L’AQUILA – Esplode all’Aquila la polemiche sulle tariffe record della Tari, la tassa sui rifiuti, che risulta essere tra le più alte d’Italia.
Il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale Roberto Junior Silveri mette le mani avanti, assicurando che la colpa è dell’amministrazione di centrosinistra di Massimo Cialente, e che anzi con il sindaco Pierluigi Biondi, è stata ridotta seppur di poco.
I consiglieri comunali di opposizione Angelo Mancini di L’Aquila sicurezza lavoro, e Giustino Masciocco Mdp-Articolo 1, attaccano però la maggiorana che dopo otto mesi ancora non riesce a nominare gli amministratori unici delle società municipali orami allo sbando e con i disavanzi che crescono, a causa della “lotta per le poltrone interna alla maggioranza”.
Segnatamente L’Asm (Aquilana società multiservizi), che si occupa di igiene urbana e raccolta e smaltimento rifiuti, “conta 136 unità di personale e presenta disavanzi per 2 milioni 558 mila euro”.
Da detonatore alla polemica i dati pubblicati dal quotidiano Il Centro, secondo la quale nel 2017, all’Aquila, per una famiglia di 3 persone in 80 metri quadrati, la Tari costa 332 euro. Salassi più pesanti soltanto a Cagliari, con 453 euro e a Napoli, con 382 euro.
Ma va considerato che il fatto che il Comune dell’Aquila ha utilizzato anche il contributo governativo concesso anche per il 2017, per le mancate entrate della Tari causa sisma, senza dunque alleggerire il carico ai cittadini.
Fa poi scalpore un altro dato: all’Aquila pagano una tassa molto ridotta determinati settori del non domestico, come banche e istituti di credito. Per la loro la tariffa è di 172 euro ogni 80 metri quadri all’anno, a fronte di città come Potenza, 896 euro, Perugia, 849 euro, Napoli 755 euro e Roma 781 euro.
Super sconti a L’aquila anche per le cliniche e gli ospedali: all’Aquila pagano solo 286,08 euro ogni 80 metri quadri all’anno, mentre a Potenza, per fare un confronto pagano a 1.628,22 euro, a Torino 1.278,74 euro, Perugia 1.100,80 euro.
SILVERI: “COLPA DI CHI CI HA PRECEDUTI”
“L’amministrazione comunale dell’Aquila è già riuscita, nei primi sei mesi, ad aggredire le aliquote delle imposte locali, con un primo taglio di quasi il 10 per cento della Tari per le attività produttive e del 20 per cento della Tasi, relativamente alle attività produttive maggiormente colpite dalla crisi, ossia gli alberghi e le attività commerciali e industriali”
Questo sostiene nel merito il capogruppo di Forza Italia Roberto Junior Silveri, che aggiunge che “è stata un’operazione necessaria per l’economia locale a seguito della pesante eredità, ricevuta dalla precedente amministrazione di centrosinistra, in tema di pressione fiscale. Basti pensare che la Tari subì un incremento, nel 2016, rispetto all’ anno precedente, pari addirittura al 37 per cento circa per le utenze domestiche, riferite ad un componente, e del 17 per cento per le utenze domestiche relative agli altri componenti. L’attuale amministrazione, invece, ha bloccato gli aumenti riuscendo, anzi, a ridurre di quasi un punto percentuale la tariffa”.
Per Silveri la “vera notizia è che ‘il granello’ non solo ha rotto il sinistro meccanismo di incremento annuale delle tasse per gli aquilani, ma addirittura lo ha invertito.
MANCINI E MASCICCO: ”ASM E ALTRE SOCIETA’ ALLO SBANDO PER LOTTE PER LE POLTRONE”
Per i consiglieri di opposizione Mancini e Masciocco invece la vicenda si lega alla “drammatica situazione in cui versano le società per azioni ad intero capitale pubblico del Comune dell’Aquila e che richiedono interventi radicali ed immediati che l’amministrazione Biondi è incapace di produrre ed attuare”.
I due consiglieri ricordano infatti che l’Asm “conta 136 unità di personale e presenta disavanzi, sempre in relazione all’ultimo quinquennio, per 2 milioni 558mila euro”.
Per Asm però il sindaco Biondi, ricordano Mancini e Masciocco, “propone la cessione del 10 per cento delle quote ai Comuni viciniori, invece di incrementare la raccolta differenziata, ferma a circa il 35 per cento, effettuare interventi sul personale, dato che il 50 per cento è impiegatizio, e acquistare mezzi a norma per la raccolta dei rifiuti”.
E non va meglio per le altre società pubbliche, visto che “l’Ama, che gestisce il trasporto pubblico, conta 146 dipendenti e disavanzi, negli ultimi cinque esercizi finanziari, per complessivi 580 mila euro, il Centro turistico del Gran Sasso, che gestisce anche gli impianti di Campo Imperatore, ha 21 dipendenti e disavanzi, per il medesimo periodo, di 2 milioni 600 mila euro, oltre ad una esposizione debitoria di 4 milioni 139mila euro. L’Afm (Azienda farmaceutica municipalizzata), che gestisce i servizi farmaceutici, con 7 farmacie, e quelli pedagogici, – proseguono nell’impietosa rassegna Mancini e Masciocco – ha 76 dipendenti e presenta un utile, sempre relativo agli ultimi 5 esercizi, di soli 147mila euro. Il Sed (Servizio elaborazione dati), che garantisce i servizi informatici, ha 23 dipendenti, un utile di 473 mila 355 euro ed ha come unico cliente il Comune dell’Aquila” .
“A fronte di questa situazione gestionale – concludono i due consiglieri – che richiederebbe radicali interventi di razionalizzazione, ad esempio la costituzione di una holding, il sindaco Biondi ancora non nomina gli amministratori unici, cui conferire gli indirizzi politico–amministrativi, a causa di diatribe all’interno della maggioranza. Ai vertici delle società vi sono ancora amministratori nominati dall’ex primo cittadino, i disavanzi aumentano in maniera esponenziale e saranno sempre i cittadini a ripianare i debiti pagando le tasse. Il granello di Biondi, a quanto pare, non ha rotto il meccanismo”.




