L’AQUILA – Prosegue anche questo fine settimana la rassegna di eventi “La corte dell’arte” che accompagna la mostra “Quello che resta” dell’artista Carlo Mangolini, a cura di Simona Bartolena, con allestimento dell’architetto Marcello Deroma nella prestigiosa cornice di Palazzo Cappa Cappelli e negli spazi della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre. In programma per sabato 20 maggio, alle ore 18.00, il concerto della Corale Gran Sasso con i “Canti popolari abruzzesi e di altre regioni” e la partecipazione del poeta Filippo Crudele.

La Corale Gran Sasso, diretta dal Maestro Carlo Mantini, prendendo spunto dal tema “percorsi d’identità nei territori della memoria”, propone un programma musicale originale. Con il sostegno dei fisarmonicisti Paolo Bernabei e Nicolino Rantucci, si eseguiranno i canti più celebri della tradizione folkloristica abruzzese e aquilana, elaborati per coro dal fondatore Paolo Mantini e dallo stesso direttore Carlo Mantini, ma anche brani rappresentativi di altre regioni italiane, come il Trentino, la Sardegna, il Veneto e l’area laziale della Ciociaria.

Accanto ai canti tradizionali saranno eseguiti anche alcuni brani di Bepi De Marzi, uno degli autori più noti al mondo corale, che crea dei veri e propri quadri musicali ispirati alle bellezze della natura, alla semplicità dei sentimenti umani e alla spiritualità popolare.

In un percorso dove la musica popolare si fa arte non si può non considerare Gabriele D’Annunzio. Così verrà eseguito per la prima volta a L’Aquila il brano “Stringiti a me” di Carlo Mantini, presentato a Pescara l’11 marzo scorso nell’ambito del progetto Arca “D’Annunzio poeta e musico”.

Per questa speciale occasione la Corale Gran Sasso ospiterà un amico, il poeta aquilano Filippo Crudele, autore di numerosi testi dedicati alla montagna e alle tradizioni agropastorali, alcuni dei quali musicati da Carlo Mantini e divenuti brani di successo. Due di questi sono presentati in prima assoluta: “Te lo dico con un fiore”, autobiografico e narra l’amore per montagna, l’amore per la propria città, e sarà proprio lo stesso Filippo Crudele a declamare il testo; “Cara primavera”, che inneggia alla natura, ai suoi profumi e colori, all’amore per la vita che rinasce.

Le opere di Carlo Mangolini, curate dalla storica dell’arte Simona Bertolena, sono assemblaggi scultorei realizzati con materiali eterogenei e recuperati dall’artista in mercatini, botteghe o salvati dalla distruzione e dall’oblio. Nascono da un lavoro incessante di ricerca di tracce e di memorie del tempo trascorso, attraverso il recupero e il riuso di vecchi attrezzi e di strumenti da lavoro appartenuti ad un passato recente, laborioso e collettivo. La forza evocativa che si crea tra l’accostamento reciproco di questi oggetti, ormai inutili e privi di funzione, è ancora motrice di senso e di equilibrio: relazionati tra di loro in un  assemblaggio apparentemente casuale, sono in grado di comunicare una sospensione emotiva in continua costruzione e in costante dialogo con chi osserva.

L’opera di Mangolini non si rivolge a un osservatore passivo della rappresentazione artistica ma gli chiede di farsi parte attiva, di interagire con maniglie, chiavi, attrezzi, strutture per completarne il senso.

“La corte dell’arte” è un simposio di artisti e di musicisti che interpretano, a loro modo e con la loro sapienza, i temi del recupero, della memoria e dell’identità. L’Artista, insieme ai partecipanti, ha stilato un calendario di eventi a cadenza settimanale.