L’AQUILA – “Bisogna far coesistere i diritti della città in termini di bellezza e di qualità edilizia in vista della sua ripresa economica legata al turismo e i diritti acquisiti dei residenti che venissero coinvolti nell’operazione su porta Barete o in altre”.

Così monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico in Serbia del Vaticano ed esperto di architettura e urbanistica della città dell’Aquila, in un’intervista ai microfoni di AbruzzoWeb dice la sua sul restyling dell’accesso Ovest del capoluogo a cui si sta lavorando in queste settimane.

Un piano di cui si è parlato nei giorni scorsi nello scenario un po’ insolito del reparto ospedaliero di Neurologia dell’ospedale San Salvatore, a causa del malore che ha colpito il religioso, per fortuna senza conseguenze. E proprio da lì, assistito dal dottor Gabriele De Cata, Antonini spiega la sua visione su porta Barete.

Il progetto prevede l’accorciamento di via Roma con la demolizione del ponte di via Vicentini e l’ingresso in via dei Marsi e la riscoperta della storica porta, oggi murata e per di più coperta alla vista dai puntellamenti post-sisma dei vigili del fuoco; nato da un’idea di qualche anno fa dello stesso Antonini, al momento è solo uno studio di fattibilità da trasformare in progetto.

L’operazione è stata svelata per la prima volta sulla stampa dall’assessore comunale ai Lavori pubblici Alfredo Moroni e mai presentata alla città, tanto che l’amministrazione comunale ha beccato per questo critiche di scarsa trasparenza, come quelle del consigliere di opposizione Vincenzo Vittorini, che ha adombrato addirittura il rischio di “affari”.

Da quanto appreso da questo giornale, comunque, il progetto sarà portato in Consiglio comunale entro il mese e, quindi, reso pubblico alla città.

Secondo monsignor Antonini armonizzare i due diversi diritti, quelli di una città ricostruita più bella e quelli dei proprietà dei singoli cittadini, “non è facile ma spero che ci si regoli secondo il principio che oggi si fanno sacrifici per i figli e i nipoti. Abbellire la città per un’operazione di turismo culturale è l’unica risorsa”, ammonisce.

Con il nunzio c’è l’opportunità di parlare anche appunto di porta Barete che secondo alcuni critici non è sopravvissuta al tempo, ai terremoti e alla mano dell’uomo. “La porta interna non esiste più, dopo il terremoto del 1703 non la ricostruirono – spiega – però esiste tutto l’antemurale che aveva due torri angolari a destra e sinistra e l’antiporta che esiste ancora”.

“Il torrione di destra è stato demolito quando si è sopraelevata via Roma e costruito il ponte su via Vicentini. Questa fortificazione è lunga 45 metri. La porta è larga 3 metri e 80, è alta 8 o 9 metri, è considerevole – fa notare Antonini – La porta non si vede per il puntellamento ma esiste il muro di cinta con il torrione di sinistra. Se si dovesse riaprire questa porta si libererebbe tutta la visione di Santa Croce, la zona verrebbe trasfigurata”.

Dal caso particolare il discorso si sposta a quello generale: monsignor Antonini boccia la ricostruzione ‘com’era e dov’era’ di cui tanto si parla, quantomeno nella città storica. “È fuori luogo completamente. Si è detto subito dopo il terremoto per ragioni emotive, nella prospettiva di avere un’altra città e abbandonare quella antica. Oggi non c’è più quel timore e il ‘dov’era e com’era’ non possiamo accettarlo. Occorre correggere quello che l’ha deturpata nel corso degli anni”.

Il prelato ci tiene a sottolineare che “non si tratta solo di una questione storica o uno sfizio archeologico, ma la rivalorizzazione della città antica in vista della ripresa economica del territorio attraverso il turismo”.

Quanto al suo ruolo, sul quale molti si sono posti interrogativi, e sul vertice spostato in ospedale spiega: “Sono stato convocato dal sindaco lo scorso 3 settembre a palazzo comunale”. Poi la malattia, “così ho chiesto che venissero qui e hanno accettato tutti: questo indica una volontà politica chiara”.

E conclude: “Io propongo idee sono un amatore, non un professionista (anche se ha scritto alcune pubblicazioni sui temi dell’urbanistica, che studia da tempo, ndr). Ma i professionisti mi dite dove sono?”.