L’AQUILA – Potrebbe essere monsignor Angelo Vizzarri, originario di Casoli (Chieti), presidente del Tribunale ecclesiastico regionale abruzzese, il nuovo arcivescovo metropolita dell’Aquila.
Spunta questo nuovo candidato nella “corsa” alla carica la cui sede è vacante dopo le dimissioni dello scorso 11 gennaio per raggiunti limiti di età di monsignor Giuseppe Molinari, 75 anni, 14 dei quali di mandato, che peraltro continua a esercitare in attesa delle mosse della Santa Sede.
Un processo ‘rallentato’ dagli sconvolgimenti in Vaticano, le storiche dimissioni del pontefice Benedetto XVI e l’altrettanto storica elezione del primo papa gesuita, Francesco.
Un cambio di scenario inatteso, epocale, che tra le mille conseguenze ha influito e influirà giocoforza anche sulla ‘piccola’ vicenda aquilana.
La nomina, infatti, era attesa tra gli ultimi provvedimenti firmati da Joseph Ratzinger prima della sua uscita di scena. Ma non è arrivata, e si è capito subito che la casella rimasta vuota avrebbe significato una maggiore e che i criteri di scelta potrebbero essere molto diversi, vista anche la ‘revolution’ poi messa in atto dal successore.
Da quanto appreso il nome di Vizzarri è stato fatto soprattutto negli ambienti romani e alla fine potrebbe essere proprio l’ultimo venuto fuori a spuntarla.
Di contro, chi si gioca ancora le sue carte è monsignor Giovanni D’Ercole, 65 anni, dal novembre 2009 vescovo ausiliare dell’arcidiocesi del capoluogo.
La sua sarebbe una soluzione interna ma non per questo all’insegna della continuità: D’Ercole non ha mai fatto nascosto di avere difformità di pensiero dall’attuale titolare, “siamo diversi”, disse in un’intervista ad AbruzzoWeb, anche se in rapporti sostanzialmente buoni.
La sensazione è che se fosse lui il prescelto cambierebbero molte posizioni di vertice in seno alla Curia tra i collaboratori più stretti di Molinari, con i quali, invece, c’è stata spesso più di una frizione.
In questo momento Vizzarri sembra avanti ma D’Ercole, che in passato ha detto “non dipende da me, ma se dipendesse da me resterei”, si sta giocando le sue carte: quando è stato eletto Jorge Mario Bergoglio c’era la sua voce a commentare la fumata bianca in diverse tv nazionali, e subito dopo la messa di insediamento del nuovo pontefice è stato suo ospite all’Aquila un cardinale elettore, Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione.
Si fa più bassa invece la possibilità per altri nomi citati in questi mesi di “toto arcivescovo”.
Monsignor Orlando Antonini, 68 anni, originario di Villa Sant’Angelo (L’Aquila), era un nome pesante ma, sempre da quanto si apprende, la Chiesa in questo momento tiene al fatto che continui a svolgere con la consueta accortezza il suo incarico diplomatico di nunzio apostolico in Serbia.
Un titolo, quello di nunzio, già di per sé superiore a quello di arcivescovo: e nonostante in passato Antonini abbia fatto capire che, se chiamato, sarebbe lieto di dare il suo contributo spirituale e di esperto nel difficile cammino della ricostruzione, non è escluso che possa avere piuttosto chance di un ulteriore avanzamento: la promozione a cardinale.
C’è poi monsignor Pietro Santoro, 67 anni, da 6 vescovo di Avezzano (L’Aquila), che è amatissimo dalla sua comunità, i marsicani non vogliono che se ne vada. E anche lui, pur nello spirito d’obbedienza dei religiosi che va sempre messo come presupposto, non vorrebbe lasciare.
Lo stesso discorso dovrebbe valere per monsignor Angelo Spina, 58 anni, dal 2007 arcivescovo della diocesi di Sulmona-Valva.






