L’AQUILA – Una luce accesa sul balcone o alla finestra in tutte le case degli italiani in ricordo del sisma dell’Aquila in cui morirono 309 persone, per una commemorazione inedita e unica nel suo doloroso dispiegarsi dove la disciplina e la compostezza degli aquilani hanno fatto posto ai dettami delle rigide misure restrittive legate all’emergenza del Coronavirus.
“Il ricordo della notte del 6 aprile di undici anni or sono è impresso con caratteri indelebili nelle menti e nei cuori dei cittadini de L’Aquila e di tutti gli italiani”, ha scritto in una lettera inviata al Comune dell’Aquila il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, letta dal sindaco, Pierluigi Biondi, nella breve commemorazione in occasione dell’undicesimo anniversario del sisma.
“Un terribile terremoto portò morte e devastazioni, gettò numerose famiglie nella sofferenza e talvolta nella disperazione, rese inaccessibili abitazioni, edifici, strade, costringendo a un percorso fortemente impegnativo, prima di sopravvivenza, poi di ricostruzione”, ha aggiunto il capo dello Stato, che ha sottolineato come la Ricostruzione sia una priorità per l’intera nazione.
“La ricorrenza di quest’anno si celebra in un contesto eccezionale, determinato da una pericolosa pandemia che siamo chiamati a fronteggiare con tutta la capacità, la responsabilità, la solidarietà di cui siamo capaci. Un’emergenza nazionale e globale si è sovrapposta a quell’itinerario di ricostruzione che gli aquilani stanno percorrendo, che ha già prodotto risultati importanti ma che richiede ancora dedizione, tenacia e lavoro”, ha concluso.
Nella notte tra il 5 e il 6 aprile – che coincidono quest’anno con la domenica delle Palme e l’inizio della settimana di Pasqua, proprio come undici anni fa – non c’è stata la fiaccolata che l’anno scorso registrò 15 mila partecipanti, bensì una cerimonia con tre autorità, che su mandato dei Comitati dei familiari delle vittime, rappresenteranno il sentimento della popolazione colpita dalla tragedia del 2009.
Presenti lo Stato, rappresentato dal prefetto, Cinzia Torraco, il Comune dell’Aquila con il sindaco Pierluigi Biondi, e il primo cittadino di un paese del cratere sismico, Francesco Di Paolo di Barisciano.
“Questo 6 aprile – ha spiegato Biondi – è città e territorio uniti, un ricongiungimento ideale. Per questo ringrazio il presidente dell’Anci Decaro per aver raccolto il nostro invito a tenere una luce accesa in tutte le case in ricordo di quella tragedia, che ci accomuna come quella di oggi: il corpo aquilano è il corpo dell’intera nazione”.
Secondo l’ex sindaco Massimo Cialente, dieci anni tra le macerie e la ricostruzione, “la vita ci ha tolto la seconda Pasqua in 11 anni: per noi aquilani è un’altra botta forte alla psiche, ma paradossalmente ci siamo già passati, noi sappiamo cosa voglia dire restare chiusi nelle tende o negli alberghi per giorni in solitudine o in silenzio. L’unica cosa vera è che con questo isolamento ci verrà più difficile elaborare un lutto collettivo”.
“Ora, come allora – è stata la riflessione di un altro ‘reduce’ del sisma, l’ex presidente dell’Ordine degli avvocati dell’Aquila, Carlo Peretti – avverti il sentimento contrastante sulla integrità del futuro per noi, per i nostri figli. Uno strappo profondo che si riapre, lacerato, alla vista di tanta sofferenza. Ora, come allora, il coraggio e lo spirito che ci reggono nonostante il pianto”.
Il cardinale dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, nel sottolineare che “l’allerta da coronavirus non riuscirà ad ammutolire la memoria del rovinoso sisma del 2009” ha affidato un pensiero a quanti stanno soffrendo per la pandemia: “la città affiderà la sua voce ai 309 rintocchi di campana che, nella notte, ricorderanno le vittime del terremoto. Questi suoni, mesti e solenni, intendono abbracciare con la loro eco anche il dolore di tutte le famiglie che hanno perso i loro cari, spesso in circostanze strazianti, a causa del micidiale contagio”.
Per ricostruire l’Abruzzo sono stati stanziati 17,7 miliardi, 12,7 dei quali – il 71% dell’importo complessivo – sono stati spesi.
