L’AQUILA – C’è qualche M.a.p. che cade a pezzi, in altri dove invece si espongono pezzi d’arte.

A Santa Rufina di Roio, frazione dell’Aquila rasa in buona parte al suolo dal terremoto del 6 aprile 2009, per sabato 15 e domenica 16 novembre, l’artista Massimo Piunti ha deciso di organizzare  una mostra pittorica, dal titolo Map3, delle sue ultime opere, direttamente nel modulo abitativo provvisorio che ospita lui e la sua famiglia da circa due anni.

Con tanto di performance a cura dei musicisti Armando Rotilio e Luca Sebastiani e degli artisti Piotr Hanzelewicz e Carlo Nannicola.

Piunti, originario di Giulianova, in provincia di Teramo, aquilano d’adozione, da anni è protagonista della vita culturale cittadina e aveva nella vicina frazione di Roio Piano la casa e il laboratorio, anch’essi completamente distrutti dal terremoto, dove costruiva anche pupe pirotecniche che poi venivano accese e fatte ballare durante la festa del patrono San Franco.

Da qui l’idea di utilizzare il suo piccolo alloggio post sismico per creare momenti domestici di cultura e socializzazione, facendo di necessità virtù.

“È la terza volta – spiega Piunti ad AbruzzoWeb – che apro le porte del mio M.a.p. per iniziative del genere. La mia speranza è che questo sia da stimolo anche per gli altri residenti del villaggio. La socializzazione, lo spirito di comunità ce li dobbiamo ricreare qui ed ora, perché qui vivremo ancora per molto. Nei M.a.p. può e deve essere ricostruita una quotidianità normale”.

L’isolamento degli individui, in altre parole, il loro sentirsi di passaggio ed esiliati, il percepirsi come abitanti di un altrove che non gli appartiene, non può essere risolto solo con la realizzazione di centri polivalenti prefabbricati e tensostrutture al servizio dei quartieri post-sismici adibiti a luoghi di ritrovo. 

È importante, allora, anche riscoprire il piacere di stare insieme.

“In occasione delle altre mostre – racconta Piunti – sono venuti a trovarmi parecchi giovani qui residenti, gli anziani un po’ meno,  ed erano un po’ intimiditi, come se non sia consueto, qui ai M.a.p., di andare a far visita ad un vicino che ti invita. Vi racconto un aneddoto: ho ridipinto la finestra di una signora anziana che era terrorizzata dal dover restituire il suo alloggio al Comune con alcune macchie che si erano create sulle persiane, perché, come è noto, in base al comodato sottoscritto, ogni manutenzione e riparazione è a carico di chi ci ha abitato. Anche questo secondo me inibisce la socialità, in molti non si sentono a casa loro, ma in un volume da restituire intonso e immacolato come gli è stato consegnato”.

E raccontano del terremoto e del senso e dei luoghi dell’abitare, non solo la location della mostra, ma in modo molto ovattato e lontano anche le opere esposte.

“I lavori che metto in mostra – spiega Piunti – sono realizzati con una vasta gamma di materiali e tecniche e nascono da un capovolgimento di senso, dallo slittamento dei piani, dall’apertura di lunghe fratture, come accaduto durante il sisma, fratture che hanno però permesso il passaggio sotterraneo di flussi di coscienza, che immagino allo stato liquido”.

Temi ricorrenti, quello della “memoria dell’acqua”, evocata da frammenti di vetronite, tracce di dna, fotocopie di organismi primordiali che evidenziano l’esistenza di una rete di connessione tra tutti i viventi che nell’acqua hanno una comune origine.

E anche la raffigurazione della tac degli esami medici, perché, spiega l’artista, “rivela nel suo esame sugli attuali stati di consapevolezza tutte le stratificazioni e orizzonti esistenti”.

In un certo senso Piunti condivide l’idea del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, di utilizzare i M.a.p., una volta esaurita la loro funzione di ospitare sfollati post sismici, per residenze di artisti. Il problema è però la tempistica.

“Visto che sono un artista e vivo qui da due anni, questa è già con tutta evidenza una residenza per artista. E allora, a costo zero, ho deciso di mettere in pratica in anticipo la buona idea del sindaco”.

Ma visto che ogni abitare è provvisorio, anche Piunti, la sua famiglia e tanti compaesani sognano in realtà di tornare quanto prima a vivere e aprire laboratori artigiani nel vecchio paese ricostruito, non certo a rimanere a vivere nei M.a.p.

“Col paese ridotto in buona parte a cumuli di macerie – conclude Piunti – qualche cantiere ha finalmente avviato i lavori di ricostruzione. Noi aspettiamo un ritorno che sia anche un nuovo inizio”. Filippo Tronca