L’AQUILA – “Nella mia casa di abitazione di corso Vittorio Vittorio Emanuele a L’Aquila sono letteralmente ‘tombato’ da un mare bianco di pedonalizzazione selvaggia. Avevo pensato di acquistare una mini car, da parcheggiare nel mio cortile, ma mi è stato spiegato dalla Polizia municipale che il mezzo privato non può profanare l’isola pedonale, pur avendo conseguito il citypass, a tutela, par di capire, del candore del nuovo lastricato del corso”.

Lo racconta in una lettera inviata ad Abruzzoweb, l’avvocato Riccardo Lopardi, aquilano doc, tornato a vivere nel cuore del centro storico, nella casa ristrutturata dopo il sisma del 2009​, lungo in cosiddetto Corso stretto, tra i Quattro cantoni e la Fontana luminosa, che ora è stata lastricata con la tanto controversa nuova pavimentazione di pietra bianca.  E assicura il legale, non è possibile per lui, neanche con un posto auto privato, il poter transitare. Un aspetto non da poco per una persone che hanno difficoltà a percorrere lunghe distanze, tenuto conto che è oramai oggetto di feroce scontro politico la mancanza di parcheggi di prossimità in centro storico.

Per motivi simili, dure sono state le proteste del Sindacato autonomo di Polizia per le limitazioni operative disposte dal Questore dell’Aquila, agli equipaggi della Squadra Volante, anch’ess​i inibiti a transitare e​ a las​ciare i mezzi di servizio sulle nuove pavimentazioni in pietra bianca ​dell’asse centrale, troppo soggette a sporcarsi. Disposizioni da quanto si apprende​, poi molto mitigate.

“Parafrasando Montale  – esordisce ​dunque nella lettera di Riccardo Lopardi -, sono afflitto dal male di vivere in questa sempre amata città. Il mio studio ha una propaggine a Roma, ma la scelta è stata di rimanere fedeli alle secolari radici e di restare in quella che era un’isola felice, una città bella e colta, a un tiro di schioppo dalla capitale ove chi allora godeva del privilegio di vivere in centro, aveva tutto a portata di mano e di piede, negozi, scuole, uffici, cinema e teatro, luogo di lavoro, con una ricca vita culturale, poiché in questo sta la qualità della vita stessa​”.

Accade però ora che con la pedonalizzazione, “il mezzo privato non lo si può usare, non posso arrivare alla porta dell’abitazione neppure per scaricare qualcosa di pesante, pur avendo conseguito il citypass. Non solo, sono spariti tutti i parcheggi, tanto più quelli ‘riservati’ ai residenti, ma fatto unico in questa città, una amplissima zona​, siccome lastricata di bianco, per logica destinata a sporcarsi, può essere praticata solo pedibus calcantibus​”.

E incalza: ​”Chiedo a chi ha ideato tutto ciò che mi spieghi come posso arrivare a casa mia oltre che con il ‘cavallo di san Francesco’, cioè a piedi​, considerato che mezzi pubblici non ve ne sono​. Ha costui valutato con la diligenza del bonus pater familias propria dell’amministratore​, tanto più se pubblico​, di cui è indubbiamente dotato, che siamo in una città dal clima rigido, che oltre a giovani podisti​, esistono gli anziani e i bambini piccoli i quali​, per essere portati la mattina presto in una lontana scuola o asilo​, da un centro ne è privo​, come ​del resto di servizi,​ e financo di una edicola​?  Si è posto il problema ​ rappresentato dal fatto che non può pervenire sotto casa ​nemmeno un camion per ​un trasloco​, uno spurgo ​delle fogne​, per il trasporto ​di cose pesanti, ​e neppure un tassì?​”

“Avevo pensato di acquistare una mini car facendo in qualche modo violenza all’artistico cortile ma, come si dice, primum vivere. Anche questa soluzione pare però difficile perché a tutela del ‘bianco’ consta siano stati revocati un paio di passi carrabili. Chiudere tutto prima di aver realizzato parcheggi e collegamenti non significa altro che contribuire alla desertificazione del centro e al crollo conseguente delle attività commerciali: abbondano le liquidazioni per cessazione attività. Un centro destinato a diventare un freddo museo e una vineria a cielo aperto”, conclude l’avvocato.