L’AQUILA – Andare al cimitero e rischiare la vita.

Non è una barzelletta ma una triste realtà: accade all’Aquila, dove basta oltrepassare il transennato arco d’ingresso del cimitero monumentale e quella che dovrebbe essere una giornata di raccoglimento familiare in cui si fa visita ai propri cari scomparsi diventa, in men che non si dica, un’esperienza degna del più terribile film horror.

Lasciata alle spalle la facciata, pulita, dove il verde è curato, superando tardivi e miseramente circoscritti lavori in corso, appena ci si addentra nella parte delle lapidi si è costretti a fare slalom tra infiniti ostacoli che sembrano pensati per mettere a dura prova la fugace appartenenza al mondo dell’aldiqua.

Cumuli di macerie, terreno dissestato, pericolosissime voragini di sampietrini divelti. Così come arbusti in crescita libera tra una lapide e l’altra, tegole e vecchie lastre di marmo in bella vista insieme a rifiuti vari sono solo alcuni dettagli del cimitero del capoluogo, dove l’igiene lascia decisamente a desiderare e la sicurezza sembra essere solo un optional.

Uno scenario a cui, purtroppo, gli aquilani sono abituati da ben quattro anni ormai dato che la vergognosa situazione è stabile, in balìa della più totale indifferenza, da quattro lunghi anni; periodo scandito da numerosissime segnalazioni di utenti infuriati.

Condizione che AbruzzoWeb ha spesso segnalato senza mai trovare rimedio, i milioni continuano a essere in cassa e i progetti fermi in Comune.

Il viaggio verso la decenza sembra ancora lungo, più probabile, visti i precedenti, che il cimitero resterà uno dei tanti simboli della trascuratezza di questa sfortunata città.

A tutto ciò si aggiunge l’incresciosa situazione dei cimiteri delle 19 frazioni del capoluogo, anch’essi, manco a dirlo, come e più di quello maggiore in balìa dell’incuria, ma dove, dai portafiori di rame alle lettere del nome, ai defunti stanno togliendo poco a poco, tutto.

Scenari noti che non mancano di far discutere anche oggi come ieri.

Ci saranno tempi migliori? Fallita la Pasqua, andrà meglio per il prossimo, triste appuntamento, quello del 6 aprile?