L’AQUILA – Nonostante le critiche ai test di ammissione che da anni ormai piovono da ogni parte, all’Aquila sono stati circa 3.500 gli aspiranti camici bianchi che si sono trovati davanti alla consueta sequenza di domande a risposta multipla per l’ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia: 18 di biologia, 11 di chimica, 11 di fisica e matematica e 40 di logica e cultura generale.

Erano 998, ieri, a cimentarsi con la prova per l’ammissione al corso di laurea in Medicina, che ammetterà solo i 122 migliori. Iniziata alle 11, la prova ha visto un dispiegamento di forze notevole da parte dell’Ateneo: in ognuna delle 18 aule adibite a sede di esame è stata infatti predisposta una corposa squadra di vigilanti e responsabili per ordine del rettore, Ferdinando di Orio.

“Quest’anno – afferma la preside della facoltà di Medicina, Maria Grazia Cifone (nella foto) – il numero dei partecipanti è il più alto in assoluto. Anche l’anno scorso, spinti dall’esonero delle tasse e dalla speranza che dopo il terremoto ci sarebbero state più ammissioni, in tantissimi avevano fatto domanda, ma alla fine in pochi si sono presentati ai test. Quest’anno, invece, le domande sono un po’ meno, ma il numero di presenti è maggiore”.

Proprio per questo, il blocco 11, sede della facoltà, non potendo contenere tutti i partecipanti, si è “appoggiato” anche ad altri edifici per chiedere disponibilità di aule, reperite dunque nella facoltà di Scienze a Coppito, nel polo didattico in via Giovanni Di Vincenzo e presso la ex Optimes, dove attualmente si trova la facoltà di Ingegneria.

Dopo Medicina, oggi è il turno di Odontoiatria e protesi dentaria: stamattina sono in circa 300 gli aspiranti dentisti che si stanno mettendo alla prova con i test di ammissione per ottenere uno dei 22 posti a disposizione.

Mercoledì 8 sarà infine la volta del turno più numeroso, quello delle professioni sanitarie: in 2.116 hanno fatto domanda per essere ammessi a uno dei 14 corsi di laurea triennali, tra cui i più gettonati sono quelli di Infermieristica e Fisioterapia.

Per quanto riguarda le critiche ai test, sollevate con maggiore forza quest’anno anche da presidi e rettori di diversi atenei italiani, la preside Cifone condivide appieno. “Io e il rettore di Orio – prosegue – abbiamo sempre disapprovato questo tipo di quiz, non corrispondenti alla preparazione che i ragazzi ricevono alle superiori”.

Quiz difficilissimi, dunque, “che probabilmente – ammette la preside – neanche medici e professionisti del settore riuscirebbero a superare”.

Una questione, quella dei test, che rimanda a quella centrale del numero chiuso. “Il diritto allo studio – sottolinea la Cifone – in questo modo non viene assolutamente rispettato. Il Ministero dovrebbe permettere a più studenti di accedere alla facoltà di medicina e selezionarli poi in itinere. È impensabile poter stabilire se un ragazzo è adatto o meno a fare il medico sottoponendolo a un quiz”.

Sul test d’ammissione, insomma, si riapre il dibattito con al centro un obiettivo comune a molti: cambiare la procedura di selezione delle matricole-

“Si potrebbe adottare – suggerisce la preside – lo stesso metodo presente in diversi paesi del Nord Europa, che selezionano le matricole tramite test psicoattitudinali e colloqui”.

Una ferita aperta rimane anche quella dei precari, che sono numerosissimi nella facoltà. Su 234 ricercatori precari che complessivamente lavorano nell’Ateneo, 60 si trovano solo nella facoltà di Medicina, senza contare tutti i borsisti, i contrattisti e coloro che hanno un assegno di ricerca.

“La questione dei precari – conclude la preside – è molto delicata. Molti si trovano in amministrazione e altrettanti vanno a coprire una fetta importante della didattica. Se il decreto di legge Gelmini si manterrà nella forma approvata al Senato, che blocca ogni possibilità di carriera a questa tipologia di lavoratori, saremo costretti a ridimensionare la nostra offerta formativa”. (e.m.)