L’AQUILA – Un viaggio nel cuore del cantiere di restauro della Fontana Luminosa dell’Aquila, tra le impalcature che la nascondono dal luglio scorso, in attesa di ridonarla al capoluogo più bella e imponente di un tempo, entro l’inizio della prossima estate.

Uno dei monumenti più cari agli aquilani si sveste per un giorno delle sue bende e accoglie le telecamere di AbruzzoWeb per un faccia a faccia ravvicinato e emozionante con la storia cittadina.

Una sorta di timore reverenziale, quello che si prova a trovarsi a pochi centimetri dal volto e dai seni dei nudi femminili che dominano piazza Battaglione degli Alpini, che tanto hanno visto e tanto potrebbero raccontare di quasi 80 anni di storia dell’Aquila.

Curve sinuose e morbide, nonostante la durezza del bronzo, guidano i movimenti minuziosi delle mani dei restauratori, provenienti dalle migliori scuole del mondo, che lavorano per riportare all’originaria bellezza le statue degradate dal tempo e dalle intemperie.

“Ce la metteremo tutta per riuscire a mantenerci entro i tempi stabiliti che sono fissati entro l’inzio dell’estate 2014 – afferma l’architetto Gianfranco d’Alò, della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, che si sta occupando del restauro per la parte strutturale – Abbiamo effettuato la pulitura delle statue e della pietra e stiamo procedendo all’impermeabilizzazione della vasca”.

L’opera, nata nel 1934 dalla mano dello scultore Nicola D’Antino su progetto dell’ingegner Berardino Valentini, ha presentato numerose criticità non previste, legate ai lavori incompleti dei restauri precedenti, come spiega ancora l’architetto: ”Sono stati fatti interventi non congrui alla disciplina del restauro che hanno portato delle problematiche insospettabili”, dice.

I fondi stanziati per il restauro, 94 mila euro dell’Associazione nazionale alpini e 34 mila del Comune dell’Aquila, non saranno sufficienti per arrivare alla fine dei lavori, ma D’Alò si dice fiducioso e non ipotizza un blocco del cantiere.

“Cercheremo di attingere dai fondi ministeriali – prosegue – Il problema è che più si va avanti e più si incontrano problematiche, in ultimo quelle legate all’impiantistica idrica e illuminotecnica che sono da recuperare”.

“Abbiamo dovuto utilizzare alcune strumentazioni non previste in sede di progetto come il laser per i metalli e un sistema ‘Ibix’ di unione tra inerte e acqua per la microsabbiatura delle superfici lapidee – conclude Luigi Franchi, restauratore – In ogni caso, siamo buon punto: abbiamo eliminato colature, incrostazioni e alghe, portando la struttura dei materiali a uno stato di pulitura ottimale, rispettando le caratteristiche dell’opera”.