L’AQUILA – È “giuridicamente ultronea e irricevibile” la mozione che verrà discussa domani in Consiglio comunale all’Aquila, presentata dal consigliere di minoranza Carla Cimoroni (L’Aquila chiama), su “occupazione di aree pubbliche e richiesta di contributi da parte di soggetti che diffondono idee e comportamenti ispirati all’odio razziale, all’omofobia, all’antisemitismo, al fascismo o al nazismo e che contrastino con i principi sanciti dalla Costituzione”.
Lo dice in una nota ad AbruzzoWeb l’avvocato aquilano Maurizio Dionisio, bocciando il provvedimento in discussione che, in sintesi, vorrebbe vietare al Comune di concedere propri spazi a organizzazioni razziste e fasciste.
Ma per Dionisio, già assessore comunale di centrodestra e nelle amministrative 2017 vicino alle posizioni di Casapound, di cui è tesserato, “non si può negare alcun spazio a nessuno attraverso la condanna alle idee, ma si richiede il quid pluris rappresentato dalla diffusione con modalità tali da creare proselitismo”.
LA NOTA COMPLETA
Leggo dell’intento, manifestato dal consigliere comunale Carla Cimoroni, di presentare domani in Consiglio comunale una mozione per limitare la fruizione di spazi pubblici a organizzazioni che diffondono idee basate sull’odio razziale e/o fascismo.
Sono, quindi, a rappresentare ogni mio dubbio sulla ricevibilità e legittimità di tale mozione, anche è soprattutto in ragione di considerazioni strettamente giuridiche che esulano l’aspetto puramente ideologico.
È, infatti, da oltre un lustro che difendo nelle aule di giustizia di tutta Italia ragazzi mandati sotto processo per la presunta violazione della nefasta “legge Mancino”, che punisce chi diffonde idee basate sull’odio razziale.
Senza timore di smentite, ho collezionato una lunga serie di assoluzioni e non ricordo una sola condanna dei miei assistiti in virtù della più illiberale norma vigente da sempre nel nostro ordinamento.
E questo in ragione di un fondamentale aspetto, che forse sfugge alla Cimoroni: la condotta punita dalla norma non risiede nell’adozione di una idea, bensì nella sua “propalazione” inteso come momento divulgativo attraverso modalità diffusive.
Quindi non si può negare alcun spazio a nessuno attraverso la condanna alle idee, ma si richiede il quid pluris rappresentato dalla diffusione con modalità tali da creare proselitismo.
Orbene, nei momenti pubblici organizzati da Casa Pound, l’ultimo per celebrare l’eccidio delle foibe, sono sempre presenti, come a ogni altra manifestazione di diversa forza politica, funzionari della Digos che vigilano proprio l’osservanza delle ricordata norma.
E, a oggi, non mi risulta che sia mai nata contestazione alcuna sulla presunta “diffusione” di idee fondate sull’odio razziale.
Conseguentemente, la mozione della Cimoroni è giuridicamente ultronea e irricevibile, per non parlare degli aspetti ideologici alla stessa connessi che non fanno altro che perpetuare il più lungo dopoguerra che la Storia ricordi a opera dei maestri dell’odio.
Avv. Maurizio Dionisio
Avvocato cassazionista
Componente Consiglio Distrettuale di Disciplina
della Corte di Appello di L’Aquila





