L’AQUILA – “Ruolo marginale o inesistente nello sviluppo e nella ricostruzione”, nessuna “prospettiva o idea sul ruolo del settore”.

Queste e altre le “legnate” contro l’Ateneo aquilano contenute nel rapporto dell’Ocse presentato lo scorso marzo.

Critiche al vetriolo che evidentemente non sono piaciute alla governance dell’Ateneo, che ha voluto replicare presentando un rapporto di 250 pagine contenente schede su tutte le attività fatte dal post-sisma a oggi.

Un dossier per rivendicare il ruolo di “fabbrica della conoscenza per la rinascita del territorio”, questo il titolo del documento, presentato oggi nella sede alla scuola Reiss Romoli dal rettore, Ferdinando Di Orio, dal prorettore vicario Angelo Luongo e dal prorettore per la valorizzazione economica della ricerca e il trasferimento tecnologico Marcello Alecci.

“Alcuni giudizi ingenerosi come quello del documento Ocse non corrispondono alla realtà – ha sbottato Di Orio – Il 19 ottobre 2009 è ripartito l’anno accademico, siamo stati la prima istituzione a rimettersi in piedi, e a oggi abbiamo superato di pochissimo i 26 mila studenti, dato importante”.

Secondo il rettore, “quando si parla in modo tranchant di questi aspetti bisognerebbe fare riferimento anche ai dati obiettivi. Con i miei collaboratori Luongo e Alecci abbiamo fatto un dossier di tutte le attività svolte, abbiamo dimostrato con i fatti che l’Università è in piedi”.

Luogo e Alecci hanno illustrato il dossier, spiegando che ci sono “riassunti gli elementi essenziali del lavoro e poi schede esemplificative dei progetti elaborati in tre anni dall’Università, non solo a livello di didattica e attività di ricerca e trasferimento tecnologico”.

Nel documento c’è un po’ di tutto. Un buon numero di articoli di giornale che rivendicano i successi dell’Ateneo, locandine di eventi organizzati, schede di progetto, grafici con statistiche, diapositive e tante foto.

Una gran mole di attività impilata alla quale, tuttavia, mancano un filo conduttore, un’introduzione, una disposizione logica precisa per poter dare l’idea di un dossier curato al punto da mettere in difficoltà quelli dell’Ocse. Alberto Orsini