L’AQUILA – Dopo l’assoluzione penale dall’accusa di abuso edilizio, finirà davanti al giudice civile il caso della S-Print Srl, società cui il Comune dell’Aquila aveva bloccato con un’ordinanza i lavori di costruzione di un fabbricato nel nucleo industriale di Pile, ritenendolo abusivo e mettendo a rischio le sedi di altri enti ricollocati dopo il sisma del 6 aprile 2009, salvo poi fare marcia indietro.
Lo confermano ad AbruzzoWeb gli imprenditori coinvolti nella vicenda, specificando che “l’iter è già in corso” e che “non sono escluse richieste milionarie di risarcimento per l’anno perso”.
Una vicenda che aveva suscitato grande clamore nel capoluogo perché, a detta degli stessi imprenditori, il fabbricato è stato autorizzato con la stessa documentazione di altri edifici tirati su in quell’area dopo il sisma e quindi, se fosse stato decretato irregolare, teoricamente anche altri edifici vicini come la Cgil, la Uil o la Casa del volontariato sarebbero stati vulnerabili a ordinanze simili e in pericolo di demolizione.
Sul caso era stata aperta un’inchiesta penale per via di un esposto della società Strada dei Parchi, lì vicino passa l’autostrada A24, e con il coinvolgimento anche del Demanio, per la presenza di aree pubbliche. Imputati, oggi assolti, erano Chiara Giacco, amministratore S-Print, il padre Rodolfo Giacco, già city manager del Comune, direttore dei lavori, e Giovanni Iannini, amministratore della Ziaca Srl che si è occupata della costruzione.
Nell’ambito del procedimento, l’immobile è stato sequestrato dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, sulla scorta anche del provvedimento di sospensione lavori emesso il 2 marzo 2012 dall’Ispettorato urbanistico del Comune.
In particolare, la struttura comunale aveva contestato che il fabbricato, in acciaio e cemento armato su tre livelli, fosse stato realizzato senza il rilascio di titoli autorizzativi di qualsiasi genere. Ipotesi a cui si sono subito opposti i legali della società che hanno rimarcato la correttezza dell’iter.
In particolare, hanno documentato gli avvocati, si trattava della procedura straordinaria adottata nel 2009 dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dopo l’avallo dell’allora commissario delegato per l’emergenza sisma, Guido Bertolaso, e dell’ex prefetto del capoluogo, oggi capo della Protezione civile, Franco Gabrielli.
Gli avvocati della S-Print hanno fatto notare che il Comune stava smentendo se stesso: oltre allo stesso primo cittadino, anche il settore Edilizia del Comune aveva approvato la filiera e l’Ispettorato era stato anche informato dal Consorzio per lo sviluppo industriale dell’Aquila, attraverso una nota a fine febbraio 2012 del commissario, Lorenzo Di Marzio, sulla correttezza degli iter seguiti.
A sbloccare l’impasse tra uffici un intervento deciso del primo cittadino, furioso per l’accaduto. A questo giornale Cialente ha ammesso il “problema interno tra uffici nella lettura burocratica”, annunciando la risoluzione della vicenda.
E così è stato. L’Ispettorato urbanistico ha cambiato idea e revocato, con un’altra ordinanza, del 20 marzo 2012, il provvedimento di sospensione, dopo aver preso atto che la struttura è stata realizzata con un’autorizzazione valida.
Dopo la revoca della sospensione dei lavori, la S-Print ha impugnato gli atti e il magistrato ha emesso un provvedimento di dissequestro, tornando così la struttura nel pieno possesso dei proprietari. Da allora è passato più di un anno e il procedimento penale è arrivato a una conclusione: l’assoluzione per tutti con la formula più ampia.
Di qui l’accelerazione sul filone civile con una richiesta di danni ancora da quantificare, ma che potrebbe essere molto molto salata per le casse comunali e, quindi, per le tasche dei cittadini.



