipo di infisso e chiusure verticali eccetera), utile per avere sotto controllo la “situazione colore” all’Aquila, anche per un futuro piano di manutenzione delle facciate.

L’idea è quella di una guida che, rivolgendosi ai condomini e ai tecnici, fornisca alcune informazioni di base che aiutino ad assumere le decisioni più adatte e a scegliere gli interventi più confacenti alle varie situazioni: sarà presente anche una sezione su come pulire le scritte o i segni fatti con vernici spray.

Una guida, che, spiega Fabiana Costanzi, della segreteria dell’assessorato, “non ha l’ambizione di essere un manuale tecnico ma ha lo scopo di mettere a disposizione dei proprietari di case informazioni semplici per avere più confidenza con la loro facciata e un po’ più chiari i possibili orientamenti per intervenire nella conservazione delle stesse; in definitiva, per avere qualche strumento in più per decidere meglio e per capire in tempo dove sta la soglia tra un investimento e un onere”.

La questione dei colori è da sempre una delle più dibattute nell’ambito dell’estetica della ricostruzione.

Sin dall’avvio di quella “leggera” degli edifici meno lesionati in periferia sono comparse case sgargianti, di colore blu, giallo, verde, viola, che hanno lasciato perplessi alcuni: fenomeno che era stato analizzato per AbruzzoWeb anche dal compianto psichiatra Rocco Pollice.

Un manuale di colore per evitare case pacchiane è in verità contenuto anche nel piano di ricostruzione dell’Aquila, ma nel caso di Farfa i tecnici devono esserselo evidentemente dimenticato. Alberto Orsini