L’AQUILA – È già trascorso un anno dalla sua nomina, il 1° dicembre 2010, e Fabrizio Magani, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo, si è immerso completamente nella realtà regionale abruzzese, una realtà “da respirare, più che da osservare”, come la definisce.
Il panorama culturale abruzzese è controverso e non può prescindere dall’enorme problema del post-sisma all’Aquila, ma nonostante ciò, questo professore universitario originario del Veneto mostra un forte entusiasmo per il proprio lavoro, che ad AbruzzoWeb confessa di affrontare come fosse una sfida quotidiana.
Il direttore si mostra soddisfatto per i traguardi raggiunti, come per esempio il nuovo sito web della direzione d’Abruzzo, ma soprattutto non vede l’ora di poterne tagliare altri in futuro, con il procedere della ricostruzione dei beni devastati dal sisma.
In particolare, Magani svela i suoi tre “assi” per il 2012, lavori che potrebbero imprimere una svolta alla rinascita dello spaccato culturale del capoluogo terremotato. Si comincia con palazzo Ardinghelli, a piazza Santa Maria Paganica, proprio oggi si posa il tetto, il Forte spagnolo cinquecentesco, annunciato l’affidamento dei lavori per l’inizio del 2012, per ora con 5 milioni, e la nuova sede del Museo nazionale d’Abruzzo, che si sposterà all’ex-mattatoio del capoluogo, nello storico quartiere della Rivera, tutto da riqualificare: “la nascita di un nuovo museo è un evento straordinario che accade di rado nel nostro Paese”, gongola Magani.
Il soprintendente preannuncia poi la prossima riapertura dell’asse viario che costeggia le mura nella zona del “Borgo Rivera”, viale Tancredi da Pentima, con un allargamento della carreggiata.
Ma non bisogna dimenticare, sottolinea, che la realtà aquilana rischia di oscurare le problematiche del resto della regione.

Come ha trovato la realtà abruzzese al suo arrivo?
Mi è sembrata da subito molto interessante e promettente, dove si sono fatte cose clamorose, come per esempio la realizzazione di nuovi musei, come la Civitella di Chieti, operazioni di grande riscontro nazionale dal punto di vista sia progettuale che artistico. Da un punto di vista più generale, però, ho trovato una realtà territoriale poco coesa, meno strutturata, anche nelle iniziative della soprintendenza. Sul piano della tutela devo riscontrare un grande lavoro fatto negli anni, da parte delle soprintendenze, degli enti ecclesiastici e laici che hanno davvero una sensibilità rara. Certo c’è qualche pecca come qualche pala eolica di troppo, ma nel complesso c’è un equilibrio originalissimo. Per farsi un’idea della realtà culturale abruzzese, più che guardare nei musei, bisognerebbe “respirare” questa Regione.
L’aspetto “provinciale”, nel senso del legame al territorio, credo sia una delle caratteristiche più spiccate della realtà abruzzese e sono convinto che non sia un fattore negativo, quanto al contrario un valore da difendere. Ovviamente non va tutto bene, però ci sono tutte le condizioni per lavorare bene.
Un bilancio di questo primo anno di lavoro. Quali traguardi importanti sono stati raggiunti?
Ci siamo mossi e ci muoviamo all’interno delle missioni del ministero, e tre sono stati gli obiettivi principali che ci siamo posti.
Il primo, forse meno percepibile dall’esterno, è il miglioramento della gestione interna degli uffici e il coordinamento di altri enti come le soprintendenze, gli archivi di Stato, i musei. Credo si sia fatto molto in questo senso. Basti pensare al nuovo sito della direzione regionale d’Abruzzo, che rappresenta il contenuto di ciò che è stato fatto dal punto di vista organizzativo, oltre a essere un modello di comunicazione verso l’esterno dei valori di accessibilità e trasparenza sui quali si basa il nostro lavoro.
Il secondo obiettivo è l’incremento della tutela del patrimonio, un aspetto molto complicato. Di certo sono contrario all’immagine del funzionario pubblico che si lamenta perché non ha soldi. Credo che stiamo amministrando bene, con una certa velocità e con un bilancio che, al momento, ritengo congruo per la Regione e abbiamo incrementato molto la capacità progettuale con numerosi progetti. Questo produce benefici che nel tempo si avvertono anche nella capacità di spesa. È un aspetto squisitamente amministrativo, ma ovviamente si lega alla qualità degli interventi.
