L’AQUILA – “Desidero rivolgere una richiesta a coloro che hanno sottratto la reliquia da quella chiesetta sotto il Gran Sasso. Vi prego restituitela prima della canonizzazione di Giovanni Paolo II”.

L’appello arriva dal cardinale Stanislaw Dziwisz, per oltre cinquant’anni segretario personale di Wojtyla in relazione al furto della reliquia con il sangue del papa polacco avvenuto qualche giorno fa.

Le ricerche, condotte dai carabinieri, per ora non hanno dato esito.

“Spero dal profondo del cuore che chi ha sottratto la reliquia la restituisca”, dice il cardinale in un’intervista al Messaggero.

“Bisogna fare tutto il possibile – spiega ancora – perché questo avvenga e spero che possa davvero accadere. Chi l’ha presa sa bene che non ha nessun valore. Prego perché la coscienza di questa persona abbia un sussulto e decida di restituirla, magari facendola ritrovare al parroco in qualche luogo lì attorno”.

Appresa la notizia “sono rimasto senza fiato – racconta Dziwisz – Non so darmi spiegazioni. Forse solo un atto di vandalismo. Mi sono chiesto a chi poteva mai servire questo furto. La reliquia del resto non ha nessun valore commerciale ma solo enorme peso affettivo, legato alla devozione di tanti fedeli”.

“Anche se la storia della Chiesa come ben sappiamo è costellata di furti di oggetti sacri – conclude – questa è la prima volta che viene rubata una reliquia dell’amato Papa Wojtyla. Un brutto colpo per tutti noi”.

SI SEGUE LA PISTA DEL FURTO COMMISSIONATO DALL’ESTERO

Spunta la pista estera dalle indagini sul furto della reliquia con il sangue di Giovanni Paolo II, rubata probabilmente nella notte tra sabato e domenica, insieme a una croce nella chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), alle falde del Gran Sasso.

Il papa polacco era molto affezionato a quella parte della montagna abruzzese che spesso raggiungeva da Roma per passeggiare, meditare e a volte per sciare.

Secondo quanto si è appreso, il furto su commissione sarebbe stato “ordinato” dall’estero.

Comunque, il riserbo sulle indagini portate avanti dai carabinieri guidati dal comandante provinciale, Savino Guarino, è massimo.

Tutte le ipotesi investigative sono ancora sul tavolo. Nella caserma aquilana sfilano ancora testimoni.

Per ora l’inchiesta della procura della Repubblica, coordinata dal pm David Mancini, è contro ignoti.

Intanto, potrebbe riprendere domani la battuta con oltre 50 carabinieri nella zona della chiesetta alla ricerca del prezioso oggetto sacro.

L’operazione era stata sospesa per il maltempo nella giornata di lunedì.