L’AQUILA – Un lungo corteo di oltre 350 studenti ha sfilato questa mattina lungo le strade della città contro il decreto legge per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali e la riforma del lavoro del ministro Elsa Fornero.

“La piattaforma condivisa che le rappresentanze studentesche hanno messo in campo – si legge in una nota dell’Unione degli studenti – è stata una grande prova di maturità e insieme alle scuole è sceso in piazza un mare di contenuti.

“Abbiamo manifestato – spiegano gli studenti – perché vogliamo far rivivere dal basso gli spazi di democrazia delle scuole e dell’intera città, e quando sfilando, abbiamo visto i nostri concittadini che si affacciavano commossi dalle finestre per esprimere la loro solidarietà i nostri cuori si sono riempiti di gioia”.

“Vogliamo ricostruire il futuro delle nostre famiglie – sottolinea l’Uds – di tutti i soggetti in formazione, per portare la nostra generazione fuori dal buio cunicolo della precarietà. Questo è solo un passo ulteriore che compiamo insieme. L’autunno non finisce qui, e la stagione delle nostre rivendicazioni continuerà ancora inesorabilmente”.

“Scenderemo ancora in piazza – concludono gli studenti – per costruire un nostro modello di partecipazione, un nostro modello di welfare declinato nei meccanismi della formazione e dentro le scuole istituiremo dei tavoli vertenziali per una didattica innovativa e nuova, insieme ai nostri professori”.

BLOCCO STUDENTESCO: ”ANCHE NOI IN PIAZZA”

“I militanti del Blocco studentesco hanno animato e partecipato al corteo di studenti di questa mattina, cui hanno preso parte attivamente ragazzi dell’Itis Duca D’Aosta, del liceo classico Cotugno, del liceo artistico-alberghiero Muzi e di altri istituti della zona”.

Ad affermarlo sono i rappresentanti d’istituto e consulta per il Blocco studentesco, Giacomo Capannolo e Manuel  Lancia, che proseguono “contro la progressiva distruzione dell’istituzione scolastica portata avanti negli ultimi anni dalle numerose riforme sull’argomento, Il Blocco studentesco già nel mese scorso ha occupato l’Itis e si è reso protagonista di un corteo che ha visto oltre 200 studenti urlare il proprio dissenso in pieno centro storico”.
 
“Quelle di questa mattina sono le ennesime mobilitazioni di un autunno caldo a cui il movimento studentesco di Casa Pound al fianco della ‘generazione perduta’ ha partecipato attivamente, sempre dalla parte degli studenti, contro le privatizzazioni previste dal disegno di legge Aprea, contro il governo tecnico dei baroni e contro lo smantellamento sistematico della scuola pubblica”, concludono Capannolo e Lancia.

A SULMONA SCENDONO IN PIAZZA ANCHE GLI INSEGNANTI

Oltre 500 studenti, quasi tutti gli iscritti agli istituti superiori della città e di località vicine, hanno sfilato per le vie di Sulmona per dire no ai tagli alla scuola decisi dal governo.

Con loro sono scesi in piazza anche gli insegnanti, intervenuti anche nel dibattito per spiegare i motivi per cui la cosiddetta legge di stabilità non deve passare. Una manifestazione pacifica e corretta, tanto che i rappresentanti delle forze dell’ordine si sono complimentati con i ragazzi per la loro correttezza.

Nel corso della manifestazione era stato acceso un fumogeno, ma sono stati gli stessi ragazzi a spegnerlo e a isolare immediatamente la persona che aveva preso l’iniziativa.

“Un gesto che la dice lunga sulla volontà degli studenti di non cedere a strumentalizzazioni di ogni genere – ha commentato un poliziotto – ma di voler lottare solo ed esclusivamente per difendere il loro diritto allo studio. Senza violenza, ma con grande fermezza”.

RIFONDAZIONE CON GLI STUDENTI

“Rifondazione comunista sostiene con forza lo sciopero odierno in difesa della scuola pubblica proclamato da Cgil, Cobas, sindacalismo di base e altri sindacati autonomi”.

“La protesta ha avuto un grande successo, tanto maggiore quanto la vigilia era stata segnata dal passo indietro di Cisl, Uil, Snals e Gilda che hanno ritirato la loro adesione accordandosi solo su un anno di scatti di anzianità per i docenti di ruolo, abbandonando dunque la piattaforma unitaria sul complesso della riforma”.

“Fortunatamente, la base degli iscritti di questi  sindacati non ha seguito le indicazioni della dirigenza ed ha aderito in massa allo sciopero.Molto partecipate le manifestazioni dell’Aquila, di cui il merito principale è dell’Unione degli studenti, e quella di Sulmona promossa da Cgil Cobas e studenti organizzati, bene l’occupazione di alcune scuole ad Avezzano. Buone le adesioni alla manifestazione nazionale di Roma da tutto il territorio provinciale”.

“Rifondazione comunista condivide pienamente la piattaforma dei manifestanti. Bisogna arrestare subito la riforma Aprea che riporta la scuola pubblica a prima degli anni ’70, smantellando gli organi collegiali democratici e introducendo i privati nell’amministrazione della scuola pubblica”.

“Bisogna arrestare ogni intenzione del passaggio a 24 ore delle lezioni dei docenti, che non tengono conto del complesso del lavoro del docente che non è fatto solo dalle lezioni frontali, e soprattutto impediscono il ricambio generazionale e l’assorbimento dei precari. L’unico obiettivo è sopprimere altri 30 mila posti di lavoro, impoverendo ulteriormente la qualità della didattica”.

“Bisogna affrontare il problema dell’edilizia scolastica nel nostro territorio provinciale. A L’Aquila per le scuole ancora ospitate nei Musp che cominciano a mostrare segni di cedimento, nell’incertezza per la futura ricollocazione; a Sulmona per il liceo classico che si trova ancora dislocato mentre la sede storica, assieme alla biblioteca comunale, resta bloccata dal 6 aprile; ad Avezzano con il liceo scientifico ancora ospitato nei container. Le amministrazioni di centrodestra di Provincia e Regione sarebbero tenute ad affrontare con urgenza i problemi ormai insostenibili delle scuole del loro territorio”.

“Intanto, mentre avanza tagli pesantissimi sulla scuola pubblica, questo governo stanzia ben 223 milioni di euro per le scuole private grazie a un vergognoso emendamento del Partito democratico, in palese violazione del principio costituzionale che prevede le paritarie non debbano avere oneri per lo Stato. Questo governo e la maggioranza che lo sostene (Pd-Udc-Pdl) mostrano ancora una volta di scaricare i costi della crisi sullo stato sociale, mentre non vengono intaccati gli interessi dei profitti, in questo caso rappresentati dalle scuole private”.

“Per qualsiasi governo, la qualità della scuola pubblica deve essere la priorità assoluta. Un governo che la impoverisce attacca uno dei fondamenti della nostra democrazia”, conclude Rifondazione.