L’AQUILA – Oltre 1,5 milioni di euro: a tanto ammonta la perdita del Centro turistico del Gran Sasso rilevata nell’ultimo bilancio, che dovrà essere ripianata dal Comune dell’Aquila.
La Giunta ha preso atto con una delibera dell’ennesima chiusura in rosso della ex municipalizzata, oggi società per azioni a totale capitale pubblico, e si prepara a presentare il conto al Consiglio, che sarà chiamato a riconoscere il debito fuori bilancio.
Un passaggio obbligato, secondo l’esecutivo municipale, per salvare la spa dalla crisi d’impresa e accedere al finanziamento da 15 milioni di euro per il rilancio del comprensorio sciistico e turistico di Campo Imperatore previsto nella delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) numero 135 del 2012 sulla ricostruzione dell’Aquila e del “cratere” sismico.
Infatti l’organismo ministeriale ha chiarito che “il consolidamento dei conti è condizione essenziale” per sbloccare le nuove risorse.
Si tratta di un debito pesante, che andrà a incidere in maniera importante sulle casse cittadine: il deficit è superiore a un terzo dell’intero capitale sociale (quasi 5 milioni), ed “evidenzia un alto numero di decreti ingiuntivi e atti di pignoramento notificati”, come ha rilevato l’assemblea dei soci nella riunione del 21 giugno scorso.
Somme che andranno reperite in fase di assestamento di bilancio, visto che quello di previsione è già stato approvato e non è stato individuato un capitolo apposito.
Adesso la palla passa all’assise civica, dove le vicende del Centro turistico hanno già tenuto banco alla fine del 2012, all’epoca della presidenza travagliata dell’avvocato genovese Alessandro Comola, originariamente presentato come colui che avrebbe risollevato le sorti della società e poi liquidato al termine di una guerra di nervi combattuta con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e condita anche dalla minaccia di una controffensiva giudiziaria da parte del manager ligure.
Lo strappo arrivò al culmine di una stagione nera per il Gran Sasso, con gli impianti che restarono chiusi fino a dopo Natale, nonostante le abbondanti nevicate e la sottoscrizione di numerosi skipass che restarono inutilizzati, tanto da indurre i proprietari della tessera ad annunciare la promozione di una class action per ottenere il risarcimento di quanto versato.