Ad 11 anni dal sisma che devastò L’Aquila, il bilancio di quanto è stato fatto finora arriva dalla Struttura di missione per la ricostruzione e lo sviluppo.
Dei quasi 18 miliardi provenienti dal bilancio dello Stato e dal Fondo europeo di solidarietà, 4,5 sono stati utilizzati per le spese obbligatorie, l’assistenza tecnica e il superamento dell’emergenza.
Il grosso degli stanziamenti – 8,8 miliardi, poco meno del 50% – è andato alla ricostruzione privata. Su questo fronte, i fondi trasferiti sono 7 miliardi e quelli spesi 6,6.
Per quanto riguarda invece la ricostruzione pubblica, sono stati assegnati complessivamente 2,9 miliardi: di questi 2,4 sono stati trasferiti agli enti locali e 1,6 miliardi sono stati spesi.
Ad oggi, dunque, le amministrazioni locali hanno ancora a disposizione 1,2 miliardi da spendere. Infine, per lo sviluppo sono stati impegnati 200 milioni, 100 dei quali trasferiti e già spesi. È evidente dunque che c’è un problema sulla ricostruzione pubblica, a partire dagli edifici scolastici.
“Nei paesi del cratere – conferma Fabrizio Curcio, l’ex capo della Protezione civile che è oggi il responsabile della struttura di missione e capo di Casa Italia, il Dipartimento di palazzo Chigi che sarà il punto di riferimento per le ricostruzioni nel paese – la ricostruzione pubblica è attorno al 50% mentre a L’Aquila le percentuali sono attorno al 30%”.
Ritardi dovuti secondo Curcio ad un problema che non riguarda solo L’Aquila. “Le opere fuori dal Comune capoluogo – spiega – sono di importi minori e le procedure consentono la velocizzazione dell’iter. Laddove invece ci sono opere di importi importanti, si fa fatica. È un problema soprattutto di procedure, vanno semplificate le norme per sbloccare le opere pubbliche non solo a L’Aquila ma in tutto il paese”.
Tutte le risorse assegnate, che corrispondono al 93% di quanto stanziato sono state corrisposte sulla base di specifiche esigenze e delle richieste provenienti dal territorio con ordinanze della presidenza del Consiglio, delibere del Cipe, decreti commissariali e piani annuali. Restano da assegnare, sempre tramite il Cipe, ancora 1,3 miliardi. Una volta assegnati, i fondi vengono trasferiti sui conti delle amministrazioni, aziende ed enti pubblici che siano però in grado di dimostrare di aver utilizzato le risorse precedentemente ottenute. Dei 17,7 miliardi stanziati, ad oggi è stato trasferito il 78%, vale a dire 13,9 miliardi complessivi (l’85% delle risorse assegnate).
Prima dello stop causato dal coronavirus, all’Aquila era attivi circa 500 cantieri per la ricostruzione post sisma 2009. Emerge dai documenti dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione.
L’intera struttura lavora in smart working ma questo non ha fermato l’attività del lavoro burocratico, tanto che a marzo l’Usra ha smistato pratiche per 20 mln.
Alla ripresa dei cantieri quindi ci saranno altri 20 mln pronti a partire.
Secondo il direttore Salvo Provenzano dalla data del sisma l’Ufficio per il settore privato ha erogato il 78% degli 8 mld stanziati, e all’atto pratico la ricostruzione privata è compiuta al 70%. Il restante mancante è nel centro storico aquilano e nelle frazioni e anche in questo caso riguarda i nuclei antichi.
Diversa è la situazione degli immobili pubblici, restaurati al 30%. Mancano soprattutto le scuole: prima dello stop proseguivano celermente i lavori per due istituti, la Mariele Ventre di Pettino e Arischia, che sarebbero stati consegnati entro giugno per essere pronti alla ripresa dell’anno scolastico.
A questo si aggiunge il via ai bandi per altre 5 scuole. Nel centro storico dell’Aquila sono fermi insomma soprattutto gli immobili pubblici e ad un calcolo sommario anche una ventina di agglomerati privati, alcuni dei quali di grandi dimensioni.
“Avevamo fatto delle stime di termine della ricostruzione entro il 2012/2022: ma ora ovviamente i tempi si allungheranno. Sottolineo però che qualora si volesse prendere a modello la ricostruzione del Friuli, lì si chiude in circa 15 anni”, chiude Provenzano.