Lavoriamo sul patrimonio statale ma non possiamo disconoscere il grande tema degli accordi con altre realtà, anzi, mi pare di aver lavorato molto su questo fronte, siglando accordi con enti pubblici a cominciare dal Comune di Chieti, poi con l’amministrazione provinciale di Pescara, ma anche con una miriade di realtà private, come le fondazioni bancarie, per valorizzare e promuovere la tutela e la fruizione del patrimonio, per esempio l’accordo con la fondazione Carispaq per il soffitto della chiesa di San Bernardino.
La terza missione è L’Aquila. Anche qui siamo stati bravi a comunicare all’esterno quello che siamo riusciti a fare. Il nostro obiettivo ovviamente è di recuperare i beni “di casa nostra”.
Quali sono i progetti di punta di questo finale 2011, inizio 2012, su cui la direzione regionale ha deciso di investire?
Palazzo Ardinghelli nel capoluogo, per esempio, è in consegna alla nostra amministrazione, poi abbiamo il Forte spagnolo e il tema molto affascinante della costituzione del nuovo museo all’ex-mattatoio. Un anno fa ho trovato delle realtà appena delineate ma non ancora passate alla fase esecutiva.
Proprio oggi, 29 novembre si partirà con i lavori di posa del tetto di palazzo Ardinghelli, anche per proteggere la struttura dalle intemperie. Il governo russo ha stanziato fino a 7 milioni di euro per il recupero della struttura, cui si aggiunge il nostro finanziamento pari a poco più di un milione di euro. Tra l’altro il palazzo è stato acquistato da poco dal Mibac, quindi per noi rappresenta un bene di famiglia e l’obiettivo è quello di istallarvi gli uffici della direzione generale.
Poi abbiamo il “Castello” cinquecentesco. Abbiamo reperito un po’ faticosamente una somma sufficiente per recuperare il fronte principale del Forte, pari a poco più di 5 milioni di euro. Siamo in fase di predisposizione del progetto, e credo che con l’anno nuovo si potrà dare il via alla fase di gara per l’affidamento dei lavori. Non credo che i fondi a questo punto proverranno dalla Spagna, dal momento che, come il nostro, si tratta di un Paese in crisi. Noi abbiamo fatto di tutto per ottenere i collegamenti giusti e speriamo che quel percorso di donazione e di adozione vada avanti.
Infine l’ex mattatoio, per il quale si stanno per chiudere le procedure di gara per l’aggiudicazione del lavori e anche lì conto che entro febbraio, marzo i lavori possano partire. Se tutto fila liscio e non ci dovessero essere ricorsi e intoppi di vario tipo, conto che sia realizzata una cernita delle opere più importanti e rappresentative del Museo nazionale D’Abruzzo, in attesa che la sede storica del Castello venga ripristinata. Per l’ex mattatoio è previsto un piano museografico di allestimento di altissimo livello. Non è un’opera di recupero in questo caso, ma uno straordinario progetto museale. Una cosa molto importante è che questo progetto darà vita a un vero e proprio itinerario: in quel quartiere (la Rivera, ndr), è infatti prevista un’opera di riqualificazione che prevede la costruzione di una sede per i convegni del Comune.
I lavori sono partiti dal recupero delle mura di quell’area. Anche se i cittadini ancora non lo vedono, tra un paio di mesi non ci saranno più i puntelli, la strada verrà riaperta e anzi verrà realizzato un allargamento della carreggiata di via Tancredi da Pentima. Il progetto è della soprintendenza architettonica e noi ci siamo occupati di realizzare la stazione appaltante e stiamo assistendo il Comune in questa fase di recupero.
Non siamo in grado di recuperare il centro storico dell’Aquila, e non spetta neanche a noi, in realtà, però siamo attori rilevanti in questo percorso. Del resto la nostra legislazione prevede che ogni proprietario, che sia la Regione, la Chiesa, il Comune o la Regione, si occupi dei propri beni, è per questo che alcune opere sono in uno stato di recupero più avanzato rispetto ad altre. In alcune particolari condizioni, quando ci sono richieste particolari, può capitare che il Mibac si sostituisca ai proprietari in nome della tutela. Per questo io penso che il nostro non sia affatto un ministero povero.
