L’AQUILA – “L’Indulgenza Plenaria, simbolo e anima della Perdonanza, incarna il dono elargito da San Pietro Celestino la sera della sua ascesa al soglio pontificio, che si rinnova nei secoli con il Giubileo cristiano. L’Aquila ha avuto il privilegio della prima Perdonanza: la basilica di Collemaggio, seppur ferita dal sisma del 2009, conserva i segni di quella che non va intesa come una mera commemorazione del passato. Per riproporre il messaggio celestiniano è necessario comprendere la grandiosità degli eventi che portarono la città, nel 1200, al centro della Chiesa e che designarono l’anticipazione del Giubileo di Roma”.
Una chiave di lettura che riporta agli albori della Perdonanza.
A offrirla è la giornalista e scrittrice aquilana, Monica Pelliccione, autrice del volume Nel nome di Celestino. Una nuova luce per L’Aquila.
“La Bolla del Perdono – afferma la Pelliccione – è a tutt’oggi un documento di inestimabile valore, custodito per decenni dalla comunità aquilana nella Torre civica di palazzo Margherita. La prima Indulgenza della storia di cui si conservano tracce scritte. Su tale lascito spirituale, che Celestino fece alla città, va ricostruito un percorso storico-culturale che consenta di ridare lustro e visibilità ad un evento ancora troppo in ombra”.
Secondo la cronista, “l’emanazione dell’Indulgenza celestiniana non va intesa solo come remissione dei peccati. Tra le pieghe nasconde un significato più profondo e intimo, quello della riconciliazione sociale, tema di grande attualità in una società segnata da conflitti e divisioni. Papa Celestino – prosegue la giornalista – ordinò la riappacificazione delle famiglie in lotta e costrinse lo stesso Carlo II d’Angiò a perdonare gli aquilani ribelli. Il privilegio dell’Indulgenza, nelle intenzioni del Santo del Morrone, si lega, infatti, a un forte impegno morale. La Perdonanza chiede all’uomo una rivoluzione interiore, una rinuncia al proprio predominio. E la basilica di Collemaggio, alveo delle celebrazioni, rappresenta il Santuario della riconciliazione”.
La Pelliccione ricorda il messaggio dirompente e attuale della Perdonanza, sancita con la Bolla di indizione “Inter sanctorum solemnia”.
“Una sorta di premio – sottolinea – per ringraziare la città dell’Aquila dell’accoglienza ricevuta dal Pontefice. Papa Celestino V indice la Perdonanza generale da perpetuarsi con l’annuale apertura della Porta Santa di Collemaggio, il 28 e 29 agosto. Il filo che unisce frà Pietro all’Aquila. La storia civile di una città, che avverte come non mai il bisogno di tornare ai fasti del passato, si intreccia con quella religiosa”.
Il rigore, la semplicità e l’universalità della Perdonanza, secondo la giornalista, “vanno letti e interpretati come segnali puri, in un mondo sconvolto dalla violenza, lacerato da guerre e soprusi. Il magistero di Celestino scoperto ed enunciato con veemenza. Del resto – sostiene – la Perdonanza aquilana possiede una forza intrinseca rimasta a lungo sopita, circoscritta all’alveo locale. Celestino V è parte integrante del patrimonio storico e culturale dell’Aquila come l’Indulgenza Plenaria, che ha prodotto la più grande frattura all’interno della Chiesa cattolica, mettendo in contrapposizione potere e coscienza”.
“Il riconoscimento pubblico della centralità che L’Aquila merita per l’alto valore spirituale della Perdonanza rappresenta, di fatto – continua – il superamento della conflittualità sull’opera e la figura del Santo Pontefice. Un mistico, la cui spiritualità si identifica nella dedizione alla preghiera”.
“L’Aquila e l’Abruzzo – conclude la Pelliccione – possono ancora costruire un percorso di crescita e valorizzazione intorno a un personaggio che merita attenzione e reverenza. Un servitore della Chiesa. Il Papa dei miracoli, delle suppliche e del perdono”.



