L’AQUILA – Non esiste un’altra gara come la Mille Miglia. Dal 1927, anno in cui è stata fondata, ha avuto così tante storie, così tante cicatrici, da essere imparagonabile. Simbolo di continuità e passione viscerale, intoccabile evento per ogni italiano e ogni appassionato di motori a livello mondiale.

Quest’anno è passata tra le arterie sanguinanti dell’Aquila semicosciente, con i suoi rumori e le sue vernici lucide. Si è visto qualche vecchio sorriso, qualche bell’impermeabile di quelli che raramente si incontrano il sabato notte lungo corso Federico II, ma soprattutto si è tornati a chiacchierare di qualcosa che non fosse le elezioni, i furti, le rapine.

La Mille Miglia non è una gara di regolarità noiosa e lenta per anziani malinconici, ma una vera e propria istituzione per uomini con la pelle dura e le mani spaccate dal vento, impregnati di benzina e grasso con le spalle indolenzite da ore di combattimenti con le loro rare Ferrari, Maserati, Porsche, Alfa Romeo, quelle costruite negli anni d’oro, non quelle ammorbidite oggi per essere vendute a mollicci proprietari di centri commerciali.

Dall’anno della fondazione la corsa si è fermata solo in seguito ad un terribile incidente nel 1938, quando una Lancia Aprilia investì 33 persone e ne uccise 10, di cui 7 bambini. Benito Mussolini decise allora di sospendere la gara di velocità, avvolgendo la Mille Miglia in un alone di macabro fascino.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, si riprese a correre fino al 1957. In questi dieci anni la competizione era ancora strutturata come una vera gara di velocità, pericolosa e abbracciata dal pubblico che poteva sfiorare le livree delle automobili al frastornante passaggio nei centri abitati.

La leggenda della grande corsa si arricchisce di storie come quelle dell’italiano Biondetti, che su Alfa Romeo 8C 2900B Berlinetta Touring nel ’47 completò la corsa in 16 ore e 16 minuti, coprendo i 1.600 chilometri previsti dal regolamento.

Il record assoluto tuttavia fu stabilito dall’inglese Stirling Moss, che nel ’55 coprì la distanza in sole 10 ore e 8 minuti nell’epica Mercedes-Benz 300 SLR numero 722 con il coltello tra i denti.

L’ennesimo terribile incidente in provincia di Mantova, nell’anno dell’abolizione (1957) vide coinvolto il pilota spagnolo Alfonso de Portago e 9 spettatori, di cui 5 bambini.

Il grande vecchio, Enzo Ferrari, costruttore dell’auto distrutta, venne processato e assolto, ma la corsa venne definitivamente ritenuta troppo pericolosa e dunque sospesa.

Da allora la Mille Miglia è una gara di regolarità, non di velocità, ma l’aura di leggenda è tenuta viva dall’organizzazione e dall’animo delle auto che vi partecipano, tutte costruite prima del 1957.

Non la immaginate come un raduno per ricchi proprietari con la puzza sotto il naso e auto bomboniera, durante la gara gli scenari creati dalla purezza della fatica sono tangibili, e questo la rende ancora degna di essere la più bella competizione a cui poter assistere o partecipare.