Al momento all’Aquila convivono numerose cariche che si occupano a vario titolo del recupero, della tutela e della salvaguardia del patrimonio culturale: Luca Maggi, soprintendente per i beni architettonici d’Abruzzo, Luciano Marchetti, vice commissario per i beni culturali, Vladimiro Placidi, assessore comunale alla Ricostruzione dei beni storici, artisti e monumentali. Facile pensare che nascano conflittualità che finiranno per rallentare l’opera di ricostruzione.
Con il Comune c’è un’ottima relazione, è uno dei nostri compagni di viaggio, con cui abbiamo siglato importanti convenzioni finalizzate al recupero della città. Noi siamo il braccio progettuale e amministrativo dell’amministrazione. Gli accordi che abbiamo fatto, e che si sono concretizzati nei cantieri delle mura della città e della chiesa di San Pietro di Coppito, nascono da una sessione di lavoro in cui erano presenti e coinvolti l’assessore ai Beni culturali del Comune dell’Aquila Vladimiro Placidi e il vice commissario alla ricostruzione Luciano Marchetti. Ci siamo divisi i compiti. Del resto il direttore regionale si occupa di alcuni compiti, principalmente amministrativi, firma i decreti, fa un’attività di coordinamento e di programmazione dei lavori, i soprintendenti, invece hanno competenze decisamente diverse, più tecniche.
Ovviamente la realtà che ho trovato al mio arrivo era senza dubbio difficile, ci sono sicuramente pareri differenti e può capitare strada facendo che vengano fuori conflittualità, ma si lavora congiuntamente e si dialoga per raggiungere degli obiettivi comuni.
Non ha mai nascosto la sua posizione sulla necessità di ricostruire solo dove possibile e all’opportunità che questa situazione offra di ripensare il centro storico dell’Aquila. Quali dovrebbero essere le strategie da adottare concretamente nel relazionarsi a uno scenario disastroso come quello della “zona rossa”?
Il centro ha un valore indiscutibile. Il terremoto ha causato sicuramente dei danni irreversibili ma bisogna cercare di mantenere il più possibile invariata la facies urbana. Alcuni edifici si possono certamente ripensare e questa può essere un’occasione per farlo, come un contributo che la progettualità contemporanea può dare in questa occasione, ma è sicuramente il caso di mantenere la “skyline” della città.
A proposito del patrimonio del centro dell’Aquila, solo pochissimi monumenti della “lista di nozze” lanciata da Silvio Berlusconi sono stati di fatto adottati dalle nazioni straniere, a fronte dei 44 prospettati inizialmente. Si può dire che il progetto sia fallito?
Ci sono persone che stanno lavorando alacremente nel tentativo di agganciare realtà straniere e soggetti privati e sarebbe irriconoscente non darne conto. Naturalmente mi riferisco a Fabrizia Aquilio. Si tratta di un lavoro molto faticoso, specie in un momento di crisi economica internazionale come quello attuale.
Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil- Beni culturali, a qualche giorno dalla sua nomina, dichiarò che, in quanto storico dell’arte, ci avrebbe messo troppo tempo prima di entrare nei delicati meccanismi della ricostruzione del patrimonio culturale. Cosa si sente di rispondere?
Che ci ho messo meno di un anno, stiamo già chiudendo attività e progetti importanti.
Secondo lei in Abruzzo esiste la coscienza collettiva dell’importanza dei nostri tesori?
Assolutamente sì. La figura del direttore regionale sostanzialmente è confinata in un ufficio, dal momento che si tratta di un lavoro amministrativo; però non rinuncio, quando capita, a percorrere il territorio e quando lo faccio riscontro una diffusissima e gelosa sensibilità verso il patrimonio. Credo che sia stata proprio questa sensibilità che ha fatto da “custodia” protettiva ai gioielli d’Abruzzo a far sì che si conservassero bene come li vediamo ancora oggi. Forse si dovrebbe lavorare un po’ sulla divulgazione e spero di potermi adoperare proprio in questo senso nei prossimi due anni.
Cosa vorrebbe si dicesse della sua gestione al termine del suo mandato?
Che la “famiglia del ministero” ha dato un contributo di relazioni con gli altri enti. Ma ritengo miei obiettivi personali vedere la struttura dell’ex-mattatoio finita, e spero almeno di inaugurarlo insieme al Comune che ce l’ha dato in comodato e al soprintendente; e il cantiere del Castello e di Palazzo Ardinghelli avviati. Questo per quanto riguarda L’Aquila, ma non dimentichiamo che esiste una regione oltre il capoluogo.



