L’AQUILA – L’Odissea di un contribuente potrebbe provocare un uragano nel Comune dell’Aquila.

La procura della Repubblica dell’Aquila ha infatti aperto un’inchiesta sulla sparizione del verbale di una commissione comunale che abbatteva la “bolletta pazza” da 500 mila euro della Tarsu arretrata, la vecchia tassa sui rifiuti, per l’azienda Ziaca dell’imprenditore Eliseo Iannini.

Quest’ultimo ha inoltrato un esposto che ha fatto partire l’inchiesta e ora tremano i dirigenti comunali che si sono susseguiti nel lungo iter e potrebbero essere chiamati come responsabili dell’intricata vicenda.

Anche perché, oltre al verbale sparito, c’è da dirimere la controversia di due atti gemelli con lo stesso numero di protocollo, recapitati l’uno a 2 mesi di distanza dall’altro, il primo con cifre congrue, il secondo con la stangata.

Una vicenda di cui, come emerge dalle carte presentate dall’avvocato Cinzia Scopano, era informato il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, che ha preso carta e penna scrivendo agli enti preposti alla riscossione e che volevano subito il mezzo milione, chiedendo una proroga.

E in questi giorni Cialente ha anche difeso Iannini, sulla sua bacheca Facebook: “Eliseo Iannini ha fatto bene, è un suo diritto, ad andare in Procura – ha scritto – Io per primo avevo già inviato una comunicazione al procuratore”.

Il costruttore, sempre a vedere quello che scrive il sindaco, sarebbe stato anche accusato di favoritismo. “Alcuni consiglieri comunali dicono pensano, sospettano, denunciano una mia particolare attenzione per questo imprenditore. Mi avrebbe riparato la casa… una ciliegia tira l’altra ecc. ecc. – scrive Cialente – A questi colleghi invierò la documentazione della riparazione della mia abitazione: ditta Edilfrair, ing. Roberto Arduini. Chi vuole, sul sito del comune, cerchi Ussorio Donatella”.

Ma a sapere del caso-Ziaca c’era anche il vice sindaco, l’ex procuratore Nicola Trifuoggi, messo al corrente con un’apposita memoria: aveva preso atto, ma spettava alla dirigenza, non alla politica, risolvere la questione, cosa che non è mai avvenuta e ora si andrà in tribunale.

L’avvocato denuncia anche una disparità di trattamento con altre aziende del nucleo industriale di Bazzano che, come la Ziaca, avevano ricevuto la cartella: Vibrocementi Sas e Siap Srl.

A queste ultime l’importo inizialmente alto è stato depennato mentre il contrario è avvenuto alla Ziaca, che ha intrapreso le vie legali: prima il dovuto era basso, poi schizzato alle stelle.

Oltre al procedimento penale, inoltre, potrebbe presto scatenarsi una parallela causa civile con richiesta di risarcimento danni perché, sempre da quanto appreso, dal 2007, in successive trattative con istituti bancari, Iannini non ha potuto proporre come garanzia gli immobili, bloccati dall’agenzia di riscossione Equitalia.

LE TAPPE DELLA VICENDA

La Tarsu arretrata riguarda gli anni dal 2001 al 2005. Con un provvedimento protocollato 80070 del 24 ottobre 2005, l’ufficio tributi del Comune accerta il mancato versamento per un importo complessivo di circa 18 mila euro, che sarebbero la metà in caso di adesione del contribuente all’accertamento.

C’è subito un primo giallo perché un paio di mesi dopo, il 30 dicembre, arriva un nuovo atto con lo stesso numero di protocollo del precedente, 80070, ma data diversa, a “rettifica e integrazione” del precedente, con la stangata: 559 mila euro, 288 mila in caso di adesione.

La contestazione è immediata: “La Tarsu avrebbe dovuto colpire solo le superfici destinate a uffici, essendo le superfici utilizzate a uso industriale soggette a smaltimento dei rifiuti industriali”, scrive l’avvocato Scopano.

“Contro tali atti insorgevano tutte le imprese”, ricorda il legale nella denuncia, tanto che il Comune crea una commissione con il sindaco e i presidenti della Camera di commercio e del Nucleo industriale che “disponeva la rettifica per ogni impresa della superficie tassabile”.

“La posizione della Ziaca veniva esaminata nella seduta del 23 gennaio 2006 e, nella circostanza, la Commissione provvedeva a calcolare ex novo l’estensione delle superfici tassabili del suo opificio rideterminandole in 1.618 metri quadrati anziché 12.614 dell’accertamento errato”.

Entro il successivo 30 gennaio sarebbe dovuta arrivare la notifica della correzione ma non è mai avvenuto. Anzi, è stato solo consegnato “brevi manu a soggetto del tutto estraneo all’organigramma Ziaca l’avviso di accertamento per 559 mila euro”. Accertamento che, viene ribadito, “era già stato riconosciuto errato e quindi da rettificare”.

A quel punto si scatena la battaglia con una sequela infinita di ricorsi. Dapprima l’istanza per l’annullamento al Comune, respinta, poi il ricorso al Tar, che si dichiara incompetente, quindi l’ufficio del Garante che attesta “la buona fede del contribuente”, ancora il diniego di autotutela con ricorso alla Commissione tributaria provinciale, che lo dichiara inammissibile, e il ricorso alla Corte di Cassazione contro quest’ultimo pronunciamento.

Iannini incontra Cialente e il sindaco chiede al direttore dell’agenzia di riscossione Equitalia Centro Spa una sospensione di 90 giorni delle intimazioni di pagamento, informando dell’inghippo anche la procura della Repubblica.

Cialente nel suo scritto parla di “farraginosa procedura” e di “meste risposte da parte del dirigente di volta in volta interessato” a rispondere alle richieste di documentazione di Iannini: ma il verbale decisivo della riunione della Commissione comunale per abbattere la maxi bolletta “non è stato mai redatto o non risulta nessun verbale”, ammette il primo cittadino.

Un’assenza che ha portato all’ultima denuncia, quella per distruzione e/o sottrazione di atti pubblici e l’inchiesta che potrebbe suscitare un uragano a Villa Gioia. Alberto Orsini