L’AQUILA – Un corteo di studenti con tanto di bara per celebrare il funerale della loro scuola.
Questa la clamorosa protesta che domani concluderà il sit-in in corso al liceo artistico dell’Aquila, dove mancano laboratori e palestra e gli studenti inferociti sono sul piede di guerra.
Da due giorni allievi e professori hanno fatto scattare la protesta all’interno dell’istituto in via Aldo Moro per ribellarsi alle “promesse fatte dalla Provincia e mai mantenute”.
Le lezioni regolari sono sospese, le porte del liceo sono chiuse e nessuno entra, ma domani mattina si apriranno per dare vita alla manifestazione.
Fontana Luminosa, via Strinella e villa Comunale saranno le tappe del corteo, che avrà inizio alle 9.30 a piazza Battaglione degli Alpini.
Da tre anni l’Artistico è ospitato nell’Istituto alberghiero, ma il Musp (modulo a uso scolastico provvisorio) che ospita le due scuole “è piccolo e non ci permette di avere tutti i laboratori di cui necessitiamo. Mancano palestra e laboratori e tutte le proteste dei mesi scorsi non sono servite a niente”, spiega ad AbruzzoWeb Michele Bignotti, rappresentante di istituto.
I ragazzi sono in fermento e nelle aule lavorano alacremente, preparando cartelloni artistici per riuscire a comunicare efficacemente la loro delusione.
“Abbiamo disogno di una struttura adatta alle materie che studiamo – continua Michele – stiamo trovando anche la bara perché la manifestazione di domani sarà il funerale della nostra scuola”.
“Siamo pronti a manifestare perché per l’ennesima volta, dalla Provincia ci sono state fatte promesse mai rispettate”.
Lo spiega ad AbruzzoWeb Michele Bignetti, rappresentante di istituto del Liceo Artistico dell’Aquila.
Laboratori e palestre sono assenti e la rabbia di professori e studenti sta prendendo il sopravvento.
“Il 15 novembre avremmo dovuto ricevere dalla Provincia alcuni container da adibire a laboratori – spiega Michele – ma per ora non ne abbiamo visto neanche l’ombra”.
Da due giorni è iniziato il sit-in all’interno dell’istituto, dove tutti si danno da fare per il corteo di protesta dalla Fontana Luminosa per le strade dell’Aquila.
“La protesta rappresenta il funerale del nostro liceo – spiega un professore – per questo porteremo una bara rappresentativa”.
Una protesta che nasce spontanea dopo mesi in cui nessuna promessa fatta dalla Provincia dell’Aquila è stata mantenuta, in cui professori e studenti sradicati forzatamente da un edificio grande e completo del pre-sisma e ripiantati in una struttura provvisoria, condivisa con il Musp dell’istituto Alberghiero in via Aldo Moro, non hanno una struttura ideonea dove insegnare e studiare.
“Le proteste che abbiamo fatto nei mesi scorsi non sono servite a niente – racconta ancora il rappresentante – Nella nostra scuola prima del terremoto avevamo laboratori grandi e adatti a svolgere le nostre materie, ora non più. Addirittura ogni professore avrebbe bisogno del proprio laboratorio dove farci svolgere i nostri compiti, ma non ci sono e alcune materie le abbiamo proprio eliminate”.
Un salto di qualità che ha lasciato l’amaro in bocca, “Ora ci sono solo tre aule dove possiamo studiare materie artistiche e per starci dentro dobbiamo fare i turni – spiega il rappresentante di istituto – Le stanze sono molto piccole e spesso dobbiamo stare in piedi. Dobbiamo metterci d’accordo con le altre classi e molto spesso studenti di uno stesso corso devono dividersi in due gruppi”.
La delusione è molta anche negli insegnanti, che si vedono impossibilitati a far studiare adeguatamente le loro materie.
“Questa protesta mi sembra molto giusta, i laboratori sono piccoli e pochi. Noi avevamo un edificio molto grande con spazi adeguati – racconta Francesco Pietropaoli, insegnante del liceo – È vero che questa non è una scuola che ha grandi numeri, al massimo abbiamo avuto 130 alunni, divisi in 6, 7 o 8 classi. Nonostante non richiami tantissime persone ha sempre svolto attività importanti”.
“Ci hanno dato questo Musp – continua Pietropaoli – perché fino a ora siamo stati in una situazione di emergenza, ma adesso che sta terminando e nonostante gli sforzi del preside, Domenico Evangelista, non si corre ai ripari. Gli spazi mancano, alcune sezioni sono carenti di tutto. Non avendo queste aule, la scuola ne soffre tantissimo, se i ragazzi soffrono gli alunni non si segnano e completano un discorso di malcontento generale”.
Insieme a una situazione che non sembra vedere, almeno per il momento, la luce, si aggiunge l’amarezza per le condizioni in cui versa l’edificio terremotato, che deve essere abbatutto e ricostruito.
“Lì c’è la storia della scuola e dopo il terremoto sono stati abbandonati macchinari di oreficerie, di decorazione pittorica, mosaico, affresco, che valgono centinaia di migliaia di euro – commenta il professore – E versano lì, abbandonati. I vandali hanno rubato tutto, rame, attrezzature, macchinari, hanno spaccato il lavoro di anni, c’è una biblioteca con più di 3.000 volumi, rimasti lì. Noi non possiamo portar via niente, è la Provincia che deve prendere dei provvedimenti. Ma non li ha mai presi”.
“Siamo andati noi insieme insegnanti ad alcuni bidelli e con la nostra volontà abbiamo recuperato alcuni attrezzi e macchinari – conclude PietroPaoli – Ma lo scenario è pietoso, è tutto aperto e si stanno rubando il possibile”.



