L’AQUILA – “La soglia del de minimis oltre cui scatta l’aiuto di Stato va elevata innanzitutto a 500 mila euro, e inoltre va tenuto conto non del danno subito dalle singole aziende, ma dall’intera economia del territorio colpito dal sisma del 2009, un danno assolutamente non comparabile con qualsiasi agevolazione”.

Sono questi i due argomenti perorati in un’interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione europea dall’eurodeputato di Liberi e Uguali Massimo Paolucci.

Una nuova mossa nella strenua battaglia per evitare alle aziende aquilane di dover restituire al cento per cento, e con gli interessi, le tasse sospese dopo il terremoto del 6 aprile 2009, e poi ridotte del 60 per cento.

Un aiuto previsto dalla la legge 183 del 2011, ovvero dalla legge di stabilità del 2012, che però poi è stata messa in discussione da Bruxelles, in quanto si prefigurerebbe un vietatissimo e non dovuto aiuto di Stato. Ad essere coinvolte 126 aziende, ma potrebbero essere molte di più, e che dovranno far fronte al pagamento complessivo di 76 milioni di euro, cifra che si raddoppierà con gli interessi. Drammatiche sarebbero le conseguenze, anche dal punto di vista occupazionale.

Nella sua interrogazione Paolucci ricorda innanzitutto che “la Commissione ha giudicato tale misura non conforme alle norme Ue in materia di aiuti di stato per quelle aziende che superano la soglia in regime “de minimis” di euro 200 mila”, senza però tener conto di “un elemento politico centrale ovvero che l’intero cratere ha subito un danno assolutamente non comparabile con qualsiasi agevolazione si voglia considerare: migliaia di partite Iva chiuse nel campo artigiano, commerciale e professionale, migliaia di licenziamenti, spese per delocalizzazione temporanea o definitiva di molte aziende”.

Insomma, il danno va riferito all’intero sistema produttivo, e considerato una calamità a cui non si può applicare la regola del de minimis.

Ma c’è altro: è sbagliato anche fissare il tetto a 200 mila euro: “Nel periodo che va dal 2008 al 2011, nell’Unione vigeva il Temporary framework, ovvero un regime de minimis a 500 mila euro”, e per Paolucci la Commissione deve dunque ritenere che è “quest’ultimo valore ad applicarsi nel calcolo di eventuali somme da restituire al netto di ogni danno subito, considerato che la legge 183 del 2011 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 novembre del 2011 e ha avuto effetto su imposte maturate tra il 6 aprile 2009 e il 31 dicembre del 2010, ovvero in piena vigenza del temporary frame work”.

I funzionari del ministero dello Sviluppo economico a gennaio davanti ad analoghe istanze –  aumento del de minimis a 500 mila euro e lo scomputo della franchigia –  illustrate da una delegazione aquilana con in testa il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, del Partito democratico, non hanno voluto sentire ragioni, rimandando al mittente entrambe le richieste.

Pronto a dare battaglia è anche il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, Fratelli d’Italia, che  proprio ad Abruzzoweb ha ribadito che “le nostre aziende non hanno fatto altro che applicare la legge, ma visto che la trattativa bonaria non è servita a niente ora sarà battaglia. Ogni singolo atto politico e tecnico di questa vicenda sarà oggetto di valutazione e chiunque ha avuto un briciolo di responsabilità sull’intero percorso sarà chiamato a darne conto”.

Biondi ha lanciato strali “contro l’irrazionalità e la cecità di certe strutture burocratiche che prendono ordini supinamente da Bruxelles senza opporre la minima resistenza”.

 A promettere “resistenza armata” anche Apindiustria, che ribadisce che non può esistere turbativa della concorrenza e del mercato europeo in una zona devastata da un sisma”.

 E infine tante aziende sono pronte a rifarsi del salasso, chiedendo risacimenti milionari  a chi a tutti i livelli politici e amministrativi ha confezionato la polpetta avvelenata della riduzione delle tasse, che ora si scopre non era ammissibile alla luce della normativa europea.