L’AQUILA – Una sanatoria delle destinazioni d’uso dei nuovi centri commerciali provvisori post-sisma in un prossimo provvedimento del Comune dell’Aquila?

Questa una voce che negli ultimi tempi si sta diffondendo a macchia d’olio tra i negozianti del capoluogo. Una potenziale “bomba”.

Una voce che, però, viene seccamente smentita dall’assessore comunale al ramo Marco Fanfani, preoccupatissimo dall’ipotesi che possa diffondersi l’idea di un “colpone di spugna” che faccia felici tutti quelli che hanno rilocalizzato alla bell’e meglio le loro attività spezzate dal sisma.

Un tema delicato, tanto che per “stanare” l’assessore sulle destinazioni, sulle quali inizialmente dice che “non mi risulta nulla”, bisogna prima passare per un altro collega di Giunta.

“Una mega sanatoria? Assolutamente no”, dichiara alla fine Fanfani ad AbruzzoWeb. Approfondendo il discorso, qualche margine di manovra futuribile però viene fuori, nonostante la ritrosia dell’assessore ad alimentare speranze per chi per esempio ha costruito in capannoni industriali e anela una trasformazione tout court in area commerciale.

“Il discorso delle destinazioni – spiega Fanfani – potrebbe rientrare all’interno del nuovo piano commerciale che stiamo discutendo. Ma non voglio creare false aspettative, si tratta, appunto, di un piano del commercio, e non certo di una variante al piano regolatore!”.

IL PIANO

Sul piano, che affronterà temi molto più ampi rispetto alle sole destinazioni d’uso, l’assessore aggiunge che il provvedimento “è attualmente in discussione, e con i nostri uffici collaborano la Camera di commercio e le associazioni di categoria. C’è stata una prima scrematura dei criteri e dei punti di riferimento, servendoci di studi dell’Università di Napoli, e delle società Otas e Gea”.

Un piano che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrà raggiungere “l’equilibrio tra la necessità di fornire servizi a chi ha bisogno, per esempio chi abita nei progetti C.a.s.e., e la necessità primaria che le attività commerciali tornino in centro non appena si siano fatti i lavori, su cui il Comune punta”.

Un iter che non dovrebbe essere complicato ma laborioso sì, e Fanfani spera di risolverlo in qualche mese. “La mia previsione – continua – è di farcela entro l’estate, ma se proprio non sarà possibile ci poniamo il termine di approvarlo entro fine anno. Ai primi di giugno avrò le linee guida e poi comincerà il confronto con i capigruppo”.

LE DESTINAZIONI

E le destinazioni d’uso? “I problemi ci sono – ammette – e l’argomento dovrà essere necessariamente affrontato. Si apre tutto un discorso sui criteri”.

Il punto di partenza di questo discorso sarà l’ordinanza sulle rilocalizzazioni. “L’abbiamo definita – ricorda Fanfani – chiedendo esplicitamente che le nuove attività rilocalizzate sul territorio comunale avessero caratteristiche di provvisorietà e rimovibilità, proprio per evitare equivoci”.

Ma qualcosa è andato comunque storto. “In alcuni casi – sbotta Fanfani – questi nuovi punti commerciali provvisori sembrano proprio definitivi, fatti in cemento armato o altri materiali. Ma gli abusi saranno puniti”.

Uno scenario assai simile a quello che già si fa sulle case provvisorie, le famigerate “casette”, che si sono moltiplicate come funghi grazie al processo di autorizzazione molto facile, forse troppo.

“Forse il problema delle ‘casette’ è perfino peggio – prova a tirarsi su Fanfani in conclusione – Quando saranno scaduti i termini come facciamo a dire vattene a uno che ha speso 50 mila euro per una casa?”.

E a un commerciante che ne ha spesi 100 mila, come si farà a dirgli vattene? (alb.or.)