L’AQUILA – Via le impalcature da un altro palazzo storico dell’Aquila.
Si tratta di un edificio di impianto trecentesco che fu una delle prime strutture conventuali agostiniane della città.
Il palazzo fa parte del consorzio “Casa del Padre Provinciale” il cui nome deriva da un’iscrizione incisa sull’imbotto in pietra di uno dei portali d’accesso.
L’aggregato molto ampio include una serie di edifici tra via Roma, via Coppito e via Pretatti e i lavori di restauro sono stati finanziati con un contributo di 8,5 milioni di euro.
Le stratificazioni storiche nel corso dei secoli ne hanno trasformato ed ampliato il nucleo originario.
“L’impianto conventuale è riconoscibile nei due cortili interni di cui uno particolarmente interessante, così come interessante è l’aspetto ed il riuso nel tempo della rua medievale”, spiega l’architetto Giancarlo Di Vincenzo, autore del progetto e direttore dei lavori.
Tra gli edifici che compongono l’aggregato, di particolare rilevanza storico architettonica è la facciata settecentesca di palazzo Cialente D’Ovidio, già palazzo Nardis, all’angolo tra via Roma e via Coppito, ispirato ad uno dei maggiori esempi di architettura civile aquilana, ovvero palazzo Antonelli Dragonetti De Torres in via Roio.
“Altre notevoli testimonianze artistiche e di storia aquilana sono racchiuse negli edifici che compongono l’aggregato, come i dipinti su intonaco a secco presenti nella casa natale del pittore moderno Amleto Cencioni (1906-1994) o le volte decorate a stucco di palazzo Cialente-D’Ovidio, fino ai pavimenti in mosaico alla veneziana ritrovati durante i lavori di restauro ed oggetto di un complesso intervento di salvaguardia e conservazione”, aggiunge l’architetto.
Tra gli aspetti più interessanti “la reinterpretazione del colore, che ha permesso di mettere in evidenza il prospetto su via Roma e Coppito con ritrovamenti medievali e la particolare partitura di cornici, stipiti e balconi barocchi”, spiega.
Molti i danni causati dal terremoto che ha determinato il crollo di oltre il 70 per cento delle coperture e il 60 per cento dei solai.
“Le conseguenze sono state gravi anche gli effetti sulle murature, con distacchi e ribaltamenti di interi setti, causati anche dalla notevole articolazione degli edifici e dalla loro irregolarità planimetrica”, precisa.
“I notevoli danni subiti dall’ apparato decorativo e le necessità imposte dal consolidamento sismico hanno reso necessari anche interventi complessi di restauro e conservazione di elementi artistici, sia per il recupero delle decorazioni a stucco sulle volte, che per il distacco, restauro e ricollocazione dei dipinti parietali del Cencioni, o per il recupero e la valorizzazione dei pavimenti in mosaico veneziano, su cui si sono rese necessarie delicate operazioni di recupero e reintegro delle parti mancanti o gravemente danneggiate dai crolli – conclude – Tutti gli interventi sono stati supervisionati dall’architetto D’Alò della Soprintendenza unica per L’Aquila ed il cratere, trattandosi di un edificio sottoposto a vincolo di tutela”. (m.gal)



