L’AQUILA – Ha fatto il giro dell’Italia la vicenda del cane aquilano Prosperino, accalappiato dal servizio Veterinario della Asl del capoluogo e liberato stanotte da un blitz notturno nel canile da un “commando” di ignoti, come anticipato da AbruzzoWeb.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e il direttore dell’Azienda sanitaria, Giancarlo Silveri, sono stati inondati di messaggi provenienti da tutte le parti del Paese, alcuni ignari del fatto che il cane è tornato in libertà.
IL “CERCAPADRONE” DI MILANO
“Egregio sindaco dell’Aquila, con la presente Le inviamo la richiesta di liberazione del cane Prosperino, invitandoLa a dare seguito alla volontà dei suoi cittadini e ad emettere un’ordinanza per il suo rilascio”.
Lo scrive Patrizia Cami, presidente della onlus “Il cercapadrone” di Milano, associazione di tutela degli animali.
“Altresì – prosegue la Cami – inviatiamo la stampa locale a occuparsi del caso in oggetto”.
“In attesa di un suo gentile riscontro – conclude – porgo distinti saluti”.
FABRIZIA BIANCHI DI ROMA
“Si chiede la liberazione del cane Prosperino mediante ordinanza di liberazione immediata. Si chiede inoltre la spiegazione ai cittadini aquilani di tale provvedimento ingiusto”, dice la dottoressa Fabrizia Bianchi di Roma rivolgendosi al manager della Asl provinciale dell’Aquila, Giancarlo Silveri.
“Si riportano di seguito le osservazioni dei suddetti cittadini che chiedono a tutti gli italiani di intervenire per risolvere con urgenza questo problema – prosegue – Se questo cane non è pericoloso ed è accudito dai cittadini non si capisce la ragione di questa decisione. Si chiede un cortese cenno di riscontro”.
SONIA FERRACCINI DELLA PROVINCIA DI VARESE
“Buongiorno, vorrei sapere come mai il dottor Pierluigi Imperiale, dopo la conferma in appello della condanna per aver soppresso nove cuccioli inermi e abbandonati si occupa ancora di randagismo… inammissibile…”, si chiede Sonia Ferracini, di Cassano Magnago (Varese).
FABRIZIO CONTESI
“Caro sindaco dell’Aquila, lei si rifiuta di liberare Prosperino come sarebbe in sua facoltà di fare. Lei ha assecondato le ossessioni intolleranti di uno che chiamare signore non si può, tale Umberto Villante, che abita alla Fontana luminosa e che non vuole i cani di quartiere sotto casa sua. Senza tenere minimamente in conto che centinaia e centinaia di persone questi cani li amano e li vogliono. Che questi cani alla fontana Luminosa ci stanno da prima di lui. Che sono anche loro un patrimonio della nostra città”.
Lo afferma Fabrizio Contesi.
“Lei sostiene che Prosperino deve essere adottato, ma Prosperino è già stato adottato: da tutta la città e da lei che lo ha riconosciuto cane di quartiere. Lo lasci libero subito, lo lasci tornare a noi, ai suoi amici, ai suoi luoghi cari e alla sua compagna Key da cui è inseparabile”, prosegue.
“Poi, noi animalisti che conosciamo bene i cani e ci occupiamo quotidianamente di loro, valuteremo la possibilità di trovarne un’adozione per questa coppia di cani. Non è facile per un cane ormai quasi anziano riadattarsi a una vita diversa. La cosa migliore – propone Contesi – sarebbe che il Comune provvedesse a una sistemazione dignitosa per tutti i cani del centro storico, come imporrebbe il buon senso e un briciolo di sensibilità, oltre che la legge, che nello stato di abbandono della nostra città hanno dovuto condividere la pensilina dell’autobus in cui dormivano di notte con gli anziani che in quella pensilina ci vanno a giocare a carte di giorno”.
“Come mai il dottor Pierluigi Imperiale – è la domanda che ribadisce anche Contesi – dopo la conferma in appello della condanna per aver soppresso nove cuccioli inermi e abbandonati si occupa ancora di randagismo?”.
MARIA SIMONETTA PAVAN DI MILANO
“I cani dell’Aquila, diventati dopo il terremoto simboli e mascotte della città, sono ormai conosciutissimi e amati”.
Così Simonetta Pavan, di Milano.
“Sono stati sterilizzati dalla Asl, vengono giornalmente accuditi da molte persone e sono stati riconosciuti dal sindaco cani di quartiere sulla base di un regolamento comunale adottato anni fa – spiega – metterli in canile ora equivarrebbe a decretarne una morte lenta”.
“Come mai il dottor Pierluigi Imperiale, dopo la conferma in appello della condanna per aver soppresso nove cuccioli inermi e abbandonati si occupa ancora di randagismo?”, di nuovo la domanda che ricorre.
“Quali motivazioni, cui i volontari non possano porre rimedio, sostengono questa barbara scelta?”, conclude la Pavan.






