L’AQUILA – Un progetto per rinaturalizzare le pinete abruzzesi che parte dalla Valle dell’Aterno dell’Aquila per estenderdi in futuro ad altre zone della regione.

L’idea, promossa da Energia e Territorio in convenzione con tre aziende forestali consociate e dai centri di ricerca dell’ Università dell’Aquila, della Tuscia di Viterbo e della Sapienza di Roma, ha l’obiettivo di recuperare le pinete giunte alla fine del loro ciclo biologico per sostituire i boschi transitori con boschi permanenti di pini e latifoglie autoctone.

La fase sperimentale del progetto denominato Morinabio, finanziato con 200 mila euro dalla misura 124 del Piano di sviluppo rurale della Regione, è stata condotta nel passo delle Capannelle, nel comune di Pizzoli. 

“Un disegno sperimentale che consiste nell’apertura di strisce che si riempiranno della nuova generazione di alberi che saranno gli alberi del futuro – ha spiegato in conferenza stampa il professor Roberto Mercurio del dipartimento Gesaf dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria – Lo  scopo dei rimboschimenti fatti in passato con pino nero era creare le condizioni perché nuovi alberi potessero insediarsi per dare vita a un bosco stabile permanente”.

Gli interventi prevedono dei tagli di smantellamento a strisce larghe 15 metri e lunghe circa 100 che si alterneranno a strisce non tagliate, eliminando circa il 45 per cento delle pinete.

“Il progetto è iniziato già da qualche mese  – ha aggiunto la professoressa Anna Rita Frattaroli del dipartimento Mesva, sezione Scienze ambientali dell’ateneo dell’Aquila – su pinete che hanno raggiunto la maturità e hanno grossi problemi di stabilità e toccherà anche quella di San Giuliano. L’università rientra nel progetto con la parte d studi preliminari condotta per inquadrare bene la situazione e pinete sotto profilo vegetazionale e ecologico”.