L’AQUILA – Potrebbe allargarsi da 7 fino a 9 componenti nel breve periodo e addirittura fino a 11 entro qualche mese il nuovo gruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale dell’Aquila.
È quanto emerge nelle convulse giornate del “toto Giunta”: una fase fluida in cui vale tutto, ma a volte proprio gli scenari all’apparenza più fantasiosi finiscono per concretizzarsi.
In odore di passaggio allo schieramento forzista ci sono due giovanissimi consiglieri che, dopotutto, è proprio da lì che provengono, anche se per paradosso hanno centrato l’elezione solo grazie al lungimirante passaggio ad altre liste. Oltre che grazie alla vittoria di Pierluigi Biondi, ovviamente.
Il primo è Leonardo Scimia, 23 anni, eletto con Benvenuto presente, da sempre esponente dei Giovani di Forza Italia nonché capogruppo di Azione universitaria nel Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu).
Il secondo è Luca Rocci, 28, eletto con L’Aquila futura che dei giovani forzisti è dirigente nazionale, anche con qualche posizione discorde dalla linea locale: per esempio circa un anno fa, quando sosteneva la necessità di elezioni primarie, idea che poi sarebbe stata sposata anche dai salviniani, ma senza successo.
La loro adesione ai forzisti sarebbe “nella logica naturale delle cose”, come dicono alcuni dirigenti del partito, ma è sub iudice perché dall’altro lato minerebbe il clima di concordia della coalizione creando scompensi nei rapporti di forza.
Tra l’altro di Scimia, legato al deputato Fabrizio Di Stefano, che ieri è stato all’Aquila per incontrare il nuovo sindaco, si parla anche come possibile assessore che metterebbe d’accordo sia forzisti che civici: se entrasse davvero in Giunta alla stessa età che aveva Luigi D’Eramo nel primo esecutivo Tempesta, perderebbe il ruolo di consigliere e al suo posto entrerebbe Monica Petrella.
Quanto all’allargamento a lungo termine, come già anticipato da AbruzzoWeb sono sempre in corso le trattative con due consiglieri dichiaratamente di centrodestra ma che avevano ceduto alle lusinghe civiche di Americo Di Benedetto, candidandosi nella lista di bandiera Il passo possibile.
Si tratta di Paolo Romano, ex Popolo della libertà, ed Elia Serpetti, che 5 anni fa era candidato con il Movimento per le autonomie. Il loro sarebbe un ingresso “morbido”: prima nel gruppo misto, a certificare la non appartenenza alla minoranza di centrosinistra, poi l’adesione ai forzisti con il tempo politico giusto.
Al di là delle reazioni di Adb e della loro effettiva volontà di tornare di nuovo nel loro campo, che non è scontata, anche qui non mancano le incognite per entrambi i papabili.
Romano è, infatti, componente dello staff del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio: un legame meno facile da rescindere rispetto alla semplice militanza e che, in causo di rientro alla base del centrodestra, finirebbe per creare imbarazzi.
Quanto a Serpetti, prima della vittoria, quando più che figliol prodigo da riportare a casa era ancora considerato un “nemico” e potenziale consigliere di maggioranza con Adb sindaco, se fosse stato rispettato il pronostico, dagli ambienti di centrodestra era stata fatta trapelare la voce di una possibile ineleggibilità dato il suo impiego con l’Azienda servizi municipalizzati (Asm), di cui è anche rappresentante sindacale con l’Ugl.
Dopo il trionfo di Biondi le voci si sono rapidamente sopite, ma comunque il dubbio rimane, sia che l’interessato, che è anche presidente dell’Amministrazione separata dei beni di uso civico di Arischia, resti nel centrosinistra, sia che torni all’ovile. Alberto Orsini






